IN QUESTO MONDO LIBERO...

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Titolo Originale: It's a Free Word...
Paese: Gran Bretagna /Germania /Italia /Spagna 2007
Anno: 2007
Regia: Ken Loach
Sceneggiatura: Paul Laverty
Durata: 96'
Interpreti: Kierston Wareing, Juliet Ellis, Leslav Zurek

Angie non è molto fortunata nel lavoro e la sua vita familiare è alquanto dissestata, con un ragazzo da allevare e un padre che non si è più fatto vedere. Ma crede di saper far bene una cosa: il collocamento di manodopera immigrata nelle tante fabbriche che operano intorno a Londra. Ha decisione e grinta da vendere e avvia quindi un'agenzia di collocamento assieme a una sua amica. Ma le cose non sono così facili come aveva sperato...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Se si giudica la protagonista del film, sia nel lavoro come nella vita privata, occorrerebbe dare un giudizio negativo; se giudichiamo il film nel suo aspetto di denuncia dei problemi indotti dal fenomeno dell'immigrazione, non possiamo che esprimerci positivamente
Pubblico 
Adolescenti
Due ragazze cercano compagnia maschile al solo scopo di passar bene una serata. Qualche scena di violenza ma senza crudezze
Giudizio Artistico 
 
Ken Loach si conferma nella sua capacità di raccontare bene una storia carica di sensibilità per il sociale. Ottima interpretazione della protagonista

I film di Ken Loach, tranne poche eccezioni, sono una garanzia.
L'autore continua ad affrontare gli unici temi per i quali si sente veramente ispirato: i problemi, le aspettative della classe operaia in qualunque parte del mondo esse si trovino. Lo fa evitando di  avventurarsi nel filone del documentario, oggi così in voga o costruendo un docu-dramma dove la storia privata sembra come "appiccicata" sullo sfondo storico (difetto tipico di molti serial televisivi): Kean Loach riesce a sviluppare un racconto  nel senso più classico del termine e lo fa in modo che  le storie dei singoli ne formino sempre il baricentro emotivo: storie impregnate di istanze sociali senza che queste ultime diventino incombenti e sfocino nel didascalico.

In quest'ultimo lavoro è stata particolarmente felice la scelta della protagonista, Kierston Wareing nella parte di Angie, ragazza piena di iniziativa ma sfortunata nel lavoro come nell'amore e che vede  nell'avvio in proprio di un'agenzia di collocamento l'occasione del suo riscatto. La sua determinazione nel raggiungere il successo la porta a rischiare continuamente: prima nell'avviare la nuova attività senza soldi, poi inoltrandosi nel terreno vischioso del lavoro clandestino e infine nello scaricare le avversità della sorte (un imprenditore fallito non è  in grado di pagare gli operai) sui lavoratori stessi, tenendo per se tutto il denaro accumulato.

Una figura odiosa ma molto viva e quasi ingenua, nel suo avventurarsi in mondi illegali dove il gioco si fa presto duro. L'altro protagonista non è una persona specifica ma il gruppo degli immigrati, spesso clandestini, arrivati in Inghilterra con tante speranze e costretti a mendicare qualsiasi tipo di lavoro. Sono indistinguibili perché  anonimi  nel loro volto remissivo, docili a chi li comanda, impacciati come pesci fuor d'acqua in un mondo che non è il loro. Non ci sono persone cattive fra di loro, ma quando si sentono traditi cercano di farsi giustizia da soli, tanto sanno che per la legge loro non esistono, anche se evitano di  eccedere nella violenza.

Il film ci introduce, con dovizia di dettagli, all'interno del circuito dell'immigrazione: dal reclutamento nel paese d'origine dal quale si esce solo sborsando molti euro alla vita ben diversa da quella sognata, vivendo in roulotte o in una stanza dove il letto viene condiviso con altre due persone, l'incertezza di presentarsi ogni giorno al lavoro senza sapere se si sarà accettati da imprenditori che non vanno per il sottile. Fa impressione vedere come in questo "mondo libero" ed evoluto (ma la situazione è uguale in tanti altri paesi, incluso il nostro) si sia ritornati a un mercato del lavoro a cottimo e senza regole come poteva ancora accadere alla fine dell'ottocento.
Vari personaggi del film esprimono giudizi su questa situazione. Angie, troppo preoccupata per il suo tornaconto,  pensa semplicemente che quello che sta accadendo è una evoluzione dei tempi a cui bisogna adattarsi ma  Ken Loach ha inserito due coscienze critiche nel film: quella del padre di Angie, che osserva che questi uomini e donne dovrebbero ricevere un'educazione e trovare un posto nel loro stesso paese ("chi ci guadagna sono solo i boss della mafia e i padroni" )  e il giovane polacco Karol che in un guizzo di dignità decide di tornare al proprio paese  "Il vostro è un paese duro. Lo sono i vostri occhi. Sono duri quando sentono il nostro accento, quando ci guardano, quando ci date un ordine. Io sono un uomo. Non sono un servo".

Questa volta Ken Loach ha voluto provare a mettersi dalla parte dei padroni, ma  non si può non apprezzar la passione che ci mette nell'affrontare  problemi che incidono nella società di oggi come quelli legati all'immigrazione.

Autore: Franco Olearo


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