HURRICANE

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Titolo Originale: The hurricane
Paese: USA
Anno: 1999
Regia: Norman Jewison
Sceneggiatura: Arnyan Bernstein, Dan Gordon
Interpreti: Denzel Washington (Rubin carte), Vicellous Reon Shannon (Lesra Martin)

Rubin Carter è negro ed è cresciuto nei ghetti di New York vivendo d’espedienti. Spedito giovanissimo in riformatorio, riuscirà poi a rifarsi una vita come campione dei pesi medi (con il soprannome di "hurricane"), scaricando con la boxe tutta la sua rabbia per le discriminazioni che ha subito e continua ancora a subire. Poi, nel 1996 (la storia è vera e siamo in un’epoca dove i conflitti razziali sono all’apice) l’imprevedibile: egli viene ingiustamente accusato di triplo omicidio e condannato all’ergastolo. A nulla valgono le due revisioni del processo né il sostegno di grossi personaggi dello sport e dello spettacolo americani. Saranno poi tre canadesi ed un ragazzo negro (che per caso ha letto la biografia scritta da Curtis in prigione) ad appassionarsi al suo caso ed a riuscire, una volta conquistata la sua amicizia, a raccogliere le prove necessarie per scagionarlo definitivamente.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'abnegazione di due canadesi e di un ragazzo negro che lasciano ogni loro attività per dedicarsi alla riabilitazione di Rubin
Pubblico 
Adolescenti
Per alcune sequenze di violenza sul ring e ad un dialogo spesso fortemente osceno.
Giudizio Artistico 
 
Denzel Washington regge da solo questo intenso film che rischia spesso di scivolare nella retorica

Il film, lungo ma coinvolgente, fa riflettere su tante cose e sono altrettante quelle per le quali val la pena di discutere con i figli. Innanzi tutto, l’evoluzione psicologica di Rubin, interpretato splendidamente da Denzel Washington, nei 20 lunghi anni trascorsi in prigione, vera lezione di come, con l’autodisciplina, si riescono a superare le prove estreme. All’inizio l’odio è l’unico sostegno per l’ingiustizia subita. Poi, caduta l’ultima speranza, (la revisione del processo) egli trasforma sé stesso in una dura maschera d’indifferenza; l’unico modo per vivere è non amare né odiare, essere indifferente a tutto ciò che lo può legare fuori della prigione (abbandonerà per questo anche la moglie). Infine, gradualmente, grazie al calore del suo piccolo amico negro, l’ulteriore svolta: la speranza ritorna ad affacciarsi, riposta negli amici canadesi e nella bontà di tanta gente che lo vuole aiutare ("l’odio mi ha messo in prigione e l’amore mi farà uscire" egli dice).
Con eguale forza risalta l’eroismo dei tre giovani canadesi, che lasciano il loro lavoro e la loro città per dedicarsi alla riabilitazione di Harricane. Si tratta di vero eroismo, perché non spettacolare, fatto di un lungo e scrupoloso lavoro d’indagine. Ultima annotazione: ancora una volta, in questo film, l’America ci appare nei suo grandi pregi e difetti: violenta e razzista ma poi in grado di riscattarsi e riconoscere i propri errori. A D. Washington è stato ingiustamente negato l’Oscar: probabilmente il recente passato di lotte razziali ancora pesa sulla coscienza americana, a cui occorre aggiungere ,la non piacevole sensazione di venir giudicati da uno straniero (il regista è un canadese). Il film è da sconsigliare per i più piccoli a causa di alcune sequenze di violenza sul ring e ad un dialogo spesso fortemente osceno.

Autore: Franco Olearo


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