TOY STORY 3 LA GRANDE FUGA

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Titolo Originale: Toy Story 3
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Lee Unkrich
Sceneggiatura: Michel Arndt
Produzione: Walt Disney Pictures, Pixar Animation Studios
Durata: 109'

Andy ha ormai 17 anni; fra pochi giorni andrà al college. I giocattoli si sono rassegnati ad andare a finire in soffitta o ad venir regalati ad un asilo. Ques'ultima soluzione sembra essere la meno peggio ma ben presto si accorgono che sono andati a finire in una sorta di lager dal quale è difficile scappare. Ma il cowboby Woody ha architettato un piano per la fuga...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Attraverso le vicissitudini del gruppo dei giocattoli, il problema della fedeltà al loro "bambino" appare una metafora della fede che gli adulti debbono portare verso il loro Creatore
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Impeccabili la sceneggiatura e la regia. La tecnologia è perfettamente funzionale al racconto

E’ incredibile: Lasseter ha fatto ancora una volta centro. Dopo il capolavoro Wall-E, e l’interessantissimo Up,   ora la Walt Disney e la Pixar presentanoToy Story 3: ultimo film della fortunata serie dei giocattoli di Andy, che ha inaugurato l'era del lungometraggio in computer grafica.

Arrivati al terzo episodio ci si  sarebbe potuti aspettare un esaurimento dell’inventiva ed ecco che invece Toy Story 3 risulta di gran lunga il migliore fra i suoi predecessori. Ovviamente è baricentrica la sceneggiatura di Michel Arndt (Little Miss Sunshine) , la regia di Lee Unkrich  (Alla ricerca di Nemo) e lo stesso doppiaggio (in USA hanno prestato la loro voce attori del calibro di Tom Hanks (Woody),  Tim Allen (Buzz)  ..) e solo in parte la qualità della computer grafica , molto migliorata dai tempi del primo Toy Story.
Ma è Lassetrer (qui come produttore e fra gli ideatori del soggetto) che sa dare il marchio di fabbrica della Pixar, che vuol dire racconti con appassionanti colpi di scena, personaggi ben delineati e una ricca tavolozza di sentimenti: gioia, paura, melanconia, tenerezza, indirizzati primariamente ai più piccoli ma dove è sempre possibile individuare in profondità messaggi che raggiungono anche gli adulti.

Se per caso qualche adulto storcesse ancora il naso dicendo che l’animazione è un’arte minore, che non si può riprodurre la ricchezza espressiva di un volto umano, guardi alcune scene memorabili di questo film: quando ormai tutto è perduto e il gruppo dei giocattoli sta per esser inghiottito dalla fornace di un inceneritore di rifiuti,  loro non si parlano ma con uno sguardo che dice tutto, si stringono le mani, formando una catena umana in attesa della fine.

O quando la madre di Andy, fino all'ultimo solerte e affaccendata  nell’aiutare il figlio a preparare i bagagli, si ritrova  nella sua stanza ormai svuotata e solo allora, di colpo, si accorge cosa realmente sta accadendo:  il suo “piccolo” da domani non  sarà più in quella stanza e un nodo di commozione le stringe la gola.

L’incipit del film è fantasioso, convulso e caotico come può esserlo la mente di un bambino: Woody con il suo inseparabile destriero Bulseye  e la romantica cowgirl Jessie debbono sventare una rapina al treno operata dai cattivi coniugi Potato: per fortuna, a risolvere la situazione arriva ancora una volta l’astronauta Buzz Lightyear e lo spaventoso  Tyrannosaurus Rex…

Scopriamo presto che si tratta in realtà di un ricordo dei bei tempi passati:  il destino dei giocattoli, ormai ammucchiati in un cassettone, si gioca tutto fra una scatola dove c’è scritto cantina, un'altra dove c’è descritto “asilo nido” e infine il sacco della  spazzatura.  Da questa complessa situazione nasco

no tutte le incertezze, le ansie dei giocattoli, che si interrogano su quale sia la loro vera funzione su  quale sia il destino che si sta preparando per loro.

Gli autori hanno costruito un microcosmo dei giocattoli non comunicante con gli umani (si animano solo quando non sono visti da loro) che è una chiara metafora di quello reale. O forse l'utopia di come dovrebbe essere.
I giocattoli, proprio come gli umani, vivono momenti di drammatici cambiamenti e sono incerti su quale sia la decisione più giusta da prendere, ma sono sicuri  sul metodo:  discutono tutto collegialmente e sanno che la decisione che andrà presa dovrà sempre implicare la solidarietà su tutti i componenti del gruppo: nessuno verrà lasciato solo.

I giocattoli discettano su quale sia la loro funzione, in altre parole quali debbano essere i loro principi etici: Woody non ha dubbi: loro sono legati indissolubilmente al loro unico "bambino" Andy, mentre gli altri si sentono traditi e ritengono giusto rendersi disponibili anche per altri bambini. "Se  il nostro bambino ci vuole al college o in soffitta, il nostro compito è essere li per lui" insiste Woody. Se gli altri  si sentono traditi da Andy, Woody ribadisce che bisogna sempre avere "fiducia" in lui, che non li abbandonerà mai.

In effetti,  chi è cattivo, come l’orsetto Lotso - grandi abbracci, lo è perché ha perso la fiducia nel suo bambino,  ha creduto possibile costruire un mondo governato solo dai giocattoli ma  non si può vivere senza l'amore per il proprio bambino e un mondo gestito dai soli giocattoli finisce per generare  tirannide e crudeltà.

Questa teologia spiegata ai bambini ha un solo difetto: manca il pentimento e il perdono ma forse ciò è dovuto a un'’impostazione di matrice protestante.

I momenti di comicità sono irresistibili: come quando Buzzz, la cui voce è stata commutata nella lingua spagnola, ingaggia un flamenco pieno di furore e passione con la cowgirl Jessie o quando Ken, davanti a Barbie, improvvisa una sfilata con i vestiti del suo illimitato guardaroba (l’accusa di omofobia rivolta a questo film è semplicemente ridicola: Ken non è la caricatura di un omosessuale ma è semplicemente un vanitoso, e la coppia Ken –Barby è stata animata in modo molto arguto, esattamente come ce li siamo da sempre immaginati).

Ovviamente non tutto è originale e i riferimenti sono tanti, dalla Fattoria degli animali di Orwell a momenti drammatici dell’affondamento del Titanic ma ogni allusione è perfettamente coerente con l'economia della narrazione.

In un punto forse un racconto costruito con animazione 3D riesce  ad avvantaggiarsi rispetto a un film con attori veri: nei passaggi commoventi (si pensi a quando Andy decide di donare tutti i suoi giocattoli alla piccola vicina di casa e per l'ultima volta costruisce un racconto di fantasia con i giocattoli di un tempo per interessare la nuova padroncina):  le corde della commozione vibrano senza che qualche critico possa  tirar fuori per l'occasione il terribile aggettivo di "zuccheroso".

Ma forse la differenza non sta nella tecnologia: forse gli autori sono realmente esperti di umanità, sanno che noi tutti siamo passati dalla fanciullezza all'adolescenza e sanno molto bene come farcelo rivivere.

Autore: Franco Olearo


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