SCOOP

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Titolo Originale: SCOOP
Paese: USA/GB
Anno: 2006
Regia: Woody Allen
Sceneggiatura: Woody Allen
Durata: 96'
Interpreti: Scarlett Johansson, Hugh Jackman, Woody Allen

Sandra Prensky è americana (quindi per definizione un po' rozza ed ingenua) che si trova a Londra ospite di una sua amica appartenente all'alta società (quindi per definizione fatua ed annoiata). La giovane aspirante giornalista si trova di colpo a poter realizzare lo scoop della sua vita e al contempo innamorarsi di un gradevole rampollo della nobiltà inglese...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Film d'intrattenimento anche se un po' raggelato dal consueto cinismo dell'autore
Pubblico 
Adolescenti
Atteggiamento disinvolto della ragazza che finisce per andare a letto con le persone che desidera intervistare
Giudizio Artistico 
 
Woody Allen sa ancora essere originatore di freddure divertenti ma la storia è scontata e la regia si rifà palesemente ad altri classici del giallo

Prima di parlare del film, se permettete, facciamo qualche pettegolezzo intorno a Scarlett Johansson: è incredibile  quanto questa attrice, rivelatasi con Lost in Translation (2003), appaia così frequentemente coinvolta  nelle ultime produzioni di Hollywood, quasi con l'intensità di un'attrice per tutte le stagioni quale è  Nicole Kidman. Eccola semplice, occhialuta, con abiti addirittura dimessi (in saldo, come dice lei)  in quest'ultimo film di Woody Allen; ancor prima nei panni di una donna sensuale ed appassionata in Match Point, dello stesso regista; infine  sofisticata bionda fatale  con il bocchino della sigaretta mollemente appoggiato sulle dita, in The Black Dahlia. Sembra quasi che i produttori non abbiano scampo:qualsiasi  parte ci sia da coprire, va affidata alla bionda Scarlett Johanson la quale continua invece ad essere quello che è: una ragazza schietta, incapace di essere sofisticata e quantomeno misteriosamente fatale.

La sua presenza era scontata  in questo film, sfacciato tentativo di Woody di inserirsi sulla scia del suo suo ultimo successo: ecco di nuovo la Londra del'alta nobiltà, delle loro magioni di campagna e dei loro ritrovi esclusivi, e quindi, inevitabilmente, di nuovo Scarlett, il personaggio-fulcro di Match Point..

Per il resto i due film non potrebbero essere più diversi: un thriller intenso ma cupo e nichilista il primo, il secondo un gradevole intrattenimento che ci consente di rilassarci e goderci le freddure di Woody.
Si assapora il piacere di tornare a una comicità classica, in questo caso al Woody Allen  dai risvolti froidiani, alle battute sui vezzi americani, le situazioni paradossali, con un persistente amore per i film anni '50. Niente pene d'amore quindi, né angosce esistenziali o infedeltà croniche.

Woody si ritaglia una parte confacente alla sua età (quella di padre) e sa lasciare spazio agli altri: in questo film è un mago un po' fissato e logorroico, che di essere ormai vecchietto ("emozione nella mia vita significa una cena senza bruciori di stomaco") mentre Scarlett esibisce giovanile esuberanza sia nell' entusiasmo per la sua professione (aspirante giornalista, cerca lo scoop che le consente di essere la prima ad individuare un misterioso serial killer)  che nell'innamoramento proprio verso colui che è oggetto dei maggiori sospetti.
Il thriller è avvincente? Sarebbe troppo affermarlo, sopratutto se confrontato con Match Point; è farcito di scene prese a prestito da altri film (il tentativo di far annegare la ragazza portandola in barca sul lago parte da lontano: dal  film Aurora,(1927) fino al drammatico: Un posto al sole (1955) con Montgomery Clift).  La regia è senza guizzi ma  resta intatta la capacità di Woody di farci sorridere con quel suo modo di porsi  al di sopra delle situazioni  con la sua ironia e le sue  e le sue battute secche e fulminanti. Eccone alcune: "come nascita sono di confessione ebraico, ma crescendo mi sono convertito al nascisismo" Oppure: "Io suono lo scacciapensieri: è un affarino di metallo, si mette in bocca e fa un suono nasale; una volta si chiamava l'arpa ebraica ma si sa come sono certe persone: basta un minimo accenno di antisemitismo e scrivono lettere". Ancora: "Io non ho mai voluto avere figli; perché uno fa i figli e poi sai che succede? Tu sei carino con loro li allevi, ti occupi di loro e alla fine crescono e... ti accusano di avere l'alzheimer".

Il film ha il vantaggio della coerenza, di essere ciò che è, senza ambizioni ulteriori: qualcuno potrà restare deluso per non ritrovare il solito Woody Allen intellettuale ed  impegnato; ci troviamo invece di fronte a   un tranquillo film d'intrattenimento e scusate se non è poco.

Autore: Franco Olearo


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