LA RAGAZZA DEL LAGO

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Titolo Originale: LA RAGAZZA DEL LAGO
Paese: Italia
Anno: 2007
Regia: Andrea Molaioli
Sceneggiatura: Sandro Petraglia dal romanzo "Lo sguardo di uno sconosciuto" di Karin Fossum
Produzione: Indigo Film in collaborazione con Medusa Film
Durata: 95'
Interpreti: Toni Servillo, Valeria Golino, Fabrizio Gifuni, Anna Bonaiuto, Giulia Michelini

Il commissario Sanzio si è trasferito dalla capitale in una piccola città del Nord per poter stare vicino a sua moglie, ricoverata in una clinica  per malattie mentali anche se sua  figlia, ancora adolescente, non si trova a suo agio nel nuovo ambiente. Una mattina viene chiamato  per indagare sul caso di una bambina scomparsa, poi rapidamente risolto, ma la scoperta che nel corso delle indagini viene fatta è ben più grave: Anna, una giovane donna giace morta sulla riva del lago. Il padre, il fidanzato Roberto, i vicini, la famiglia Canali presso la quale  aveva fatto da babysitter a un bimbo poi morto un uno strano  incidente,  vengono subito interrogati e tutti sembrano aver avuto un movente per uccidere la ragazza....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il senso di fragilità dei personaggi di fronte alla sofferenza
Pubblico 
Adolescenti
Alcune ambientazioni cupe e sospetti intorno alla ragazza morta potrebbero non essere adatte ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Lo sviluppo del giallo mostra alcune crepe logiche, ma l'analisi delle psicologie dei personaggi è ben fatta. Ottima l'interpretazione di Toni Servillo

Il commissario Sanzio si muove con passo lento lungo le strade quasi deserte della piccola cittadina e  sul luogo del delitto non può fare a meno di fermarsi a contemplare quel magnifico e tranquillo lago alpino; il commissario è abituato a riflettere ed ha bisogno di tempo per parlare, uno ad uno, con i possibili colpevoli:  vuole coglierne la personalità, carpire eventuali, inconfessati rapporti con la ragazza morta.

In fondo stiamo assistendo a un giallo, non a un noir né a un'indagine della scientifica con la sua sofisticata strumentazione. Come qualsiasi giallo che merita questo nome, i sospetti finiscono per cadere in modo uniforme su tutti i protagonisti, in modo da far crescere l'aspettativa dello spettatore verso il colpo di scena finale. E' stato scritto che Andrea Molaioli ha realizzato un bel giallo classico, ma è proprio nel seguire questo genere così ben collaudato che a nostro avviso alcune sue leggi non sono state  rispettate.
Regola fondamentale è distribuire ad arte gli indizi in modo che lo spettatore possa alla fine dire divertito: "e' vero, non mi ero accorto di quel dettaglio però adesso tutto quadra". Al contrario, il finale si banalizza nella confessione del colpevole, senza che ci venga manifestata la genesi della sua crisi  interiore e l'ipotesi di colpevolezza che alla fine diventa certezza sembra avere la stessa probabilità delle altre, senza che una sofisticata semina di indizi  preannunci, a uno spettatore attento, la soluzione finale. Non mancano inoltre alcuni buchi logici, come il venire a sapere che i fidanzati Anna e Roberto dormivano sotto lo stesso tetto e scoprire al contempo Anna  era vergine al momento della morte, senza che ci venga data una ragione di un comportamento così particolare da parte dei due giovani.

L'originalità della sceneggiatura va trovata in un'altra direzione: nel senso di fragilità delle nostre esistenze, nella consuetudine a  convivere con il dolore, atteggiamento che non risparmia nessuno: poliziotti, vittime e colpevoli. Se il commissario passa il suo tempo libero andando a trovare  sua moglie chiusa in una clinica, la ragazza morta aveva un cancro al cervello che l'avrebbe comunque uccisa di lì a poco mentre Chiara Canali, impersonata da Valeria Golino, deve continuare a vivere sapendo che il suo piccolo è morto in casa per  strangolamento senza che nessuno fosse in grado di aiutarlo. Quando Sanzio va nella casa di Chiara per un ennesimo interrogatorio, nel dialogo fra quell'uomo e quella donna seduti uno accanto all'altra, si perde  il senso inquisitorio dell'incontro e si sviluppa fra i due una particolare empatia dettata dalla comune consuetudine al dolore.
Da questo punto di vista Toni Servillo si presta bene a rappresentare un commissario  brusco nei modi ma non insensibile alle sofferenze altrui.

Autore: Franco Olearo


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