LA LEGGENDA DI BEOWULF (L. Cotta Ramosino)

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Titolo Originale: Beowulf
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Robert Zemeckis
Sceneggiatura: Neil Gaiman, Roger Avary
Produzione: Warner Bros, Pictures, Imagemovers, Paramount Pictures, shangri-la Entertainment
Durata: 114'
Interpreti: Ray Winstone, Antony Hopkins, John Malkpvich, Brendan Gleeson, Robin Wright Penn, Angelina Jolie

Il regno danese di re Hrothgar è tormentato dal feroce mostro Grendel. Poi sulle sue coste approda il prode vichingo Beowulf che vince e uccide il mostro guadagnandosi la riconoscenza dei danesi e la coppa del drago di Hrothgar. Ma presto sul regno piomba la vendetta della madre di Grendel, un feroce demone in grado di assumere le sembianze di una donna bellissima, una tentazione troppo forte per il guerriero che deve ucciderla. Cinquant’anni dopo Beowulf è diventato un re famoso, ricco e riverito, ma il segreto sepolto nel suo passato giunge a tormentarlo di nuovo…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Sarà vero, poi, che il cristianesimo, come dice Beowulf, ha segnato la fine del tempo degli eroi e di un mondo fatto di mostri orribili e ferali e di uomini eccessivi nel bene come nel male?
Pubblico 
Adolescenti
Molte scene di violenza e horror, nudo e linguaggio scurrile.
Giudizio Artistico 
 
Gaiman e Avary hanno lavorato con intuito e abilità sull’apparente frammentarietà del testo originale Il film ha una straordinaria resa visiva grazie alla tecnica del motion capture con un compiacimento che a volte diventa fin eccessivo

La saga di Beowulf, il più antico poema in lingua inglese, composta e messa per iscritto tra il VII e il XII secolo, si svolge in un momento epocale, quello del passaggio, nel Nord Europa germanico e scandinavo, dall’era pagana a quella cristiana, segnata non solo da un cambio di “sfondo metafisico”, ma anche da un profondo slittamento nel paradiga dei valori fondanti dell’esistenza umana. Un cambiamento epocale che gli autori hanno ben presente (non per nulla Gaiman è anche l’autore di un’opera geniale come American Gods, un curioso apologo sulla costituzione della mitologia dell’America) e che sfruttano per costruire una delle chiavi interpretative con cui arricchiscono il poema, un testo molto frammentario e talora criptico pieno di nomi impronunciabili (quelli rimangono), frutto di rielaborazioni nell’arco di parecchi secoli. E proprio questi interventi di rielaborazione, spesso opera dei monaci cristiani, gli autori del film, per loro esplicita ammissione, vogliono superare, perché, a loro avviso, responsabili dei travisamenti del senso dell’opera.

Gaiman e Avary hanno lavorato con intuito e abilità sull’apparente frammentarietà del testo originale, facendone la storia di un uomo coraggioso ma privo di misura e inaffidabile, che soccombe alla tentazione della lussuria e della sete di potere e che a distanza di anni, all’apice della sua gloria, viene posto di fronte al frutto del suo errore e deve affrontarlo per ritrovare la verità su se stesso prima di trovare la morte e con essa la pace.

in dall’inizio l’eroe si presenta con i tratti della hybris così caratteristica di tanti protagonisti della tragedia greca: non possiede nulla dell’umiltà e della capacità di sacrificio così essenziali nei grandi eroi delle saghe medioevali successive, è un narratore inaffidabile dei propri successi (veri o presunti) di cui si vanta apertamente, proprio come Capaneo sulle mura di Tebe. E proprio come lui è destinato ad essere punito e vinto dalla sua nemesi, una strega-demone bellissima e insidiosa, una tentatrice che offre un patto scellerato: la gloria (o il simulacro di essa) in cambio di un figlio, destinato tuttavia a portare rovina e morte per il popolo che l’eroe si è impegnato a difendere. Attorno a Beowulf si muove la società violenta dei popoli scandinavi, centrata sulla guerra e sulle necessità elementari (cibo, sesso) e in fondo profondamente pessimista sul destino dell’uomo in generale come pure del singolo, cui l’unica speranza di immortalità è data da una gloria sempre oggetto di contestazione.

L’aver fatto di re Hrothgar un predecessore di Beowulf sulla via della perdizione così come il finale aperto sul compagno e successore di Beowulf lasciano intendere che nessuno sia di per sé in grado di vincere quelle forze oscure, rappresentate dalla madre di Grendel, che ciclicamente si ripresentano a distruggere l’effimera felicità degli esseri umani (e che nella mitologia nordica sono destinate a vincere, nella battaglia del Ragnarock, anche alla fine dei tempi). Né gli dei pagani (l’Odino adorato dai danesi come da Beowulf) né il nuovo Dio cristiano (il primo edificio distrutto dal drago è una chiesa), che propone un nuovo modello di uomo e che qui sembra adorato solo dall’infido consigliere del re e dalle donne, sembrano in grado di respingere o controllare tale negatività.

Il film ha una straordinaria resa visiva grazie alla tecnica del motion capture (che cattura e rielabora al computer espressioni e movimenti degli attori, permettendo poi non solo di inserirli su sfondi di fantasia particolarmente elaborati, ma anche di modificarne a proprio piacimento i tratti del volto), qui usata in tutte le sue possibilità per portare in vita creature fantastiche e creare combattimenti strabilianti con il mostro e con il drago, con un compiacimento che a volte diventa fin eccessivo e che per certi versi richiama lo stile iperrealistico e da videogame di 300.

Si potrebbe obiettare sulla legittimità delle critiche rivolte dagli autori ai monaci medioevali che hanno tramandato il Beowulf, le stesse, verrebbe da dire, che andrebbero al limite rivolta ad Omero (o al geniale autore cui diamo questo nome), a sua volta compositore e cucitore di epoche a lui precedenti.

Sarà vero, poi, che il cristianesimo, come dice Beowulf, ha segnato la fine del tempo degli eroi e di un mondo fatto di mostri orribili e ferali e di uomini eccessivi nel bene come nel male?

Eppure un grande scrittore cristiano come Tolkien ha saputo apprezzare la grandezza di un poema tragico come questo (tanto da citarlo apertamente nello Hobbit per la scena del drago, e più sottilmente nel Signore degli anelli).

La risoluzione di questo paradosso l’ha suggerita un grande amico di Tolkien, cristiano e appassionato di mitologia nordica, C.S. Lewis. Lungi dal distruggerli, la cultura letteraria europea (il che, per lunghi secoli equivale a dire cristiana) ha recuperato, rielaborandoli e facendoli propri, i moduli narrativi, i personaggi e le storie del mondo antico (greco-romano, ma anche nordico), ordinandoli secondo un paradigma di valori totalmente nuovo, lo stesso che alla gloria dell’uomo sostituirà la gloria di Dio, all’esaltazione smodata di sé stessi la via dell’ascesi e dell’umiltà e che ai guerrieri in cerca di un ideale per cui spendere la vita e offrire la propria morte proporrà la difesa degli orfani e delle vedove.

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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