IL SEGRETO DI VERA DRAKE Fumagalli

Titolo Originale: Vera Drake
Paese: Gran Bretagna/ Francia
Anno: 2004
Regia: Mike Leigh
Sceneggiatura: Mike Leigh
Produzione: Alain Sarde per Thin Man Films – Studio Canal
Durata: 125
Interpreti: Imelda Staunton, Richard Graham, Eddie Marsan

“La leggenda della santa abortista”: questo potrebbe essere il sottotitolo del film vincitore del festival di Venezia 2004, dove però la qualifica di “leggenda” va intesa nel senso deteriore di una storia inventata e poco plausibile. Benché giornali anche autorevoli come un supplemento del Corriere della sera abbiano scambiato la vicenda per una storia vera, si tratta invece di un plot totalmente inventato, dove la messa in scena è però così “realistica” e ben curata nella sua povertà da dare l’impressione di una presa diretta sulla realtà, di una sorta di quasi-documentario. La straordinaria recitazione della pluripremiata Imelda Staunton rende credibile per la gran parte degli spettatori un personaggio che però noi stentiamo fortemente a credere possibile.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Benché giornali anche autorevoli abbiano scambiato la vicenda per una storia vera, si tratta invece di un plot totalmente inventato. Il film non mette mai in discussione se sia giusto o meno uccidere una vita nascente
Pubblico 
Maggiorenni
Pur senza eccessivi dettagli, la descrizione delle operazioni di aborto è abbastanza cruda.
Giudizio Artistico 
 
Si tratta di una leggenda molto ben scritta, molto ben girata e ancora meglio recitata, sopratutto dalla pluripremiata Imelda Staunton

Chi è la Vera Drake del titolo? Una donna sulla cinquantina, che vive in un quartiere operaio dell’Inghilterra povera degli anni ’50, dolce e affettuosa con il marito e con i figli ormai adulti,  e che nel tempo libero si dedica a praticare aborti a donne che lo chiedono. Vera fa questi interventi gratis, come forma di “aiuto” a persone in difficoltà, non sapendo che invece l’amica che le fornisce gli indirizzi a cui recarsi per interrompere la gravidanza di queste donne, lucra abbondantemente, in modo freddo e cinico, sui suoi interventi. La parabola di Vera Drake è quindi quella di una dolce e ingenua “madre” che si trova a porre rimedio a situazioni difficili, a cui lo Stato non (ancora) risponde come farà negli anni futuri. In uno degli interventi di Vera la sua delicatezza e il suo affetto verso le donne su cui interviene vengono alternati alle scene in cui una giovane benestante va ad abortire in una clinica privata: la freddezza e l’impersonalità con cui viene trattata nella clinica mostrano un contrasto stridente con l’approccio povero, ma “umano” di Vera.

La storia ha un epilogo quando una delle donne, a causa  di uno di questi aborti, ha un’infezione che la porta in fin di vita. La polizia interviene e scopre l’attività di Vera. La scena in cui Vera viene arrestata –interrompendo una festa di famiglia- è molto commovente e forte, e fa in modo ancora più fortemente emotivo, parteggiare per questa donna che sembra non rendersi ben conto di quello che faceva. “Aiutavo le ragazze in difficoltà”, è la spiegazione che Vera dà alla polizia e allo spettatore. Una visione quindi compassionevole e commossa di questa attività “umanitaria”. Il marito chiosa: “Se ha fatto cose sbagliate lo ha fatto solo per bontà” Il figlio Sid è l’unico che sembra avere un giudizio duro nei confronti della madre, l’aborto è un reato. Ma il padre dà subito una spiegazione di questa intransigenza: “E’ giovane, per lui tutto è bianco o nero”.

Convinti da questo personaggio da favola, moti commentatori e critici hanno lodato la imparzialità e delicatezza del film, senza avvertire che è proprio il modo di porre il problema che è fortemente deficitario. E’ vero che Leigh non fa proclami ideologici veterofemministi né stoltamente rivendicazionisti (mostra, per es., che l’aborto è una scelta sempre sofferta e che nasce da sofferenze), è vero che è “vicino” ai suoi personaggi con l’abituale delicatezza ed emotività, ma è proprio l’apparente imparzialità del film che non ci convince per nulla.

Al di là dei discorsi sulla sicurezza sanitaria degli aborti clandestini che vengono fatti dal film, è proprio se sia giusto o meno uccidere una vita nascente che il film non mette mai in discussione. Non c’è mai nessuno che si metta veramente dal punto di vista del bambino in gestazione che viene soppresso da questi “aiuti” che Vera dà a ragazze o madri in difficoltà. Non è mai in discussione se la scelta dell’aborto da parte di queste donne sia giusta o meno, se c’è veramente un’alternativa.

Ma il punto più debole, a nostro parere, è proprio la plausibilità di un personaggio come Vera. E’ così ben scritto e così ben recitato che sembra vero, ma al di là degli “effetti di verità” così ben creati dal film, non crediamo davvero che sia possibile che una donna, madre di due figli, compia per anni aborti clandestini per pura generosità, senza mai chiedersi (almeno prima delle martellanti campagne ideologiche degli anni ’70, che hanno convinto molte donne di un qualcosa, rispetto al quale per secoli il senso comune era stato contrario) se quella che si sta interrompendo è una vita umana, senza un momento di dubbio, senza un qualche rimorso di coscienza. La leggenda della santa abortista a noi sembra una grande menzogna, anche se molto ben scritta, molto ben girata e ancora meglio recitata.

Autore: Armando Fumagalli


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