MONSOON WEDDING

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Titolo Originale: MONSOON WEDDING
Paese: India
Anno: 2001
Regia: Mira Nair
Sceneggiatura: Sabrina Dhawan
Durata: 114'
Interpreti: Littete Dubey, Shefali Shetty,Vijay Raaz

Vincitrice del Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia 2001, con un buon successo al botteghino da imputarsi al passaparola degli spettatori, questa pellicola è una delle poche produzioni dell’enorme mercato indiano (detto Bollywood, dal momento che per numero di film, destinati quasi esclusivamente ad un pubblico “nazionale”, eguaglia gli Usa) capace di ritagliarsi spazio e attenzione nell’affollato panorama del cinema attuale.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La famiglia è ancora la struttura portante della società indiana
Pubblico 
Adolescenti
Per il linguaggio ed un riferimento alla pedofilia
Giudizio Artistico 
 
Un ricco affresco della società alta indiana, gioioso e ben caratterizzato

Lo si deve probabilmente alla sensibilità della regista, ormai da anni inserita in un circuito internazionale (suoi sono anche Mississipi Masala e Salaam Bombay), abile nel creare un miscuglio di temi e strategie narrative che si differenzia sia dalle grandi produzioni americane che dal cinema d’autore europeo, come pure dalle tipologie di cinematografie altre (iraniana, russa, cinese...) che riscuotono successo nei festival internazionali e in limitati circoli intellettuali.

La storia è quella di un matrimonio combinato nell’upper class di Delhi, un evento che si svolge su più giorni e coinvolge un numero esorbitante di parenti e amici provenienti da varie parti del mondo, portando alla luce segreti e sentimenti, desideri e speranze in un susseguirsi di colpi di scena e rivelazioni scanditi dai colori, dai riti e dalla musica, di cui il film trabocca .

Proprio l’andamento vicino al musical (il genere principe della cinematografia popolare indiana) così come il curioso miscuglio di modernità e tradizioni (matrimoni combinati, organizzati, però, da un wedding planner metodicamente pasticcione, ma romantico – tanto da corteggiare e impalmare con grande semplicità la cameriera della famiglia protagonista - forti legami familiari, drammi legati alle molestie sui minori, e molto altro…) fanno di questa pellicola uno spettacolo piacevole, capace di mettere a fuoco in modo originale, ma anche autentico e profondo, temi come la ricerca della felicità e della propria strada nel mondo, la necessità di affrontare il passato per poter vivere il futuro, la responsabilità dei genitori nei confronti dei figli, il tutto all’interno di un mondo che ci è solo in parte estraneo.

La vicenda centrale del film, infatti, ruota intorno alla scelta, per certi versi provocatoria e sconcertante, della giovane protagonista (farsi trovare un marito dai genitori), che in verità si configura come rinuncia alla scelta, sospesa tra gli estremi di una relazione senza futuro con un uomo sposato e l’accettazione di una tradizione che appare probabilmente più insolita ai nostri occhi che a quelli degli indiani.

I genitori di lei, brave persone che immaginiamo “accoppiate” grazie al medesimo sistema, sono animati da un genuino desiderio di fare il bene dei propri figli e dunque scelgono uno sposo che possa renderla felice (il figlio ingegnere di amici emigrati in Texas); disposti ad indebitarsi per offrire alla ragazza tutto quello che possono, cercano di organizzarle un matrimonio con i fiocchi, riportando all’ovile parenti da tutto il mondo.

Quella che incontriamo in queste scene di preparazione e attesa (l’acquisto del corredo, il fidanzamento, la “festa delle donne” con canto rituale, l’allestimento del giardino per la cerimonia), è un’India che, pur non nascondendo lo squallore e la miseria di alcuni paesaggi cittadini, è piena di colori e di suoni, sospesa tra tradizioni millenarie e divisioni di casta (basti vedere la differenza tra le due cerimonie di nozze, che pure suggerisce una comunanza di fondo basata sull’amore), ma anche capace di una vitalità e di un rinnovamento che cozza con la tipica immagine del paese meraviglioso, ma arretrato a cui siamo stati abituati.

Il percorso che Aditi, la protagonista, compie nel corso del film, tuttavia, pur svolgendosi all’interno di convenzioni che possono apparirci lontane, ha un significato che oltrepassa i confini culturali e nazionali. Dopo un rifiuto istintivo e immaturo della propria libertà (probabilmente generata dalla triste consapevolezza che la relazione con il collega sposato non la porterà mai alla felicità), infatti, la fanciulla, mentre sembra “subire” i vari momenti del matrimonio, impara la necessità di una chiarezza su se stessa e con gli altri: quel matrimonio sarebbe sbagliato non tanto perché combinato (quello dei suoi genitori, nato allo stesso modo, è un esempio di riuscita), ma perché basato su una menzogna.

La confessione al futuro sposo, lo stupore di fronte alla comprensione che lui le dimostra, la speranza di un nuovo inizio, riescono finalmente a muovere la libertà di Aditi; ora la giovane è pronta ad affrontare un passo che, come le dice anche il futuro marito, racchiude sempre , in misura più o meno grande, un margine di rischio e di incertezza e richiede, quindi, la volontà di impegnarsi totalmente perché la vita insieme funzioni.

                                   Luisa Cotta Ramosino

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La famiglia Verma è proprio una famiglia allargata: una vera tribù di zii, nipoti, fratelli, nonne, suoceri in un intreccio di sangue , di interessi e di solidarietà; tutti stanno convergendo dai quattro punti cardinali (chi viene dagli Stati Uniti, chi dall'Australia,..) per celebrare il matrimonio della loro figlia maggiore .

Sembrerà strano, per noi occidentali abituati alle immagini oleografiche di un'India misera e fuori dal tempo, scoprire l'esistenza di una ricca borghesia che vive in ville con giardino, che fa uso intenso di cellulari e di potenti fuoristrada usate come automobili. Superata la sorpresa iniziale, ci troviamo all'interno di un intreccio di storie d'amore e di cronaca familiare dove il vecchio, il nuovo e l'eterno si intrecciano; mentre la giovane si deve sposare con un ragazzo che non ha mai conosciuto ("però in fondo è carino.."), i genitori sono alle prese con un figlio quattordicenne ribelle che pensa solo a cantare e ballare. Intanto il titolare della ditta incaricata organizzare la festa, scapolo da troppo tempo (come dice sua madre), insegue con lo sguardo una fantesca molto giovane e romantica...

l film trasmette giovinezza e gioia di vivere e mostra quanto importanti siano anche in questo lontano paese i valori familiari (rappresentati soprattutto dalla coppia dei genitori che riescono a risolvere con l'affetto e la coesione interna, problemi anche gravi) nonché il valore dell'onestà e della sincerità anche dolorosa (la giovane confessa al suo promesso sposo di avere un'amante al quale si sente ancora legata). La regista non cerca però di presentarci un quadro zuccheroso e di maniera: non tralascia di presentarci il rovescio della grande famiglia, pur continuando a crederci: la permanenza dei matrimoni combinati, l'invadenza di uno zio protettore, generoso in modo troppo interessato. Sarà poi l'inizio della cerimonia nuziale, sotto una torrenziale pioggia monsonica, quasi un battesimo purificatorio, che farà ricompaginare tutti i componenti della famiglia, orgogliosa di perpetuare le proprie antiche tradizioni.

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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