LA NOSTRA VITA

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Paese: Italia
Anno: 2010
Regia: Daniele Lucchetti
Sceneggiatura: Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Daniele Lucchetti
Produzione: CATTLEYA, BABE FILMS, RAI CINEMA
Durata: 100'
Interpreti: Elio Germano, Raoul Bova, Isabella Ragonese, Luca Zingaretti, Stefania Montorsi, Giorgio Colangeli

Claudio è  caposquadra di una impresa edile; lavora con impegno ed è apprezzato dal suo datore di lavoro. A casa lo aspetta la moglie Elena e i suoi due figli, ai quali è legato da un forte affetto. La morte imprevista per parto della moglie indurisce il suo cuore: ritiene che ora l'unica cosa per cui vale la pena impegnarsi sia guadagnare più soldi, anche con mezzi illeciti. Ma Claudio si troverà ben presto invischiato in decisioni sbagliate...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film offre un positivo esempio di affetto familiare e di solidarietà fra parenti che contrasta con il generale atteggiamento opportunista dei protagonisti e un eccesso di disinvoltura nei confronti di attività illecite
Pubblico 
Maggiorenni
Turpiloquio continuo. Alcuni atteggiamenti eticamente spregiudicati
Giudizio Artistico 
 
Elio Germano ha meritatamente vinto il premio come miglior attore protagonista al Festival di Cannes 2010. Il regista ha felicemente scelto di adottare una ripresa da "cinema verità" per aumentare il realismo della storia.

La storia è ambientata a Roma ma sarebbe ben difficile riconoscerla (solo chi vive in quelle zone può riconoscere i nuovi complessi abitativi che stanno sorgendo a nord di Roma, a ridosso del Raccordo Anulare, intorno all'imponente centro commerciale "Porta di Roma").
La molto piccola borghesia di cui fanno parte i protagonisti della storia (l'inquadramento socio-ambientale è l'aspetto più riuscito del film) vivono in palazzi tutti uguali, freschi di calce, immersi in una campagna desolata e sporca che non è più campagna e non è ancora la sede del prossimo blocco abitativo.
Le famiglie non vanno nei week end a passeggiare nel centro storico ma fanno acquisti al centro commerciale della loro periferia, storditi dalla  sovrabbondanza di oggetti necessari o che finiscono per venir considerati tali. I ragazzi non si incontrano con i loro compagni in qualche giardino ma restano in casa ad armeggiare il joystick della loro playstation. Gli argomenti di conversazione sono il calcio e  l'ultima canzone di Vasco Rossi.

Al di sotto di loro ci sono i nuovi proletari: gli extracomunitari  pagati in nero e senza garanzie per il futuro. Al di sopra i divi e i personaggi che hanno il privilegio di apparire in televisione.

In questo microcosmo si sviluppa la storia di Claudio, figura-simbolo non tanto di una categoria sociale quanto, nelle intenzioni degli autori,  di un atteggiamento morale che riguarda tutti gli italiani.

I personaggi mostrano frammenti di buon comportamento, come se il fondo della loro anima fosse rimasto intatto,  ma questi vengono subito soffocati  appena si tocca quella che essi  considerano l'essenza del loro esistere: lo sviluppo del proprio benessere.

Quando un guardiano notturno di origine rumena  muore cadendo nella colonna vuota dell'ascensore di un palazzo in costruzione, sia il capo costruttore che lo stesso Claudio decidono di lasciarlo lì sotto tra i calcinacci, per non rischiare di interrompere i lavori. Più tardi Claudio diventa amico del figlio del rumeno e finirà per dirgli la verità ma ciò comporterà al massimo qualche giorno di disappunto del giovane, senza che nessuno dei due  recuperi il rispetto del defunto e gli dia una adeguata sepoltura.

Claudio ha un tenero e intenso rapporto con la moglie dal quale attinge felicità a piene mani ma quando lei muore, prevale il suo lato oscuro e quasi novello Faust che vuol vendere l'anima al diavolo, decide di procurarsi con metodi sbrigativi quel denaro che gli serve per comprarsi un benessere materiale: "se Qualcuno ha deciso di togliere la mamma a questi figli io non ci posso fare niente. Mica gliela posso ridare. Ma il resto sì,  tutto quello che gli manca". Raggranellati con un prestito i primi soldi, ritiene che la miglior vendetta per una felicità che non c'è più sia andare al supermercato e comperare per i figli i giochi più costosi e i videogame più spettacolari.

La figura dell'amico Ari (Luca Zingaretti) è particolarmente ambigua: è pronto a prestare la somma  che serve a Claudio ma quei soldi provengono dalla sua attività di pusher della droga e  le parole di Claudio finiscono per  giustificarlo: "lo vedi come sta: sulla sedia a rotelle! Così com'è, come faceva a trovare un lavoro?".

Ciò che è rimasta intatta in questi contesti e viene esaltata molto bene nel film è la solidarietà fra parenti: la sorella di Claudio si prende cura del neonato dopo la morte di Elena e quando il fratello si trova in difficoltà economiche, lei e il fratello maggiore (Raoul Bova) sono pronti a dargli il necessario con grande generosità.

Tutti i personaggi indistintamente risultano privi di qualsiasi senso civico:  "nell'edilizia si sa, sono tutti impicci" sentenzia Claudio e il  capo squadra dei cottimisti chiamati a completare la palazzina nei tempi richiesti dal contratto offre come garanzia il fatto che non hanno niente a che fare con i sindacati e che "noi operiamo senza fatture, senza niente, noi siamo gente per bene: lavoriamo in nero".

La visione complessiva che si può ricavare da questa storia è quella di una umanità dai comportamenti  disintegrati, con qualche buona intenzione che non ha la forza di diventare una visione unitaria della vita; predomina la frammentazione e l'opportunismo del giorno per giorno.

Daniele Lucchetti dà un' impostazione realistica a tutta la storia, con la mobilità della telecamera a mano, l'impiego delle luci naturali e il suono in presa diretta. Elio Germano si presenta ormai come un attore maturo e meritatamente ha vinto la Palma d'Oro come miglior attore al Festival di Cannes 2010.

Autore: Franco Olearo


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