LADYKILLERS

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Titolo Originale: The LadyKillers
Paese: USA
Anno: 2004
Regia: Joel ed Ethan Coen
Sceneggiatura: Joel ed Ethan Coen
Produzione: Tuchstone Pictures/Jacobson Company
Durata: 105'
Interpreti: Tom Hanks, Irma P. Hall, Marlon Wayans

Alla porta della vecchia e pia signora Munson si presenta il sedicente professor Dorr, in cerca di una stanza e di un luogo dove provare col suo gruppo di musica rinascimentale. In realtà si tratta di un furfante che, insieme alla sua banda di improbabili criminali, ha in programma il colpo perfetto: sottrarre l’incasso di un casinò galleggiante partendo proprio dalla cantina dell’ignara vecchietta. Quando la signora li scopre, i delinquenti decidono di eliminarla, ma le cose andranno in un altro modo…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ironica vittoria della purezza evangelica della signora Munson contro il "male" che la circonda
Pubblico 
Adulti
Per il linguaggio crudo e i molti riferimenti sessuali
Giudizio Artistico 
 
Un gioco raffinato, una bella prova di attori ma di cui ci resta poco

I fratelli Cohen tornano ancora una volta nell’amato Sud, per rileggere con la loro chiave ironica e grottesca una commedia inglese di quasi cinquant’anni fa (La signora omicidi, con Alec Guinness). Il cambio “d’aria” permette loro di arricchire il cast con la solita carrellata di personaggi assurdi ed improbabili: poliziotti pigri o poco svegli, reverendi canterini, delinquenti imbranati. Ma soprattutto un protagonista cialtrone (in questo caso Tom Hanks, finalmente libero dall’obbligo di incarnare il good guydelle commedie romantiche) che tenta invano  (non molto diversamente dal galeotto brillantinato George Clooney di Fratello dove sei?) di darsi il tono del professionista, o del genio del male. L’entrata in scena del professor Dorr, accompagnata da misteriosi segnali, ha i toni del sovrannaturale, ma presto ci accorgeremo che lo scontro tra l’innocua vecchietta e la scalcinata banda di delinquenti è sbilanciato decisamente a favore della prima.

Sarà forse perché la signora Munson è protetta dall’occhio severo del marito defunto e sempre rimpianto? Oppure perché la sua religiosità semplice e rigorosa da "bible belt"la guida molto meglio delle divagazioni pseudo-classiche dell’erudito professore?

Così, ci troviamo a seguire con genuina partecipazione e divertimento la contorta preparazione del colpo (d’altra parte, cosa possiamo aspettarci da un gruppo di “professionisti” arruolati con un annuncio sul giornale?), che rivela la scarsa coesione della banda e prepara il meccanismo di eliminazione che scatterà non appena in possesso del malloppo. Ma quando l’azione criminosa si rivolge contro la vecchia signora, lo spettatore non ha problemi ad abbandonare i delinquenti al loro destino, che si consuma puntualmente come la nemesi “divina” preannunciata dal reverendo battista della signora Munson, rispecchiando con ironica precisione le debolezze di ciascun personaggio.

In tutta questa dinamica, ritmata dalla caduta dei cadaveri sulla chiatta che trasporta i rifiuti alla foce del fiume, la signora Munson non gioca un ruolo attivo.

Si potrebbe dire che si è già guadagnata la salvezza nel momento in cui ha resistito alla tentazione prospettata da Dorr (tacere e usare una parte del bottino per finanziare opere di carità e un’università confessionale riservata ai neri); dunque sarà la mano di Dio (che spesso agisce per tramite il gatto di casa) a provvedere a lei.

Si potrebbe addirittura crede che tutta la storia (pur mantenendo toni per una volta fin troppo leggeri) sia un elaborato e edificante apologo sul trionfo del credente sul male che lo circonda e che è destinato ad essere spazzato via dalla sua iniquità (fino all’ultimo dito!).

Si potrebbe… se non ci trovassimo nell’universo dei Cohen, che immaginiamo guardare sornioni al mondo per loro incomprensibile (ma non per questo non ironizzabile) della religiosità evangelica: così sicura del bene e del male, da sentirsi in diritto di “avventarsi” contro il peccato - che si nasconda in una canzone “bi pop” (hip hop) o nelle parole suadenti di chi cita Edgar Allan Poe per ammaliare un gruppo di vecchiette davanti a una tazza di te.

Il risultato è un film sicuramente divertente, ma di cui, in definitiva, resta poco. Un gioco raffinato, anche se certamente rivolto ad un pubblico più ampio di quello dei Cohen più rigorosi. Una bella prova di attori, anche se nella memoria dello spettatore rimarrà certo più impressa la carità battagliera della signora Munson (Irma P.Hall, premiata a Cannes come migliore attrice) che il ghigno sornione e topesco di Tom Hanks.

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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