AGORA recensione di Claudio Siniscalchi

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Titolo Originale: Agora
Paese: USA, Spagna
Anno: 2009
Regia: Alejandro Amenàbar
Sceneggiatura: Mateo Gil, Alejandro Amenàbar
Produzione: Hinenòptero, Mod Producciones, Telecinco Cinema, Cinebiss
Durata: 126'
Interpreti: Rachel Weisz, Max Minghella, Asharaf Barhoum, Sami Samir

Alessandria d'Egitto, 391 d.C. Mentre la filosofa e astronoma Ipatia cerca di comprendere il mistero dei movimenti degli astri, i pagani che si raccolgono intorno al tempio di Serapide decidono di prendere le armi per vendicare le offese subite dal loro dio da parte dei cristiani, scatenando la reazione di questi ultimi. L'imperatore Teodosio impone la pace con il suo esercito ma consente la distruzione dei templi pagani. Nel 414 d. C., quando è vescovo della città Cirillo, analoghe rappresaglie e contro rappresaglie scoppiano fra cristiani ed ebrei portando alla espulsione di questi ultimi. L'anno dopo, quando il prefetto della città Oreste cerca di contrastare l'influenza del vescovo Cirillo, sarà Ipatia con la sua morte a subirne le conseguenza, per una forma di rappresaglia di alcuni monaci fanatici verso il suo ostinato paganesimo e l'influenza che essa esercitava sul prefetto.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
“Agorà” è dichiaratamente un film anti-cattolico; i cristiani sono una setta rozza, intollerante, sanguinaria e persino incendiaria, poiché appiccano il fuoco alla meravigliosa biblioteca di Alessandria.
Pubblico 
Adolescenti
Scene di violenza fra partiti avversi. Una sequenza di nudo molto rapida. E' necessaria una buona preparazione sulla storia del mondo antico per poter giudicare analizzare criticamente la tesi portata avanti dall'autore
Giudizio Artistico 
 
Il film è troppo sofisticato, lento, complesso, astruso per soddisfare i gusti di massa; troppo semplice, scontato, ovvio per soddisfare palati più sofisticati.

Arriva sugli schermi il film che il Vaticano non voleva far vedere. Piergiorgio Odifreddi e Margherita Hack, firmatari di un manifesto di protesta, adesso possono tirare un sospiro di sollievo. Finalmente potranno assistere alla proiezione pubblica di “Agorà”, ultimo film dello spagnolo Alejandro Amenábar.
In cosa il Vaticano si sia opposto a questa pellicola già uscita in mezzo mondo, non ci è dato di sapere. Anzi, non c’è traccia di un benché minimo di proteste, opposizioni, dichiarazioni, perplessità, commenti ufficiali.
 Eppure se non si trova traccia, qualcosa c’è sicuramente stato. Che morale trarne? Una doppia morale: “Agorà” è dichiaratamente un film anti-cattolico; agli autori, produttori e distributori del film, avendo tra le mani un prodotto fiacco, fa davvero comodo invocare il fumo del rogo Vaticano, nella speranza di guadagnare preziosa pubblicità gratuita. “Agorà” è una specie di “Codice da Vinci” con pretese di film intellettualmente impegnato.
Uno sbaglio già in partenza, poiché i film o si fanno per il consumo popolare, o si fanno con delle serie pretese artistiche. Poi, ovviamente, ci sono eccezioni in ogni senso. Ma le eccezioni sono poche, e comunque “Agorà” non fa parte di questa categoria
Troppo sofisticato, lento, complesso, astruso per soddisfare i gusti di massa; troppo semplice, scontato, ovvio per soddisfare palati più sofisticati.


Narra della astronoma, matematica  e filosofa Ipazia, vissuta nella secondo metà dal IV secolo D.C., entrata in conflitto per le sue idee con la  comunità cristiana di Alessandria d’Egitto. Naturalmente Ipazia è una libera pensatrice, animatrice bonaria e illuminata di un circolo multiculturale, una specie di Galileo in gonnella; mentre i suoi oppositori cristiani sono una setta rozza, intollerante, sanguinaria e persino incendiaria, poiché appiccano il fuoco alla meravigliosa biblioteca di Alessandria.
I libri, e chi li scrive, portano in sé qualcosa di pericoloso: meglio erigere pire, e accendere il fuoco sacro e distruttore  della purificazione. Siamo al solito cliché della Chiesa come luogo di potere occulto, animato da insane passioni e intento a perseguitare con tutte le armi possibili ogni forma di deviazione dall’ortodossia.
“Agorà” si accoda al recente filone del film europeo anti-cattolico, come “Lourdes” dall’austriaca Jessica Hausner (2009), “La mala educación” (2004) dello spagnolo Pedro Almodóvar, “Amen” (2002) del greco Costa-Gavras, “Magdalene” (2002) dello scozzese Peter Mullan, solo per rimanere ai titoli più famosi e dibattuti.
Amenabár aveva in mente un progetto (sulla carta) molto ingegnoso. Spostare lontano la storia nel tempo: Ipazia vive nella città di Alessandria, simbolo di tolleranza. Ma nel simbolo della tolleranza, si combatte una guerra spietata. L’eroina intreccia nella sua sfortunata avventura filosofia, religione, politica e amore. Insomma c’è tutto (sulla carta). Poi però il film deve animare la storia. E il regista spagnolo la infiacchisce, intorpidisce, rendendola non digeribile.
Allora resta soltanto la polemica. Il cristianesimo da sempre ha avuto intenti persecutori. La storia di Ipazia lo dimostra. Colpendo lei e il suo pensiero si colpisce direttamente al cuore quanto ancora resta in vita del paganesimo ellenico. Quindi meglio il politeismo del monoteismo, il multiculturalismo dell’identità cristiana, l’ellenismo e il paganesimo del cristianesimo.
Ecco allora il film parlare il linguaggio odierno, volgere la metafora del passato in  polemica contemporanea. Ma le metafore, gli assunti, le contestazioni, le polemiche, le invettive, quando si incarnano nella celluloide, hanno pur sempre bisogno di corpi, sostanza, credibilità. Tutto ciò manca ad “Agorà”. Ritorniamo dal punto di partenza. Si gioca la carta della censura vaticana, pur se non c’è mai stata. La sia agita, sperando funzioni. Qualche biglietto si venderà. Staremo a vedere.      

Autore: Franco Olearo


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