LA BELLA SOCIETA'

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Titolo Originale: LA BELLA SOCIETA'
Paese: Italia
Anno: 2010
Regia: Gian Paolo Cugno
Sceneggiatura: Gian Paolo Cugno e Paolo Di Reda
Produzione: GB Produzioni/Globe Films/Medusa Film;
Durata: 110'
Interpreti: Raoul Bova, Maria Grazia Cucinotta, Marco Bocci, David Coco, Giancarlo Giannini, Enrico Lo Verso

Per vivere in pace bisogna superare i traumi del passato. È il messaggio di un film disunito che sembra una fiction tv non tanto riuscita. Dalla Sicilia degli anni Sessanta a quella degli anni Ottanta, passando per Torino, la storia di due fratelli segnati dal segreto di una tragedia infantile.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una storia a tinte fosche e sensualità
Pubblico 
Maggiorenni
Due scene di sesso
Giudizio Artistico 
 
Film corale che va avanti aggiungendo cosa a cosa. Giustappone tanti spunti narrativi che stanno assieme più per costrizione che per convinzione

Abbandonati dal padre contadino, i piccoli Giuseppe e Giorgio uccidono accidentalmente lo spasimante della madre, un produttore romano venuto nell’entroterra siculo per girare un film. Nell’incidente, Giorgio perde la vista. Per questo, anni dopo, il fratello lo porta a operarsi a Torino. Qui, con la sua compagna, li attende Nello, il figlio scapestrato del farmacista del paese. Il caso vuole, però, che i giovani si trovino a dover dar rifugio alla bella testimone di un omicidio commesso dalle Brigate Rosse. Bisogna allora far calmare le acque, e il gruppo di amici torna al Sud per restarci. Gli anni passano ancora. Questa volta è la lotta dei contadini siciliani a coinvolgere i nostri, tanto che Nello è colpito a morte durante una manifestazione. A peggiorare le cose, ricompare il padre del produttore alla ricerca della verità sul figlio scomparso decenni prima. Inoltre, Giuseppe diventa soffocante nel proteggere il fratello Giorgio, impedendogli di andare al Nord per a costruirsi una vita. Sarà il tempo a guarire, a una a una, le ferite di tutti i personaggi.

Film corale che va avanti aggiungendo cosa a cosa. Giustappone tanti spunti narrativi che stanno assieme più per costrizione che per convinzione. Si parte che sembra di essere in Nuovo Cinema Paradiso, poi comincia una sorta di rudimentale La Meglio Gioventù: l’oleografia mediterranea lascia il posto al drammone sociale, ma né le ragioni storiche né quelle politiche sono spiegate. La storia, così, va avanti a scatti, seminando buchi di sceneggiatura, con un montaggio poco oliato nei passaggi di scena. Le complicazioni che si abbattono a catena sui personaggi restano scollegate: nella mente del pubblico l’impressione di un operante destino avverso tende quindi a sfumare in quella, più prosaica, di sfiga accanita. Molte le ingenuità: su tutte Bova che possiede la Cucinotta sul tavolo della cucina (mentre il film tornatoreggia, ecco irrompere Il postino suona sempre due volte).

Il titolo: La bella società. La spiegazione dell’autore: è la società che i padri avrebbero voluto costruire per noi figli, senza esserci riusciti. Se non l’avesse detto, non ci saremmo arrivati: il tema nel film non è percepibile. Altra spiegazione: la parafrasi indica che il film intende rifarsi a La meglio gioventù. Come detto, in effetti, il modello è certamente quello. La distanza, però, è così grande, che titolo più prudente sarebbe stato opportuno.  

Autore: Paolo Braga


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