LA SCONOSCIUTA

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Titolo Originale: LA SCONOSCIUTA
Paese: Italia
Anno: 2006
Regia: Giuseppe Tornatore
Sceneggiatura: Giuseppe Tornatore
Durata: 110'
Interpreti: Kseniya Rappoport, Michele Placido, Claudia Gerini, Piera degli Espositi, Alessandro Haber, Angela Molina

Trieste, un lussuoso palazzo borgese. Una giovane donna chiede al portiere con insistenza di venire assunta come donna di servizio; non importa da chi, basta che sia una famiglia che abita in quel palazzo. Riesce anche ad andare a vivere in un appartamento in affitto  dalle cui  finestre riesce a controllare i movimenti degli abitanti del palazzo....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una donna, pur con con l'attenuante di un passato colmo di prevaricazioni, è disposta anche ad uccidere pur di raggiungere il suo scopo
Pubblico 
Adulti
Scene ripetute di nudo femminile e maschile. Alcune immagini di violenza carnale su donne anche se velocemente accennate. Una scena particolarmente sanguinolenta. Situazioni dolorose di sfruttamento femminile. Una bambina viene istigata ad essere aggressiva con metodi crudeli
Giudizio Artistico 
 
Giuseppe Tornatore si conferma regista di grande talento anche se questa volta la sceneggiatura, nella sua posizione ancillare, si complica con qualche colpo di scena di troppo

Cosa vuol dire fare cinema? Una giovane donna straniera uscendo con le sue buste da un supermercato . Di lei sappiamo ancora poco (siano all'inizio dl film), ma l'abbiamo vista nelle scene precedenti cercare con accorata insistenza un lavoro, qualsiasi tipo di lavoro. Nell'allontanarsi dalla cassa, scatta l'allarme alle barriere: due ispettori del negozio la raggiungono ed iniziano a perquisirla. La situazione è tesa. "Che cosa ha qui?" Le chiedono, indicando la tasca dei pantaloni. La donna, con titubanza, estrae un grosso rotolo di banconote. Infine un'altra signora, uscendo, fa attivare i detector. "Ma allora deve essere guasto" concludono gli ispettori; chiedono scusa alla donna e si allontanano. Nel giro di poco più di un minuto, lo spettatore è stato portato a ruotare di 180° le poche certezze che si era costruito: dalla comprensione per un'immigrata in cerca di lavoro che si procura da mangiare rubando al supermercato, al sospetto che si tratti di una ladra o qualcosa di peggio, dal momento  che si è scoperto che dispone di molti soldi contanti, fino all'ipotesi che sia una persona onesta, perché  in fondo si è trattato di un  falso allarme.
Giuseppe Tornatore è un regista molto bravo: riesce a catturare l'attenzione dello spettatore e non la molla fino alla fine dello spettacolo, non solo per l'ovvio motivo che  stiamo parlando di un thriller, ma perché ha saputo inserire tematiche umane e  familiari molto forti.

La storia ha i toni cupi di una tragedia ineluttabile, caricata tutta sulle spalle di questa donna (Irena) che è stata vessata in ogni  in modo: da schiava-prostituta  a fattrice di bambini per ricchi occidentali. Tornatore scava nell'animo di Irena,  che se da una parte  sogna la felicità di un rapporto materno che le è stato negato, dall'altra si sente come condannata a un destino di espiazione e di morte. Il suo cuore  è spietato perchè si è formato a una dura scuola di vita e perché ha la determinazione propria di chi non ha un futuro.

La  grande capacità di Tornatore di raccontare con le immagini costituisce il  pregio principale di questo  ma anche il limite, quando questa capacità prevale sulle altre componenti.

Prevale sulla sceneggiatura: l'impegno di tenere alta la tensione, di non far cadere il ritmo del racconto, sembra aver forzato la storia verso una sequenza ininterrotta di "sorprese" che alla fine caricano il racconto di una complessità non necessaria, fin quasi a sconfinare in tonalità melodrammatiche.
Prevale sulla stessa qualità di "pathos" che ci viene trasmesso: è errato pensare che il regista abbia voluto presentarci uno scorcio dell'Italia di oggi, dei problemi dell'immigrazione:  se ci fa vedere scene molto forti di sfruttamento (fin quasi all'inverosimile) non c'è denuncia in quelle immagini perché queste non sono una rappresentazione della realtà ma la concretizzazione cinematografica dello stato d'animo dell'autore portato verso il dramma a tinte forti.

La scelta degli attori è eccezionale: una vera sorpresa è la protagonista, l'ucraina Kseniya Rappoport, attrice di teatro poco nota in Italia e una menzione speciale merita Michele Placito, rappresentazione del male assoluto: con la sua testa rapata, le frequenti nudità di sessantenne, è difficile immaginare una figura  più perversa, sgradevole  e carnale.

Autore: Franco Olearo


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