UNA LUNGA DOMENICA DI PASSIONI

Titolo Originale: Un long dimance de fiancailles - A very long engagement
Paese: Francia/USA
Anno: 2004
Regia: Jean-Pierre Jeunet
Sceneggiatura: ean-Pierre Jeunet, Guillaume Laurant
Durata: 133'
Interpreti: Andrey Tautou, Gaspard Ulliel, Jean-Pierre Becker, Jodie Foster,Stefanie Gesnel

Mathilde, ragazza orfana che che vive in un paesino sulla costa bretone, ha perso il suo ragazzo e compagno d'infanzia Manech nella prima guerra mondiale. Il conflitto è appena terminato ma lei non si dà per vinta: Manech forse è vivo e decide impegnare   l'eredità ricevuta per ingaggiare un investigatore privato  se stessa a ritrovare gli altri 4 commilitoni che assieme a Manech erano stati condannati a morte per autolesionismo.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
L'amore uomo-donna viene visto con un approccio "naturalistico" senza coinvolgere le profondità dell'animo
Pubblico 
Adulti
Per molte scene di sesso esplicito, le impressionanti ferite prodotte dalla guerra e per atti di violenza autolesionista
Giudizio Artistico 
 
Ottima padronanza da parte del regista di un film complesso, stupenda la scenografia e la fotografia. Ma lo spettacolo finisce per prevalere sulla storia

Bisogna fare i complimenti al cinema francese: probabilmente grazie al  generoso contributo di un finanziamento pubblico, riesce a  realizzare film blockbuster che nulla hanno da invidiare a quelli Hollywoodiani.
Una lunga domenica di passioni ha il grande respiro di un'epopea: ambientato in Francia fra il '19 e il '20 ricostruisce con abbondanza di mezzi gli assalti alla baionetta dei fanti francesi contro le mitragliatrici tedeschi nei campi devastati della Somme, la vita poco più che bestiale nelle trincee invase dal fango,  la serenità della vita di campagna in  una fattoria ai bordi della spumeggiante costa bretone, la Parigi di inizio secolo  ricostruita  con grande sfoggio di computer grafica (altra orgogliosa esibizione di tecnologia interamente  francese). Campi lunghi ci mostrano Place dell'Operà invasa di macchine d'epoca, la Gare  d'Orsay movimentata da treni che partono ed arrivano, senza il classico sotterfugio di qualche  più economica inquadratura parziale.  Il regista Jean-Pierre Jeunet che da tempo sognava di portare sullo schermo il romanzo omonimo di Bastiene Japrisot, ha  ricostruito con puntigliosa meticolosità il mondo d'inizio secolo, con particolare attenzione agli  oggetti e ai meccanismi (i telefoni, le motociclette, i treni,..) e per farcelo sembrare più "vero" , o meglio come  "appare vero" al nostro immaginario collettivo, ha desaturato i colori conferendo alle immagini una tonalità color seppia e  impostato le inquadrature come se fossero tante cartoline d'epoca.
Il film ben merita la candidatura all'Oscar 2004 per la fotografia e la scenografia.

Protagonista assoluta è Andrey Tautou, l'attrice preferita di Jeunet sopratutto dopo il successo del loro sodalizio ne Il favoloso mondo di  Amelie (2000). In effetti, pur trasferiti in una dimensione epica, ritornano gli ingredienti che già conosciamo: una certa visione fantastica e sognante della realtà, che contrasta in questo caso con la cruda realtà  della guerra; una miriade di personaggi secondari caratterizzati con rapide pennellate impressioniste.
Si tratta di una love story incastonata in una war story ma ciò che prevale su tutto è la  detective story: lo spettatore è attirato nel gioco del  progressivo disvelamento di frammenti di verità intorno al fatidico giorno nel quale  si è persa ogni traccia di Manech. La stesso procedere del regista per rapidi bozzetti  riesce  a concentrare  in poco più di due ore di spettacolo tanti plot e subplot  e tanti piccoli personaggi che appaiono e subito scompaiono, da lasciarci a volte smarriti.

Occorre riconoscere però che la feconda, esuberante fantasia di Jeunet riesce a trasformare artisticamente  questo abbondante materiale umano e visivo in modo mai banale o prevedibile  (come si è potuto inventare la sequenza di un ospedale improvvisato in un hangar per dirigibili, con l'immancabile esplosione di tutto l'idrogeno di cui era riempito?).

E la storia sentimentale? Mathilde e Manech si sono conosciuti sui banchi di scuola del loro paesino bretone, hanno trovato spesso rifugio e dato libero sfogo ai loro sogni in cima al faro sulla scogliera. Dal momento del distacco, tutto il film si concentra  nel raccontarci gli sforzi di Mathilde per ritrovare il suo amato: non ci sono sviluppi nella loro storia amorosa, né  i personaggi subiscono delle trasformazioni interiori. Una bella storia quindi a due dimensioni che manca di penetrare nella profondità dell'animo dei protagonisti. Non si tratta di una carenza della sceneggiatura, ma un limite della visione antropologica  del regista, già apparsa evidente in Il favoloso mondo di  Amelie.  
Se in questo film ci sono  esplicite scene di rapporti sessuali, sia pur rapide e senza compiacenti dettagli, esse tradiscono la visione  di uomini e donne che si piacciono fisicamente e si mettono assieme, restando anche fedeli l'uno all'altra ma il loro legame sembra  quasi  ubbidire ad una legge della natura, senza coinvolgere la profondità delle loro anime.  

Diventa quasi inevitabile il confronto con The Aviator: anche nel film di Scorsese abbiamo visto un film-spettacolo di grande perfezione stilistica che però finisce per soffocare lo sviluppo dei personaggi e l'intensità della storia umana.

Autore: Franco Olearo


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