Non ti muovere

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Titolo Originale: " Non ti muovere"
Paese: Italia, Spagna, Inghilterra
Anno: 2004
Regia: Sergio Castellitto
Sceneggiatura: Margaret Mazzantini, Sergio Castellitto
Durata: 125'
Interpreti: Sergio Castellitto (Timoteo), Penelope Cruz (Italia), Claudia Gerini (Elsa), Angela Finocchiaro (Ada)

Timoteo, chirurgo affermato e  felicemente sposato ma annoiato da una vita  per lui senza emozioni, ha un rapporto  passionale con  una donna di umili origini, resa fragile  da un doloroso  passato

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un uomo, diventato arbitro del destino di una donna e di un bambino che sta per nascere, non sa assumersi le sue responsabilità
Pubblico 
Sconsigliato
Per atti di violenza sessuale, rapporti amorosi espliciti e i disvalori che vengono trasmessi
Giudizio Artistico 
 
Ottima padronanza della macchina da presa, sceneggiatura robusta, eccezionale interpretazione di Penelope Cruz

Visione dall'alto di una strada bloccata da macchine poste di traverso. La pioggia precipita giù fitta. Primo piano di un casco di motorino con i lacci aperti. Un'autoambulanza porta via una giovane ragazza. Inizia così la seconda prova di regista di Sergio Castellitto che ha portato sullo schermo il libro omonimo, premio Strega 2002 di Margaret Mazzantini, qui nelle vesti di co-sceneggiatrice. Timoteo, chirurgo nell'ospedale dove è stata portata la ragazza ferita, scopre che si tratta di sua figlia. Resta lunghe ore ad attendere fuori dalla sala operatoria  ed  intanto, solo ed impotente davanti ad un destino che non può condizionare, sente il bisogno di  confessare a sé stesso un evento accaduto 15 anni fa, quando sua figlia non era ancora nata  e lui si era trovato, in piena estate, con la macchina in panne, alla periferia di Roma. Un donna modesta e neanche attraente lo aveva invitato nella sua  casa abusiva, soffocata da palazzoni in costruzione, perché potesse fare una telefonata. Timoteo, annebbiato da un eccesso di alcool, se ne era impossessato brutalmente, senza una parola. Quando poi era ritornato alla sua splendente  villa al mare, dalla  sua bella moglie, giornalista impegnata e con poca voglia di avere figli, risucchiato dagli impegni mondani della società di cui fa parte, aveva sentito nostalgia per quella attrazione primitiva ed era ritornato più volte  a compiere quel silenzioso rituale  finché,  scoperta che non smettiamo mai di riscoprire, si era accorto che sulla  sessualità aveva attecchito il sentimento e che dentro quel corpo c'era  la fragile e dolorosa umanità di una  donna troppo sola. Timoteo ama  Itala, come lui le dichiara? La mia risposta è No. Timoteo mantiene sempre la distanza di un uomo che ha e che può, né rinuncia alla sua superiorità  quando le  regala quelle scarpette rosse che le piacciono tanto; meglio piuttosto parlare  di compassionevole empatia, struggente rimorso verso quella testimonianza vivente della sua incapacità di prendere una decisione. Era iniziata così per lui una doppia vita fatta di sotterfugi e  bugie, al punto da aspettare un figlio da entrambe le donne.
La narrazione deve fermarsi qui per non svelare altri particolari.
Non mi stupirei se le donne si arrabbiassero molto nel vedere questo film: al solito maschio  ipocrita e debole, che rivolge tutta la sua spontaneità ed il  suo desiderio  verso l'amante, mentre  condivide con la moglie solo  carriera e  famiglia, si contrappone una donna che ne resta sempre emotivamente dipendente, senza riuscire ad avere  uno scatto d'orgoglio risolutivo.
Occorre dire che, a differenza di tanti film basati sul triangolo amoroso, qui non c'è alcuna voglia da parte di lui di risolvere la situazione, di prendere una decisione sia pur dolorosa  ma a beneficio di tutti.  Ad un certo punto della storia l'onesta  Italia, appena saputo che la moglie di lui sta aspettando un figlio, si domanda se il Signore li potrà mai perdonare. Nessun dubbio traspare  invece in Timoteo, che oltre a dichiarare che Dio non esiste, non sente la necessità di giustificarsi davanti a nessuno. 
Claudia Gerini rende molto bene  l'immagine di una donna moderna  impegnata nel proprio lavoro ma apprensiva quando deve educare sua figlia.
L' interpretazione di Penelope Cruz è eccezionale e forse confermerà la regola che per vincere un premio occorre imbruttirsi. Il personaggio di Penelope è autoconsistente: ad ogni battuta che dice si percepisce il suo doloroso passato e si intravede il suo tragico destino. 
Non così per Castellitto, il cui personaggio non è messo a fuoco nelle sue vere motivazioni.  Per la suo senso di noia della vita e la ricerca di sensazioni forti, si potrebbe disturbare anche il nichilismo dello "Starniero" di Camus, ma sarebbe andare oltre le intenzioni della stessa autrice.  Più realistico fare riferimento al solito italiano  infedele e debole impersonato da  Gassmann e Tognazzi in tante commedie all'italiana; solo che in questo caso il tono è terribilmente melodrammatico (si entra e si esce continuamente da una sala operatoria) e lo stereotipo è stato leggermente modernizzato: lo si vede  sopratutto in quell' atteggiamento composto e politically correct fra i coniugi ...( ma le belle litigate di una volta?).
Molto efficace invece Castellitto come regista: mostra di  aver colto, con intuizioni visive originali e con una realizzazione molto curata, lo spirito delle pagine del romanzo della moglie.

Autore: Franco Olearo


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