Harry Potter e i doni della morte - Parte I

 
Titolo Originale: Harry Potter and the Deathly Hallows: Part I
Paese: USA/GRAN BRETAGNA
Anno: 2010
Regia: David Yates
Sceneggiatura: Steve Kloves (dal romanzo di J.K. Rowling)
Produzione: Warner Bors. Pictures/Heyday Films
Durata: 146'
Interpreti: Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Ralph Fiennes, Michael Gambon, Alan Rickman, Ekena Bonham Carter, Jason Isaacs, Bill Nighy, John Hurt, Ciarán Hinds, Rhys Ifans, Miranda Richardson, Imelda Staunton

Dopo la morte di Silente, Voldemort pare non avere più avversari e si impadronisce anche del Ministero della Magia. Per l’Ordine della Fenice la priorità è mettere al sicuro Harry Potter, l’unico a poter contrastare il Signore Oscuro. Quando anche le migliori difese sembrano fallire, Harry, Ron ed Hermione si imbarcano in una ricerca disperata dei misteriosi horcruces, gli oggetti in cui Voldemort ha nascosto i pezzi della sua anima. Il viaggio difficile e solitario mette a dura prova i legami tra i tre amici mentre la via di salvezza potrebbe nascondersi nei misteriosi e leggendari doni della morte…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Parchissimi accenni ai rapporti familiari forzatamente abbandonati ma anche l’improvviso calore di una funzione natalizia in una chiesa di campagna
Pubblico 
Adolescenti
Diverse scene di violenza, tortura e tensione potenzialmente impressionanti per i pre-adolescenti
Giudizio Artistico 
 
Una narrazione che è per lo più molto oscura, tesa e drammaticaanche per l’atmosfera generale degna di un thriller o un horror per adulti più che di un fantasy per bambini.

Giunge nei cinema la prima parte dell’ultimo capitolo della saga del maghetto che ha incantato milioni di giovani lettori e reso ricca la sua autrice.  L’ultimo dei sette libri (un tomo di oltre settecento pagine) avrebbe forse beneficato delle forbici di uno sceneggiatore e di un editor coscienziosi, ma qui ha avuto la meglio l’avidità dei produttori, restii a lasciar andare la gallina dalle uova d’oro prima di averla spremuta a dovere.

Così il volume finale è diviso in due blocchi e questo film, più dei precedenti, lascia le fila del racconto in sospeso e una certa insoddisfazione rispetto a una trama un po’ altalenante e personaggi in preda ad incertezze e patemi vagamente ripetitivi.

Messi elegantemente da parte gli alleati nel movimentato inizio (una fuga a cavallo di scope e motociclette volanti con sette copie di Harry a confondere il nemico, un matrimonio interrotto sul più bello, un po’ di lutti e feriti), a farla da padrone è il terzetto Harry-Hermione-Ron, che oltre a risolvere l’enigma di come eliminare Voldemort distruggendo i pezzi di anima che ha distribuito qua e là, deve fare i conti con gelosie e passioni adolescenziali.

E forse sue queste ultime si perde anche un po’ troppo tempo viste le circostanze: alla fin fine ci sarebbe anche da salvare il mondo oltre che accapigliarsi per amore. Molto più che delle gelosie immotivate di Ron verso l’amico più figo e pure predestinato, emozionano i parchissimi accenni ai rapporti familiari forzatamente abbandonati (struggente il momento di addio di Hermione ai genitori “babbani” - umani senza poteri magici), a cui cancella anche il ricordo della propria esistenza), ma anche l’improvviso calore di una funzione natalizia in una chiesa di campagna che Harry e l’amica ascoltano da lontano durante la visita al paese natale di Silente.

Significativamente, in una saga dove la Rowling ha volutamente cancellato i riferimenti religiosi, proprio in questa occasione nel libro i due leggevano su una lapide in un cimitero una frase di San Paolo (“l’ultimo nemico ad essere sconfitto sarà la morte”) che nel contesto rischia di apparire minacciosa (Voldemort sta cercando di diventare immortale) ma che Hermione riporta al suo più autentico significato, che sarà poi essenziale per l’esito di tutta la storia.

Nel film questo momento scompare e questa scelta non può apparire di certo casuale in una saga che nel confronto con la morte e il lutto ha il suo tallone d’Achille.

Non è l’unica ma forse la più curiosa “dimenticanza” in un racconto che per molti versi non fa un buon servizio all’originale, forse, come accaduto in parte nei capitoli precedenti, preoccupato più che di rispettare la natura fantastica e la forza emotiva della storia, di scovare riferimenti “politici” nelle vicende, trasformando i mille camei di grandi attori in pure comparsate che lasciano poco alla memoria.

Intanto, infatti, i cattivi si danno da fare per “ripulire” il mondo della magia dai “mezzosangue”, li marchiano a sangue per segnalare la loro “natura” e progettano di sbarazzarsi dei “babbani”, in una metafora, nel film ancor più trasparente che nel libro, del regime nazista e delle sue persecuzioni razziali.

Non mancano tuttavia i momenti di vero incanto (usualmente quando si lascia spazio alla magia, capace di trasformare una canadese in una tenda da campo per un reggimento) anche in una narrazione che è per lo più molto oscura, tesa e drammatica, non solo per i caduti che rimangono sul campo (e a sacrificarsi spesso sono i più piccoli, quelli che i cattivi nemmeno tengono in conto e che per questo si rivelano decisivi), ma anche per l’atmosfera generale degna di un thriller o un horror per adulti più che di un fantasy per bambini.

Nonostante questo mezzo passo falso e le critiche di molti “fedeli” della Rowling, il pubblico è accorso a frotte e c’è da scommettere che l’ultima puntata (si spera più riuscita, e non solo grazie al viatico ormai universale del 3D) batterà molti record al botteghino.

Autore: Laura Cotta Ramosino


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