MI FIDO DI TE

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Titolo Originale: MI FIDO DI TE
Paese: Italia
Anno: 2007
Regia: Massimo Venier
Sceneggiatura: Ale & Franz, Walter Fontana, Mauro Spinelli, Massimo Venier
Produzione: Sifulum e Rodeo Drive
Durata: 100'
Interpreti: Ale & Franz, Maddalena Maggi, Lucia Ocone

Francesco ha appena perso la sua poltrona di manager ma, non avendo il coraggio di dirlo alla moglie, esce di casa ogni mattina come per recarsi in ufficio. Alessandro è finito nelle mani degli strozzini e vive di espedienti, sognando una vita regolare. Il caso li fa incontrare in un bar: è l’inizio di un nuovo business, a base di truffe…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Tre temi forti e attuali: il precariato, la lotta quotidiana per la difesa della famiglia e degli affetti, il bisogno di amicizia vera Tre temi forti e attuali: il precariato, la lotta quotidiana per la difesa della famiglia e degli affetti, il bisogno di amicizia vera
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per il linguaggio a volte volgare
Giudizio Artistico 
 
Scommessa vinta dal film è di aver saputo ricreare un buon equilibrio tra la serietà dei contenuti e la leggerezza della confezione, garantita da un ritmo narrativo sempre vivace. Una delle commedie più significative dell’anno 2007

Non è la prima volta che Ale e Franz abbandonano la panchina di Zelig, resa celebre dalle loro conversazioni surreali, per tentare un’incursione nel mondo del cinema. Dopo La terza stella, un primo esperimento che non ha pienamente convinto, con Mi fido di te il duo comico milanese centra felicemente uno dei titoli più interessanti dell’attuale stagione cinematografica italiana.

Grazie alla mano esperta dello sceneggiatore e regista Massimo Venier, già artefice del successo cinematografico di Aldo, Giovanni e Giacomo, Ale e Franz diventano i protagonisti di un film che non è riducibile a un insieme di gag né a una parata di macchiette: una vera commedia, che fa ridere e riflettere, in cui la comicità scaturisce dalla storia, dai personaggi, nonché -cosa piuttosto rara nel cinema italiano- dalla possibilità di immedesimarsi nell’universo sociale rappresentato.

Che un brillante manager, con tanto di master e conoscenza di tre lingue, venga licenziato da un giorno all’altro, non trovi lavoro perché troppo qualificato e quindi non sia più in grado di mantenere il tenore di vita a cui ha abituato la sua famiglia, non è una situazione così lontana dalla realtà. Così come il fatto che un uomo, a 35 anni suonati, non abbia ancora scoperto la sua strada professionale e si barcameni tra lavoretti al call center, piccole truffe e fughe dagli usurai. Ma in fondo non è strano neppure il fatto che due personaggi così diversi per percorsi professionali ed estrazione sociale, oltre a condividere una situazione contingente di estrema necessità economica, scoprano di avere in comune anche altro. E cioè un problema socialmente molto diffuso, che pochi però sanno di vivere e quasi nessuno ha il coraggio di ammettere: la mancanza di un vero amico, la scomparsa dell’amicizia dai valori dell’esistenza quotidiana.  

Sul piatto, insomma, ci sono almeno tre temi forti e attuali: il precariato, la lotta quotidiana per la difesa della famiglia e degli affetti, il bisogno di amicizia vera. Per una volta, insomma, a essere protagonisti di una commedia italiana non sono gli andirivieni sentimentali o le noie di trentenni affettivamente insicuri, ma i problemi reali della vita quotidiana (il lavoro, il mutuo da pagare, il dentista per i figli, etc), e valori positivi da proteggere, anche a costo di diventare disonesti (la famiglia per Franz e il rapporto con la fidanzata per Ale).

Tutto questo non fa di Mi fido di te un film noioso, o dal retrogusto amaro. Anzi, la scommessa vinta dal film è di aver saputo ricreare un buon equilibrio tra la serietà dei contenuti e la leggerezza della confezione, garantita da un ritmo narrativo sempre vivace: le svolte arrivano spesso a sorpresa, e l’effetto comico è assicurato dal giusto tempismo, dall’alchimia tra i due protagonisti, dalla cura per il contesto, dal realismo delle situazioni. Tenendosi lontani dagli eccessi macchiettistici del cabaret, Ale e Franz danno vita a due personaggi credibili e ricchi di sfumature, che vedono nascere, dentro a un sodalizio nato per ragioni di mera sopravvivenza, un inaspettato rapporto di amicizia, che a un certo punto non può più accettare la logica dei “compartimenti stagni”, e cioè la divisione netta tra il “lavoro” (le truffe) e la vita privata. Anzi, è proprio il consolidarsi dell’amicizia  a provocare il “sacrificio” di Ale perché almeno Franz torni ad essere onesto: e in questa dinamica non è di secondaria importanza l’intervento deciso della moglie di Franz, che si rivela molto meno borghese di come era parsa all’inizio. In generale, anzi, si può dire che in questa storia le donne tornino ad assumere una sorta di funzione “salvifica”, un ruolo di vere compagne per i loro uomini, che è sempre più raro vedere sugli schermi.  

E per una volta Milano diventa attrice protagonista di un film italiano: non è la Milano “poetica” alla Aldo, Giovanni e Giacomo (suggestiva, ma in fondo irreale), né la Milano “da bere” ricostruita sui clichè. La Milano di Ale e Franz è un modo di vivere, di parlare, di lavorare: è un insieme di dettagli che, nel bene e nel male, restituiscono verità e freschezza (il pragmatismo del giovane manager, il dilemma tra centro e hinterland, le gite del sabato all’Ikea, le spietate dinamiche aziendali, le espressioni e gli atteggiamenti dei personaggi minori). Anche in questo, il film risponde a una logica di verosimiglianza che fa scattare nel pubblico una reale, genuina immedesimazione. E forse il successo al botteghino poteva essere anche maggiore, se la sceneggiatura avesse speso qualche passaggio in più per arrivare al finale, approfondendo i motivi del ritorno alla vita “regolare” dei due protagonisti.

In ogni caso, Mi fido di te si candida ad essere una delle commedie più significative dell’anno, quelle che, per far ridere ed emozionare, non hanno bisogno di essere volgari o ciniche, né di cavalcare falsi progressismi e ideologie trendy, che non restituiscono nemmeno lontanamente la realtà del nostro Paese.

 

Elementi problematici per la visione: nessuno

Autore: Chiara Toffoletto


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