PETER PAN

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Titolo Originale: Peter Pan
Paese: Usa 2003
Anno: 2003
Regia: P.J. Hogan
Sceneggiatura: P.J.Hogan e Michael Goldenberg dal testo teatrale di James Matthew Barrie
Produzione: Universal Pictures/Columbia Pictures Industries Inc./Revolution Studios/Red Wagon Productions/Warner Roadshow Studios/Allied Stars
Durata: 113''
Interpreti: Jeremy Sumpter (Peter Pan), Jason Isaacs (Cap.Uncino), Rachel Hurd-Wood (Wendy)

Proprio quando Wendy sta per lasciare la stanza dei bambini ed essere affidata ad una zia nella sua stanza si presenta Peter Pan, l’unico bambino che non crescerà mai. Con lui e con i fratelli John e Michael, Wendy vola sull’Isolachenoncè dove, tra incredibili meraviglie, si ritrova a fare da mamma ai Bambini Sperduti ma anche a combattere al fianco di Peter il terribile Capitan Unicino.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Crescere e amare è una faccenda dolorosa che non manca di lasciare ferite profonde
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per alcune scene di tensione che potrebbero spaventare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Film scenograficamente fastoso grazie alla computer grafica, sceneggiatura molto vicina al testo originale ma complessivamente un po' freddo

Proprio quando Wendy sta per lasciare la stanza dei bambini ed essere affidata ad una zia nella sua stanza si presenta Peter Pan, l’unico bambino che non crescerà mai. Con lui e con i fratelli John e Michael, Wendy vola sull’Isolache non cè dove, tra incredibili meraviglie, si ritrova a fare da mamma ai Bambini Sperduti ma anche a combattere al fianco di Peter il terribile Capitan Unicino.

Prodotto a cento anni dalla prima messa in scena teatrale del testo di Barrie, questo nuovo Peter Pan si fa un vanto della sua fedeltà all’originale, che è rispettata sopratutto nel dare un tocco sottilmente nonsense anche al “nostro” mondo, molto meno realistico di quanto potremmo aspettarci.

Rispetto al vecchio cartone Disney, ma anche al fortunato Hook di Spielberg, questo film, da storia per bambini diventato qui una vicenda di educazione sentimentale per preadolescenti.

Chi deve imparare è Wendy, una ragazzina con lo sguardo autenticamente pieno di meraviglia e curiosità, ma anche Peter, che ha un look ispirato alle mode contemporanee e, con il suo sguardo tra il malizioso e l’innocente, incarna con molta efficacia il momento di passaggio tra l’infanzia e l’adolescenza.

La favola firmata da P.J.Hogan (Le nozze di Muriel, Il matrimonio del mio migliore amico), infatti, racconta soprattutto le incertezza provate da bambini che cominciano a guardare i propri coetanei di sesso opposto come qualcosa di diverso da semplici compagni di gioco.

Wendy, educata in una famiglia abbastanza insolita da avere un cane San Bernanrdo per tata e abituata a condividere con i fratelli maschi un mondo fatto di indiani e pirati, sta per diventare donna, come riconosce l’occhio lungo e “vittoriano” della zia. Questo passaggio comporterà naturalmente alcuni decisivi cambiamenti, non ultimo una rinuncia (o forse solo una progressiva dimenticanza) della dimensione del sogno e dell’esercizio della fantasia privo di limitazioni tipico dell’infanzia

Ma quando Wendy accetta di lasciare la sua casa al fianco di Peter non lo fa semplicemente per sfuggire al passaggio verso un’età misteriosa e forse meno libera. Tra i colori e le magie dell’Isolachenoncè (splendidamente resi grazie all’intreccio degli sfondi naturali con gli effetti speciali della Industrial Light and Magic di George Lucas) la ragazzina, infatti, ritrova alcuni dei turbamenti che si è lasciata alle spalle.

Mentre si muove nello sfondo fantastico dell’Isola la ragazzina deve “fare la mamma” dei Bambini Sperduti, ma anche misurarsi con due modelli maschili alternativi: da un lato Peter, che è un bambino, ma sa fare complimenti da adulto, dall’altro il tipico mascalzone con la parlantina sciolta, Capitan Uncino, che per la prima volta in un film, in linea con l’inquietante (e freudiana) scelta teatrale, ha lo stesso volto del padre di Wendy, quello pericoloso e affascinante di Jason Isaacs, già abbonato ai ruoli di cattivo da Il Patriota a Harry Potter. In questa scelta di cast, tra l’altro, si può intuire una sottolineatura che appartiene a tutto il film: bene e male, pericolo e sollievo, sono compenetrati e in una certa misura persino reciprocamente necessari sia nella fantasia dei bambini che nel mondo degli adulti. C’è in realtà un terzo modello, che è proprio il padre di Wendy, capace di “mettere nel cassetto” i suoi sogni e di sacrificarsi per il bene della famiglia, conquistandosi con questo la devozione della moglie. Questo aspetto, tuttavia, appare solo marginalmente tematizzato, anche se in qualche misura interiorizzato dalla protagonista Wendy, alla fine capace di scegliere la realtà sacrificando la pur affascinante (ma in definitiva innaturale) alternativa di un’infanzia perenne.

Per Hogan la relazione tra Wendy e Peter, esplicitando tutti i suggerimenti presenti nel testo ispiratore, diventa sopratutto la storia di un primo “grande” amore; si può “prenderlo sul serio”, come fa Wendy, che pure accetta di perderlo, oppure intestardirsi, per continuare a “restare bambini” e “giocare alla vita”, come fa Peter fin quasi alla fine.

É una vicenda che, in ogni caso, si gioca anche sul filo del racconto e dell’affabulazione (che è, prima ancora della bellezza, il vero potere di Wendy, ma anche la vera e unica magia del mondo), ma che, sopratutto verso il finale, si tinge anche di nero.

La pellicola, infatti, non rinuncia a mostrare l’aspetto horror del testo di Barrie (le sirene che annegano gli incauti passanti, il Coccodrillo che attende di inghiottire Uncino, la stessa spietata casualità con cui il Capitano uccide i suoi uomini colpevoli di insubordinazione) e disegna dei bambini che sono dotati sì di una fantasia creatrice, capace di resuscitare una fata, ma allo stesso modo possono utilizzare il loro mantra per condannare Uncino ad una morte solitaria e terribile.

Anche se gli sbudellamenti non sono in scena e il nero non diventa mai splatter, questo tocco sinistro si stende come un’ombra sottile sull’intero racconto, forse per suggerire che nel mondo della fantasia, come anche in quello reale, crescere e amare è una faccenda dolorosa che non manca di lasciare ferite profonde, come dovrà riconoscere lo stesso Peter piangendo per la prima volta.

Amore e morte, morte e vita, fantasia e realtà: è tra queste polarità, mai chiaramente distinte, forse spesso mescolate con una certa dose di furbizia, che si gioca il nuovo Peter Pan, per cui anche “morire può essere una bellissima avventura”, ma che alla fine, di fronte al ritorno dei suoi seguaci nel mondo di tutti i giorni, deve riconoscere che è vivere la vera avventura, la sola gioia da cui proprio Peter sarà escluso per sempre.

Elementi problematici per la visione: la visione del film non ha particolari controindicazioni, tuttavia, per il taglio adottato e le dinamiche create tra i personaggi, il film sarà probabilmente più apprezzabile da bambini e bambine dagli 8-10 anni in su.

 

(la recensione è tratta  dal libro "Film di valore" di prossima pubblicazione presso le edizioni ARES, a cura di A. Fumagalli e L. Cotta Ramosino).

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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