LA MEGLIO GIOVENTU' Parte I e Parte II

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Titolo Originale: " LA MEGLIO GIOVENTU' " Parte I e Parte II
Paese: Italia
Anno: 2003
Regia: Marco Tullio Giordana
Sceneggiatura: Sandro Petraglia, Stefano Rulli
Interpreti: Luigi Lo Cascio (Nicola Carati), Alessio Boni (Matteo Carati), Adriana Asti (Adriana Carati), Sonia Bergamasco (Giulia Monfalco), Maya Sansa (Mirella Utano), Fabrizio Gifuni (Carlo Tommasi

Parlare del film "la meglio gioventù": lo èè difficile per la durata (sei ore di proiezione  divise in due parti); lo è per l'ambizione di voler raccontare, attraverso i destini dei componenti di una famiglia italiana, le vicende italiane degli ultimi quarant'anni (l'esser giovani nel '66 andando  alla scoperta del mito  Scandinavo; l'alluvione di Firenze, la partita Italia -Corea del '66 e Italia-Germania del '70; la lotta alla mafia, l'autunno caldo  ed il terrorismo; tangentopoli e l'inquinamento industriale; la crisi della FIAT ed infine il tempo del benessere con relativo casale da ristrutturare).

Valutazioni
Giudizio Artistico 
 

E' impegnativo sopratutto perché tante cose ti restano dentro e non riesci a capire come mai sei ore ti sono parse  poche e vorresti stare ancora insieme a Nicola, Matteo, Giulia, Adriana, Mirella, Carlo,...  una sensazione sicuramente presente  in coloro che  quel periodo lo hanno vissuto ma anche, ne sono convinto, nei più giovani.

Il motivo è presto detto: noi non abbiamo assistito ad un sunto degli ultimi decenni della storia d'Italia  dove le vite private di una famiglia fungono  da puro collante e da specchio su cui tali vicende si riflettono, ma  è vero il contrario: ci siamo trovati di fronte a personaggi veri (come non lo sono stati da molto tempo nei film italiani) che ci appassionano e ci coinvolgono. Potremmo arrivare a dire che  è la vicenda umana e sentimentale dei protagonisti a costituire il cuore pulsante del film e che questa potrebbe benissimo essere la ragion d'essere dell'opera,  senza il necessario riferimento alla cronaca Italiana, se  non in una funzione  puramente strumentale per scandire il  tempo che passa.
Anche questa conclusione è errata. In realtà (ecco, ora ci stiamo avvicinando all'essenza del film) l'umanità che ci propone Marco Tullio Giordana è una umanità per così dire "applicata". In diversi ambiti e con diverse aspirazioni, ogni personaggio ha la sua ragion d'essere nel mestiere che svolge , costituisce il suo modo di intervenire sulla società per trasformarla.
Lo psichiatra Nicola cerca, come seguace di Franco Basaglia, di far chiudere i manicomi, segno di violenza e discriminazione; suo fratello Matteo  cerca quelle "regole che non trova" nel mestiere di poliziotto;  la loro sorella, come  magistrato, è impegnata a contrastare la mafia siciliana. A modo suo c'è anche  Giulia, che sceglie  la scorciatoia della rivoluzione armata e  l'amico Carlo, che con una brillante carriera in  Banca d'Italia, cerca di conciliare il progresso economico con quello civile.  Nell'arco del film i  protagonisti sono spesso ritratti nel compiere con convinzione il proprio lavoro,  in felice contrasto con tanti film privatissimi  (si pensi agli ultimi film di Muccino: "l'ultimo bacio" e "Ricordati di me", dove la preoccupazione principale è quella di alimentare il proprio egocentrismo insicuro a dispetto degli altri).
Allo stesso modo , per tutti i protagonisti,  è importante la famiglia, alla quale  dedicano il giusto tempo ed affetto. Tullio Giordana dedica tanto temo a raccontarci in dettaglio come la famiglia riunita al gran completo si diverta al  gioco del "mercante in fiera" la sera di Natale , quanto a descriverci la strage di Capaci.

Questo non vuol dire che tutti  trovano quel che cercano, ma lo cercano senza sosta. Da questo punto di vista la figura più tragica è quella di Matteo, brillante universitario che vorrebbe intorno a sé un mondo giusto ed ordinato (per questo sceglie il mestiere del poliziotto)  ma il mondo non è né giusto né ordinato e lui, non potendo o non volendo aprirsi alla comprensione dell'umanità misera e dolente che sta intorno a  lui,  non trova altra soluzione che cercare un ordine puramente formale, rispettato con  violenza, verso gli altri e verso sé stesso.

Nicola parte da una visione opposta: è convinto che l'umanità vada cambiata dal di dentro: con  pazienza e comprensione, come quando cerca di per riportare equilibrio e serenità in quei  malati di mente  che sono stati affidati alle sue cure.
La sua coerenza etica si manifesta in pieno quando non abbandona  Giulia, la donna che ha amato e dalla quale ha avuto una figlia, ormai in carcere perché condannata come terrorista. In un drammatico incontro nel parlatorio, a lei, riluttante e chiusa in sé stessa, Nicola  chiede, solo allora, in quelle condizioni, quello che fino a quel momento  per le loro convenzioni sessantottine era stato un tabù: di sigillare il loro legame con il matrimonio.  
Non c'è alcun riferimento religioso nel film, il matrimonio di Gifuni è celebrato in municipio, ognuno appare arbitro diretto del proprio destino (in una sequenza memorabile che è quasi il baricentro del film,  Nicola, colpito dalla doppia sventura del fratello e di Giulia, ha un momento di umano sconforto e si chiede se non ha sbagliato tutto con le persone che ha amato) ma c'è un Fato che agisce sopra tutto e tutti  e che alla fine, complice il tempo, permetterà che chi ha amato e creduto nella solidarietà degli uomini, trovi la giusta pace.

Un' ultimo accenno alla madre, interpretata mirabilmente da Adriana Asti. Una madre apparentemente in secondo piano, dolce e serena ma in realtà la vera spina dorsale della famiglia.  I figli, ormai grandi, ricordano ancora i suoi insegnamenti (Adriana è un'insegnante di scuola media) che hanno forgiato la loro cultura ma sopratutto ha impresso in loro quel loro modo di vivere la vita con impegno. Essa è anche vera mater dolorosa (in una scena mirabile), quando il lutto colpisce la famiglia e i figli la circondano di affetto accorato.

Tullio Giordana ha diretto magistralmente gli attori, tutti bravissimi, ottima la fotografia, piena di suggestioni la colonna sonora. Imponente la sceneggiatura di Rulli e Petraglia che solo qualche volta cede in ovvietà quando è costretta a spiegare il contesto storico. La seconda parte non porta grandi novità rispetto alla prima , dove tutti i personaggi ed i principali avvenimenti sono stati impostati. Ma tutto questo può venir trascurato; possiamo senz'altro pronunciare la parola fatidica: si tratta di un capolavoro.

Un' ultima annotazione, tutta personale: grazie, Tullio Giordana, per aver reso di nuovo affascinanti i personaggi positivi.

I temi trattati sono senz'altro orientati a persone adulte. Dato il sostanziale impegno etico del film e la mancanza di sostanziali controindicazioni, il genitore può giudicare se possa essere proposto anche ad un'adolescente.

Autore: Franco Olearo


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