LA MUMMIA

 
Titolo Originale: The mummy,1999
Paese: USA
Anno: 1999
Regia: Stephen Sommers
Sceneggiatura: S. Sommers

Siamo nella Tebe dell’antico Egitto (ricostruita, con grande impatto visivo, tutta in computer grafica). Nel palazzo reale si consuma un atroce episodio di sangue: il sommo sacerdote Imhotep (Arnold Vosloo) e la preferita del faraone Anck-Su-Namun (Patricia Velasquez) sono amanti.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un film di evasione; nulla da segnalare
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per qualche scena violenta ed impressionante,una nudità in trasparenza
Giudizio Artistico 
 
Film con un buon ritmo ed un simpatico spirito ironico. Efficace computer grafica

Il faraone li scopre e questo provoca la sua morte per mano della ragazza, complice il sacerdote. Catturati immediatamente, lei si suicida , con la promessa da parte di Imhotep di riportarla in vita (egli è il solo che come sommo sacerdote può accedere alla potentissima formula contenuta nel Libro della Vita, mai usata da alcuno fino ad allora). Ad Imhotep tocca invece una sorte atroce: viene mummificato vivo nella città dei morti di Hamunaptra e, come se non bastasse, la sua sepoltura viene accompagnata dalla maledizione di una morte inesorabile per il profanatore che sarà riuscito a riportarlo in vita, nonché l’arrivo di nuove piaghe sull’Egitto.

Passano molti secoli. Nel 1923 una archeologa di nome Evelyn (Rachel Weisz) con suo fratello Jonathan (John Hannah) si sono uniti ad un avventuriero americano (Rick, interpretato da Brendan Fraser) perché a quanto pare solo lui ha conosciuto fortunosamente (durante i suoi anni vissuti combattendo con la Legione Straniera) l’esatta ubicazione di Hamunaptra, la città dei morti dove si favoleggia sia nascosto il tesoro reale del faraone Seti Primo.

L’impresa è tutt’altro che semplice perché ostacolata dalla concorrenza (un gruppo di Cow Boys trapiantati in Egitto che cercano di metter mano allo stesso tesoro) e da una banda di beduini che venga profanata la città dei morti e che venga posta in atto la maledizione di Imhotep. I lorosforzi saranno vani: la mummia riprende vita ed uccide tutti gli esploratori che gli capitano sotto tiro (tranne i nostri 3 eroi naturalmente) in quanto ha bisogno di organi umani per poter rigenerare i suoi. Evelyn, suo fratello e Rick, da ricercatori iniziali diventano ricercati, inseguiti dalla mummia. Successivamente è Rick con Jonathan a passare al contrattacco perché ora Imhotep ha rapito Evelyn: il corpo di lei è essenziale per riportare in vita la mummia della sua antica amata.

Con ritmo frenetico, si alternano colpi di scena , scontri a fuoco o all’arma bianca , si cerca di fuggire dalle nuove piaghe d’Egitto; il tutto arricchito con immagini generate al computer, fino all’inevitabile lieto fine.

Il film ha lo stesso titolo di una pellicola del 1932, interpretato da Boris Karloff. Anche in questo caso Imhetop era stato mummificato vivo e poi riportato in vita tramite un’incauta lettura delle parole sacre contenute in una pergamena ritrovata accanto alla tomba. Tutto il film trova la sua tensione, sottolineata da cupe atmosfere gotiche, nel disperato amore del sacerdote che cerca di nuovo, dopo 3000 anni, di riportare in vita la sua amata. La nostalgia del passato viene ulteriormente rinfocolata dalla scoperta, nella città del Cairo dell’inizio secolo, di una ragazza perfettamente uguale (si tratta infatti di una sua discendente) a colei che ha tanto amato 3000 anni fa.

Del precedente film, in questa versione 1999, resta solo l’antefatto avvenuto nell’antica Tebe (la parte più suggestiva del film) ma per il resto se ne discosta in modo sostanziale.

Il motivo è molto semplice: ha dichiarato infatti S. Sommers, il regista del film: " lo Studio voleva un film estivo, divertente, da pop corn ed è esattamente ciò che gli ho dato".

Le chiavi di lettura del film sono infatti due: l’aver scelto gli adolescenti come "target audience" ed il prendere atto dell’ormai predominante l’influenza che sui film americani esercitano le varie società di computer grafica. In questa prospettiva adolescenziale era controproducente rifarsi all’atmosfera dolente e disperata del primo film di questa lunga serie di remake; sicuramente molto meglio un’allegra storia d’amore fra due giovani come Fraser e la Weisz. Che ci sia poco approfondimento psicologico della loro relazione poco importa: essi si innamorano fra un’avventura e l’altra come si possono innamorare due ragazzi a furia di stare insieme a giocare "a guardie e ladri".

Molto più serio è il paragone con il film di Spielberg "I predatori dell’arca perduta"; il film incentrato anch’esso sull’avventura (con episodi ispirati ad i fumetti anni ’30) e sull’ironia con cui vengono affrontate le situazioni, anche le più disperate. In questo confronto "La mummia" ne esce perdente. Il film di Spielberg riesce ad interessare grazie ad un accurato dosaggio dei colpi di scena e ad una calibrata immissione di effetti speciali, che restano funzionali al racconto. Nel caso di "la mummia" del 1999 manca proprio l’equilibrio, nel tentativo di sbalordire sopratutto grazie ad una iniezione massiccia di effetti costruiti al computer. Imperdonabile a questo riguardo la ripetitività degli effetti: per almeno 4-5 volte nel film vediamo degli scarafbei carnivori (generati elettronicamente) che divorano le loro vittime; la stessa mummia Imhotep non è un uomo travestito ma è stata animata elettronicamente in modo abbastanza impressionante; successivamente però questo effetto viene replicato più volte fino al crescendo finale dove assistiamo all’assalto di varie decine di mummie risuscitate che cercano di avere la meglio su Dick.

Il pericolo potenziale è che stiamo cessando di meravigliarsi di questo sfoggio di capacità tecnica (soprattutto quando fornita in dosi massicce) e vorremmo il ritorno di belle storie ben raccontate.

Commento sui contenuti

Violenza/scene ad alta tensione: di scene di questo tipo ve ne sono potenzialmente molte, a partire da quella iniziale quando Imhotep è mummificato vivo fino a quelle in cui ila mummia oramai ritornato in vita ha bisogno di prelevare organi di altri individui per ricostituire i suoi. Occorre dire però che il tono autoironico che pervade tutto il film, la mancanza di sangue e di dettagli raccapriccianti sulle ferite diluisce la tensione di molte scene.

Sesso, nudità : La bella Anc-Su-Namun appare, in una scena iniziale, ricoperta di un peplo trasparente. L’effetto è parzialmente attenuato dal particolare che la sua pelle è dipinta con giallo-oro.

Autore: Franco Olearo


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