L' ORA DI RELIGIONE IL SORRISO DI MIA MADRE

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Titolo Originale: L' ORA DI RELIGIONE IL SORRISO DI MIA MADRE
Paese: Italia
Anno: 2002
Regia: Marco Bellocchio
Sceneggiatura: Marco Bellocchio
Interpreti: Sergio Castellitto, Jacqueline Lusting, Chiara Conti, Piera degli Espositi

Ernesto, un pittore affermato che vive a Roma, riceve un giorno nel suo studio una visita inaspettata: un monsignore, segretario del cardinal Piumini, lo ha convocato come testimone al processo di beatificazione di sua madre, uccisa anni addietro da un altro dei suoi figli, da tempo recluso in un ospedale psichiatrico. La notizia sorprende e sconvolge Ernesto: la causa è in corso già da tre anni ma i suoi parenti non l'hanno mai informato; inoltre questo evento, il ricordare, il dare testimonianza, lo riporta indietro verso un passato da cui credeva di essersi liberato. Ernesto partecipa,con fastidio crescente, agli appuntamenti che si rendono necessari per il processo di beatificazione assieme agli altri componenti della sua famiglia. Un incontro con sua zia gli fa chiaramente capire come tutti i suoi familiari stiano cercando spudoratamente di trarre vantaggio dalla situazione che è stata anzi da loro voluta e promossa di proposito. Ernesto se ne distacca definitivamente (rinuncia all'udienza con il Papa), rifugiandosi nell'affetto di suo figlio ed inseguendo una fugace storia d'amore con un bella e giovane insegnante della sua scuola.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un falso difensore dello spirito laicale è in realtà un anarchico individualista che rinnega il valori della famiglia, l'importanza dell'impegno civile e che non rispetta chi manifesta una fede sincera
Pubblico 
Sconsigliato
Per le idee nichiliste del protagonista e la bestemmia pronunciata
Giudizio Artistico 
 
Ottima interpretazione di Sergio Castellitto. lucido sviluppo del racconto che devia spesso verso la satira grottesca

 

Cosa ci vuole dire Bellocchio, regista ed al contempo sceneggiatore del film?
Ci può sembrare, in un primo momento, che con il personaggio di Ernesto abbia voluto giustamente fustigare certi opportunisti del sacro, sempre pronti a ricavarne  vantaggi personali; ma il protagonista del film è un ateo convinto, non ha alcuna velleità moralizzatrice; il suo sorriso, ironico ed amaro al contempo, segna il suo distacco dalle parole e dagli atti di chi invece crede. Ne potremmo dedurre allora ( e molti sono arrivati a questa conclusione) che Enesto è il portabandiera di un atteggiamento rigorosamente laicale (con il significato giornalistico che comunemente viene dato a questa parola: anti-clericale ed anti-dogmatico).

A mio avviso neanche questa ipotesi è vera; egli sorride ironicamente anche verso coloro che manifestano un impegno politico, sia pur ridicolizzato con toni caricaturali; sogna di veder crollare il Vittoriale , non solo per la sua ingombrante magniloquenza (nel qual caso saremmo tutti d'accordo ), ma come simbolo della patria e di tanti altri valori civili che costituiscono proprio la base del sentirsi "laici".
Ernesto quindi è solo un rigoroso individualista che ha rimosso da sé ogni valore condivisibile con i suoi simili.
Ma allora, svuotato di tutto, in cosa crede Ernesto? Gli restano da coltivare i suoi istinti naturali: la tenerezza verso suo figlio, il suo piccolo cucciolo e l'attrazione verso una dolce ragazza che incontra occasionalmente.
Crede nell'Amore , ha commentato qualche critico, ma l'amore è scelta, coerenza, progetto, mentre nel caso di Ernesto si tratta di una infatuazione, una naturale accelerazione del battito del cuore che tutti noi maschi subiamo quando ci trovano a parlare a tu per tu con una bella ragazza.
Certo, si trova bene con suo figlio, parla e discute con lui di tante cose, peccato però che il ragazzo vuol bene anche alla madre: gli fa piacere vedere i suoi genitori che insieme lo vengono a prendere a scuola.
Ernesto invece è troppo impegnato a disimpegnarsi anche dai doveri che ha con suo figlio e si sta allontanando dalla famiglia proprio per rincorrere il suo presunto diritto di innamorarsi.
Ritengo di sconsigliare questo film, non per la bestemmia che viene pronunciata, per la quale è sufficiente il divieto ai minori, non per le idee che il regista ha supposto di rappresentare, ma per la mancanza di un vero coinvolgimento dello spettatore: in questo film i cattivi sono troppo stupidamente cattivi e i buoni lo sono per mancanza di concorrenti. Bellocchio presume troppo e finisce per indisporre lo spettatore proprio per la sua presunzione.
Per sintetizzare il tutto con un espressione romama, a Bellocchio "gli rode" e ce lo manifesta tutto.

 

 

Autore: Franco Olearo


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