L'APPRENDISTA STREGONE

 
Titolo Originale: The Socerer's Apprentice
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Jon Turteltaub
Sceneggiatura: Doug Miro, Carlo Bernard, Matt Lopez dal poema omonimo di Johann Wolfang Goethe
Produzione: Walt Disney Pictures, Broken Road Productions, Jerry Bruckheimer Films, Saturn Films
Durata: 111
Interpreti: Nicolas Cage, Jay Baruchel, Alfred Molina, Teresa Palmer, Monica Bellucci

La Walt Disney sta passando un periodo particolarmente felice: se nel settore dell'animazione grazie alla sapiente alleanza con la Pixar sta inanellando un successo dopo l'altro, nel settore dei blockbuster con  attori in carne ed ossa ha trovato un altro formidabile alleato: il produttore Jerry Bruckheimer  con il quale ha messo a segno una serie di successi al botteghino come il Mistero dei templari, la serie de I pirati dei Caraibi, più recentemente Prince of Persia ed ora  L'apprendista stregone.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Non c'è molto da dire se non che il bene trionfa e il male viene sconfitto
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La grande maestria esercitata nella computer grafica si affianca a una sceneggiatura pigra e a una recitazione con ben pochi meriti

Ma è proprio quest'ultimo lavoro che mostra  molto chiaramente come il tentare di  costruire a freddo  un successo di botteghino finisce spesso  per far smarrire l'anima del  racconto.

Tutto è nato molto probabilmente  nella mente del furbo Bruckheimer che avrà notato come, una volta completata la saga di Harry Potter,  si fosse creato nelle sale un certo "vuoto" di magia; l'alleanza con la Disney ha consentito inoltre di replicare per i più giovani una delle sequenze più celebri d Fantasia:  quella delle scope impazzite per l'incantesimo maldestro dell'apprendista stregone Topolino, con tanto di musica originale di Dukas.

A questo punto, per attirare il pubblico teenager è stato scelto Jay Baruchel, giovane bruttarello e imbranato, in grado di trasmettere un messaggio consolatorio per  quegli spettatori che hanno problemi a dichiararsi alla ragazza dei loro desideri e sognano di avere sotto la camicia  la tuta da Superman.

Per quel che riguarda la protagonista femminile la scelta è stata facile: si è trattato di ingaggiare l'australiana Teresa Palmer che è incredibilmente somigliante alla diva del momento: Kristen Steward della saga  Twilight.

Nicolas Cage infine, come nelle alte produzioni dell'alleanza Disney-Bruckheimer, funge da collante neutro.

Messi a posto tutti i tasselli del mosaico,  non resta che infarcire il tutto con una nutrita dose di sequenze ad alta adrenalina per le strade  e per i cieli di New York con un impiego barocco di computer grafica.

I luoghi più classici della Grande Mela, quelli che possono venir riconosciuti dal pubblico di tutto il mondo, vengono sconvolti dalla battaglia a colpi di magia di stregoni in contesa fra loro: a Chinatown il famoso drago di carta diventa un vero drago fiammeggiante; il toro di bronzo di Wall Street si anima minacciosamente: le guglie dei grattacieli si trasformano in giganteschi uccelli di acciaio.
La computer grafica ha però un grande difetto: dosi troppo massicce ne azzerano la capacità di destare meraviglia e il tutto  degenera nell'esibizione di inutili spacconate.

Nessun film però può realmente appassionare il pubblico se, a dispetto di tutte le mirabolanti condizioni al contorno, fra  lui e i protagonisti del racconto  non si instaura l'unico incantesimo che valga la pena di realizzare: generare simpatia e immedesimazione.

Eravamo stati abituati troppo bene a saghe come quella di Spiderman (in particolare Spiderman 2) e Batman (in particolare Batman Begins) dove parallelamente alle imprese eroiche si approfondiva il racconto della loro vita privata, con tutti i  dubbi ed incertezze che impone l'accettare il loro destino di "superuomini" e al contempo nel cercare  di non sacrificare la loro vita sentimentale.

Le stesse  tematiche vengono riproposte ne L'apprendista stregone ma  in modo banale e frettoloso: Dave all'inizio non accetta la sua missione di salvatore del mondo e saranno solo le minacce rivolte al  suo nuovo amico Balthazar e alla sua bella Backy a fargli assumere gli abiti dell'eroe-mago.
Anche l'amore  fra Balthazar e Veronica (una Monica Bellucci che dice addirittura cinque battute) è appena accennato: troppo poco per un amore eterno, visto che i due protagonisti sono immortali.

Complessivamente la sceneggiatura è povera se non addirittura sciatta: c'è una sola battuta fra Balthazar e il suo apprendista degna di menzione: il discepolo di Merlino spiega a Dave che per diventare maghi professionisti occorre calzare lunghe scarpe a punta perché quelle di gomma bloccano i flussi di magia. L'apprendista non gradisce questa imposizione perché  "sono scarpe da vecchio". Stabilito questo decentemente spiritoso confronto generazionale, gli sceneggiatori lo ripetono più volte nel corso del film: evidentemente si sono trovati a corto di idee per vivacizzare il colloquio fra i due: è meglio passare alla successiva scena di azione.

Dopo questa doverosa critica al film ,dobbiamo riconoscere che i più piccoli riusciranno sicuramente a divertirsi; occorrerà al più un po' di pazienza per gli adulti che dovranno accompagnarli.

Autore: Franco Olearo


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