NEL MIO AMORE

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Titolo Originale: "NEL MIO AMORE"
Paese: Italia
Anno: 2003
Regia: Susanna Tamaro
Sceneggiatura: Susanna Tamaro e Roberta Mazzoni
Produzione: Fulvio Lucisano per Italian International Film
Durata: 2
Interpreti: Licia Maglietta, Urbano Barberini

Molto interessante questo film d’esordio di Susanna Tamaro, la ben nota scrittrice che ha raggiunto un grande notorietà a partire dal suo bel romanzo di dieci anni fa, Va’ dove ti porta il cuore.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Si parla di fede e di amore, di colpa e di perdono, dell’inferno e del paradiso, di una vita spesa solo a cercare il benessere e il successo e dell’apertura agli altri nella condivisione e nel voler bene. E presente però un certo manicheismo nel tratteggiare personaggi tutti cattivi o tutti buoni
Pubblico 
Adolescenti
Per alcune scene di forte tensione drammatica in famiglia; una scena lievemente sensuale
Giudizio Artistico 
 
Regia molto curata, stupendi paesaggi montani grazie alla fotografia di Giuseppe Lanci, ottime interpretazioni degli attori. Alcuni passaggi narrativi appaiono un po' rigidi e non pienamente giustificati.

Il suo primo lungometraggio, Nel mio amore, prodotto da Fulvio Lucisano, nelle sale italiane dal 23 settembre, ha per protagonista Stella (una intensa e bravissima Licia Maglietta), che ritorna dopo anni nella casa natale. Poco a poco veniamo a scoprire il suo passato: un rapporto difficile con il marito (Urbano Barberini) che esaspera il figlio fino a renderlo ribelle, e un rapporto altrettanto difficile con la figlia, hanno chiuso ormai il cuore di questa donna, che grazie all’amicizia con un personaggio un po’ misterioso –che era stato anche amico di suo figlio, morto tragicamente in un incidente- che abita fra queste montagne, ripercorre il suo passato fino a intravedere una speranza di cambiamento.

Nel mio amore è un film coraggioso, che ha l’ardire di incamminarsi su sentieri nuovi e molto alti, assai diversi da quelli di gran parte del cinema italiano. E’ anche un film girato assai bene, che mostra una connaturalità della Tamaro con il linguaggio delle immagini, i silenzi, la valorizzazione degli oggetti e dei paesaggi, che forse sorprenderanno più di uno spettatore. La scrittrice triestina, in effetti, si era diplomata in regia presso la Scuola Nazionale di Cinema, e prima di dedicarsi solo alla scrittura aveva lavorato come assistente di alcuni registi e come autrice di documentari. Le location scelte sono inusuali e bellissime: stupendi paesaggi di montagna che la regista ha trovato in Slovenia. Le immagini sono quindi molto espressive, valorizzate da una splendida fotografia di Giuseppe Lanci, uno dei maestri italiani di questa arte, che aveva lavorato anche per Tarkovskij. In effetti la Tamaro richiama il regista russo in numerose scelte stilistiche e anche nella sensibilità per un tipo di cinema che valorizza molto tanto la cura dell’immagine quanto l’interiorità dei personaggi.

I temi, come dicevamo, sono molto coraggiosi: Susanna Tamaro e la sua co-sceneggiatrice, Roberta Mazzoni (La settima stanza, Matrimoni), non hanno paura di parlare molto apertamente di fede e di amore, di colpa e di perdono, dell’inferno e del paradiso, di una vita spesa solo a cercare il benessere e il successo e dell’apertura agli altri nella condivisione e nel voler bene. Sono temi talmente alti e forti che a volte forse si avverte che non sono completamente “avvolti” nella storia, ma emergono un po’ al di fuori di essa. Il personaggio del marito, per esempio, forse è un po’ eccessivo in una sua cattiveria e grettezza non ben spiegata nel corso del film. Può darsi che la limitatezza del budget a disposizione (che peraltro lo spettatore non nota, grazie all’eccellente lavoro di messa in scena realizzato) abbia portato a dover sacrificare alcune parti della storia che forse avrebbero giustificato meglio alcuni passaggi narrativi che sullo schermo appaiono un po’ rigidi.

Ci troviamo quindi con un film che dice cose giuste e profonde, forse in un modo che da qualche spettatore sarà avvertito come un po’ spigoloso; un film che potrà piacere a molti, non solo a un pubblico adulto e sensibile, ma anche, per esempio, ad adolescenti alla ricerca di risposte chiare e radicali sul senso dell’esistenza. L’ottimo lavoro degli attori supporta bene la credibilità dei personaggi. Un esordio, quindi, davvero interessante, che fa ben sperare anche per i successivi film di questa neonata regista, così fuori dal coro di un cinema italiano che invece ben difficilmente esce dai soliti cliché.

Autore: Armando Fumagalli


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