POPIELUSZKO Non si può uccidere la speranza

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Titolo Originale: Popieluszko, Wolnosc jest w nas
Paese: POLONIA
Anno: 2009
Regia: Rafal Wieczynski
Sceneggiatura: Rafal Wieczynski
Produzione: Focus Producers sp, ZOO, IF Max Film
Durata: 149'
Interpreti: Adam Woronowicz, Zbigniew Zamachowski, Joanna Szczepkowska

Jerzy Popieluszko nacque nel 1947. Ordinato sacerdote nel 1972 dal cardinale Stefan Wyszynsky fu chiamato nel 1980  dagli operai di Danzica per celebrare la messa all'interno dei cantieri occupati. Da quel momento decise, senza mai tradire la sua missione sacerdotale, di sostenere la causa della libertà del movimento Solidarnosc e il suo spirito di protesta non violenta. Durante il periodo in cui fu instaurata la legge marziale (1981-1983) Jerzy si spostò instancabile da una parrocchia all'altra nonostante fosse controllato dalla polizia segreta e  le sue prediche, sempre orientate a sostenere lo spirito di libertà polacco, consolidavano la fermezza dei dissidenti. Nel 1984 tre poliziotti fermarono nella notte la sua macchina, lo picchiarono selvaggiamente e lo gettarono nella Vistola. Il 6 giugno 2010 Popieluszko è stato proclamato beato.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un sacerdote resta profondamente tale pur considerando suo dovere le lotte di libertà del suo popolo
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Precisa ricostruzione degli eventi storici ed ottima interpretazione del protagonista

"Quando avete paura, stringete in mano il rosario e il Signore vi proteggerà": esclama la mamma a Jerzy piccolo e a sua sorella, mentre la polizia russa sta effettuando  una retata nella campagna dove i Popieluskko hanno la loro fattoria. In seguito, quando, ormai seminarista, è costretto anche lui a compiere il servizio militare, si opporrà all'ordine del suo comandante di togliersi l'anello del rosario e subirà per questo continue vessazioni.

Il regista Rafal Wieczynski ha fatto bene a sintetizzare brevemente la giovinezza di Polpieluszko mostrando come fin da allora erano salde la sua fede e la sua resistenza agli aspetti più liberticidi del regime comunista.
Narrato con la tecnica del biopic che alterna abilmente sequenze ricostruite con immagini di repertorio, aiutato in questo dalla notevole somiglianza dell'attore protagonista con il vero Popieluszko, vengono ricostruiti i 5 anni cruciali che videro la crescita del sindacato libero Solidarnosc e  la reazione del regime fino all'uccisione del sacerdote.

La sequenza degli eventi è particolarmente eloquente:

nel 1979 Giovanni Paolo II compì il primo viaggio nella sua terra polacca, quando l'Europa era ancora divisa in due dalla cortina di ferro.  Pronunciò in Piazza della Vittoria le famose parole, inequivocabili nel significato: " Scenda il Tuo Spirito! Scenda il Tuo Spirito! E rinnovi la faccia della terra! Di questa terra!".
Da quel momento in poi gli eventi si susseguono rapidamente. Il ° luglio 1980 le officine Ursus di Varsavia sospesero il lavori per un nuovo aumento di prezzi e lo sciopero si estese a macchia d'olio  nelle più importanti fabbriche del paese. Popieluszko venne scelto quasi per caso come sacerdote incaricato di celebrare la messa nei cantieri Lenin di Danzica occupati; la richiesta era diventata quella di poter costituire sindacati liberi e indipendenti.
Il film presenta l'incontro del sacerdote con alcuni operai; si intrattiene con loro; ascolta i tanti casi umani che quegli uomini hanno da confessargli e gli chiedono l'assoluzione prima del prossimo scontro finale. In effetti le immagini che più colpirono e che fecero all'epoca il giro di tutto il mondo furono quelle di operai che in piena occupazione  stavano in ginocchio sul selciato e si confessavano prima di comunicarsi.
Mosca diede ordine di far cessare gli scioperi e il 31 agosto venne siglato l'accordo che suggellò la nascita di Solidarnosc come primo sindacato indipendente in terra polacca. In realtà la mossa era servita agli avversari solo per riorganizzarsi.

Nel gennaio del 1981 il generale Jaruzelski diventò segretario del partito comunista polacco. Il 13 maggio avvenne l'attentato al Papa in piazza S. Pietro. A dicembre vennero arrestati i principali capi dei sindacati autonomi e venne dichiarata la legge marziale che durò fino al 1983. Nel giugno del 1983 Giovanni Paolo II compì il secondo viaggio in Polonia, proprio per scongiurare una temuta invasione delle truppe sovietiche, come riferisce "Una vita con Karol" di Stanislao Dziwisz, segretario personale del Papa.
Nel 1984 si compì il brutale assassinio di Popieluszko ma ormai, proprio a causa di episodi come questo, il governo aveva perduto qualsiasi credibilità presso il popolo polacco e nel 1989 si arrivò alle prime elezioni libere.

Questi eventi così significativi per il popolo polacco vengono raccontati con abbondanza di mezzi e il coinvolgimento di molti coprotagonisti e comparse; qualche critico ha osservato che il regista si è concentrato sui rapporti del sacerdote con alcuni degli operai di Solidarnosc e con le loro situazioni familiari e personali, mancando poi di inserirli nel respiro della grande storia che si stava compiendo.

In realtà, a mio avviso è questa la caratterizzazione più riuscita di Jerzy Popieluszko che viene individuato sempre e soprattutto come sacerdote: ecco che non esita a dare le sue scarpe a chi ne ha bisogno, a portare di corsa all'ospedale la moglie di un operaio arrestato che sta per partorire; imprigionato assieme ad altri tre delinquenti comuni, si qualifica subito come sacerdote e si rende disponibile per il sacramento della confessione.

Ben riusciti, anche grazie alla notevole bravura Adam Woronowicz, la caratterizzazione del Popieluszko-uomo, incluse certe sue piccole debolezze, come l'accettare di farsi fare un ritratto ora che è conosciuto da tutti o prospettare di cambiare  nome, perché il suo è troppo complicato. Più intense le sue lotte interiori, come quando cerca di respingere dal suo animo il sentimento di odio che nutre nei confronti degli avversari.

Noi non polacchi, restiamo colpiti da alcune peculiarità tipiche di quel popolo e della sua storia che danno al film il valore di una auto-testimonianza:

il grande rispetto verso il sacerdote, l 'uomo di Chiesa, "connaturato nel popolo polacco da millenni", come esclama un sacerdote a un poliziotto che lo aveva trattato con insolenza;

l'identità nazionale profondamente plasmata dal cristianesimo; è risultato spontaneo, durante gli scioperi, richiedere che prima di tutto venissero celebrate  messe nelle fabbriche occupate e ad ogni iniziativa di Popieluszko come l'organizzazione di un grande pellegrinaggio mariano per gli operai ebbero un enorme seguito;

l'orgogliosa conservazione di una  cultura nazionale: "La cultura ci distingue come nazione più delle frontiere" esclama Popieluszko citando Papa Wojtyla che svilupperà pienamente questi concetti proprio nel suo ultimo libro: Memoria e identità.

Autore: Franco Olearo


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