IL SEGRETO DEI SUOI OCCHI

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Titolo Originale: El secreto de sus ojos
Paese: Argentina
Anno: 2009
Regia: Juan José Campanella
Sceneggiatura: Eduardo Sacheri, Juan José Campanella
Produzione: Tornasol Films, Haddock Films, 100 Bares, Telefe, TVE, Canal+
Durata: 110'
Interpreti: Riccardo Darin, Soledad Villamil, Pablo Rago, Javier Godino

Buenos Aires al giorno d'oggi. L'agente federale Benjamin Espòsito è andato in pensione. Sente il bisogno di mettersi a scrivere un romanzo: la storia dell'omicidio di  una bella e giovane donna uccisa venticinque anni fa che ancora oggi turba la sua coscienza. Confida il suo progetto a Irene, all'epoca suo superiore diretto. Lo fa anche perché la lunga consuetudine di lavoro fianco a fianco con lei nasconde un amore mai dichiarato...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un'originale storia d'amore ma viene proposto, senza che venga giudicato criticamente, un odioso caso di vendetta privata
Pubblico 
Maggiorenni
Una nudità integrale femminile e una nudità frontale maschile. Turpiloqio ripetuto. Un odioso caso di vendetta privata
Giudizio Artistico 
 
Bravi i protagonisti, ottima la regia con un paio di sequenze da antologia; di stampo classico la sceneggiatura che in alcuni momenti non riesce ad evitare scene di facile impatto emotivo

Questo lavoro di Juan José Campanella,Oscar 2010 come miglior film straniero, ha la piacevolezza dei buoni film di una volta. Il racconto si avvia  senza fretta ma a passi ben cadenzati, presentandoci l'ambientazione e i personaggi principali. Si tratta di una storia di omicidio a cui ha investigato con passione l'agente Benjamin Esposito e sembra  di assistere a un noir americano anni cinquanta. C'è in più un'elegante ironia e una melanconia molto argentina su amori non espressi e su quello che avrebbe potuto succedere e non è accaduto.
La maggior parte della storia si svolge nel vetusto Palazzo di Giustizia: ampi uffici con tavoli carichi di scartoffie, impiegati che con meticolosa lentezza confezionano e catalogano fascicoli; capi ufficio che fanno a gara a evitare nuovi lavori e un magistrato capo sezione che si occupa solo di far notare come i suoi gregari non siano laureati mentre lui lo è. C'è anche una vecchia macchina per scrivere Olivetti con  alcuni tasti rotti  che gli uffici cercano di rifilarsi a vicenda.

La storia si svolge su più piani mentre una sapiente sceneggiatura rivela progressivamente la personalità dei personaggi principali e intreccia le loro esistenze.

C'è la componente investigativa  di per se, dove Espòsito e il suo inseparabile  collega e amico Sandoval si alternano nel far avanzare l'indagine che consentirà di stringere il cerchio intorno all'omicida.  Il tutto è narrato in flashback, ai tempi in cui i fatti avvennero e al giorno d'oggi, quando Benjamin decide di scrivere un romanzo per distaccarsi definitivamente da questa storia che lo ha ossessionato per anni; lo spingono a questo la bellezza violata della ragazza e l'ammirazione per un amore così puro,  fra lei e il marito. Una purezza e un amore che è mancato alla sua esistenza.

Le vicissitudini politiche dell'Argentina (la storia inizia alla morte del generale Peròn e prosegue al tempo della dittatura militare) sono appena accennate ma di grande impatto: quelli che si trovano nelle prigioni accusati di omicidio  vengono ora inquadrati  negli squadroni della morte per compiere esecuzioni sommarie degli oppositori del regime.

L'aspetto più vivo, grazie anche alla bravura dei due protagonisti,  è il rapporto fra Esposito (Riccardo Darin) e la donna che è il suo  superiore diretto (Soledad Villamil); li vediamo sempre rispettosi dei loro rispettivi ruoli,  separati dalla differenza di classe (vediamo lei, nei flashback di 25 anni prima, impegnata a organizzare un matrimonio di gran classe) ma solidali nel cercare di ottenere giustizia nei casi che affrontano.  Alla fine, quando lui è ormai in pensione e i legami professionali sono sciolti, scorgiamo  nei loro discorsi affiorare una confidenza, una consuetudine a rivelare l'uno all'altra i segreti più personali degne di quel grande amore che non hanno mai avuto il coraggio di dichiarare.

Ben costruito anche il ritratto dell'amicizia fra Benjamin e il collega Sandoval (l'attore comico Guillermo Francella): Esposito lo rimprovera continuamente per la sua scarsa professionalità ma è sempre pronto  a recuperarlo nei bar dove ha l'abitudine di ubriacarsi e a riportarlo a casa. Sandoval saprà, al momento opportuno, ringraziare l'amico per non averlo mai abbandonato.

Al vedovo della giovane donna (Pablo Rago) viene assegnato dall'autore il difficile compito di portare avanti il tema del rapporto fra la giustizia di stato ("io non sono per la pena di morte; una iniezione e lui si addormenta tranquillo: non è giusto") e la  vendetta privata. L'autore sembra propendere per la seconda.

Il regista argentino Juan José Campanella, che ha trovato il successo negli U.S.A. grazie ai due serial televisivi  Law & Order e Dr. House , mette la sua firma su un paio di sequenze degne del miglior cinema: un piano-sequenza che inizia dall'alto e cala a volo d'uccello sull'inseguimento, in uno stadio affollato, dell'omicida finalmente individuato;   in un'altra Irene e Benjamin si trovano in un ascensore del palazzo di giustizia: entra Isidoro, l'omicida che hanno loro stessi consegnato alla giustizia e che ora è stato liberato perché assoldato in uno squadrone della morte.  Isidoro non si volta; sa che alle sue spalle ci sono i due giudici. Estrae la pistola e la carica. Il tutto avviene nel più assoluto silenzio.

Autore: Franco Olearo


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