I GUARDIANI DELLA NOTTE

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Titolo Originale: Nochoy Dozor
Paese: Russia
Anno: 2005
Regia: Tibur Bekmambetov
Sceneggiatura: Tibur Bekmanbetov, Laeta Kalogridis (dai romanzi di Sergei Lukyanenko),
Durata: 106'
Interpreti: Konstantin Khabensky, Vladimir Menshov

Da tempo immemorabile le forze della Luce e quelle delle Tenebre si affrontano in una lotta regolata da un Patto millenario. Ma entrambe le parti aspettano l’arrivo di un Eletto che schierandosi con l’una o l’altra, deciderà le sorti del mondo. Della guerra sono protagonisti i Guardiani, umani dalla sensibilità soprannaturale, muta forme e mostri assortiti, incaricati di vigilare sul comportamento dei contendenti, gli Altri. Tra i Guardiani viene arruolato anche Anton, il cui passato, però, custodisce una grave colpa destinata ad influire sull’esito della battaglia. Intanto, una misteriosa maledizione scagliata contro un’innocente fanciulla, rischai di provocare un disastro di enormi proporzioni.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La lotta tra bene e male si riduce ad uno scontro di potere in cui entrambi i contendenti sono pronti a barare per raggiungere la “superiorità”
Pubblico 
Adulti
Si suggerisce ai genitori la visione a partire da:
Giudizio Artistico 
 
Girato con stile da videoclip, crea un'affascinante atmosfera vagamente retrò ma il plot presenta più di un buco narrativo

l film di Bekmambetov, primo di una trilogia di cui sono già stati messi in cantiere gli altri due episodi, è, per gli standard russi, un vero e proprio kolossal horror-fantasy e come tale è stato accolto in patria, dove ha superato gli incassi di molti blockbuster americani.
Gli ingredienti sono quelli tradizionali di questo genere di racconti: la lotta secolare tra Bene e Male (qui, più precisamente, tra Luce e Tenebre, e la distinzione non è ininfluente data l’ambiguità morale che coinvolge le parti in gioco), personaggi dotati di poteri sovrannaturali e una misteriosa profezia che annuncia, guarda caso, l’arrivo di un Eletto destinato a spostare definitivamente l’equilibrio verso una delle due forze.

I guardiani della notte del titolo sono i rappresentanti dell’armata della Luce (ma ne esistono di corrispondenti per sorvegliare l’altra metà del campo…) incaricati di vegliare perché i membri dello schieramento oscuro (che comprende streghe, vampiri e altri mostri assortiti) non violi le norme stabilite da un patto secolare e che, tra le altre cose, impedisce a entrambi gli avversari di imporsi sul libero arbitrio degli esseri umani. Le attività illegali vanno dalla più letteraria vampirizzazione di ignari bambini alla produzione di incantesimi d’amore, con eventuale corollario di eliminazione dei bambini altrui dal ventre dell’amata. Ed è proprio su questa “abortita” (ci si passi il termine) stregoneria che prende il via la storia vera e propria, ambientata nella Mosca del dopo Cortina di Ferro; una città piovosa e quasi sempre buia in cui si muove il giovane Anton che, nella vana ricerca di riconquistare la moglie fedifraga, scopre invece i propri poteri sovrannaturali e viene arruolato più o meno a forza nell’armata della Luce.

Il film è girato in uno stile che deve molto al videoclip (proprio da questo genere di produzione viene il regista) mentre le ambientazioni urbane sono quelle di una Mosca in cui le testimonianze squallide e grandiose dell’architettura comunista sopravvivono accanto ai segni del benessere di un capitalismo ancora non ben digerito. Il tutto innaffiato con uno spruzzo di sovrannaturale fatto di apocalittici vortici di uccelli neri, di macchine che sfrecciano invisibili sulle arterie affollate della città, di vampire poco vestite che vagano affamate in cerca di preda al fianco di animali mutanti. Il risultato è un’atmosfera vagamente retrò, uno degli aspetti più affascinanti di un film che dal punto di vista del plot presenta più di un buco logico e narrativo, la cui soluzione, forse, si trova nei seguiti non ancora girati.

La sfumatura manichea che spesso intride il fantasy contemporaneo (in questo molto lontano dalla solida percezione morale della lotta cosmica di Tolkien, non casualmente radicata nella tradizione cristiana) si fa qui particolarmente intensa. Come già accadeva per certi versi nell’americano Costantine (cfr. Scegliere un film 2005), la lotta tra bene e male si riduce ad uno scontro di potere in cui entrambi i contendenti sono pronti a barare e in cui la “superiorità” del Bene si traduce al massimo nel rispetto di un codice morale spesso spietato ed ipocrita. Significativa, da questo punto di vista, l’incapacità a stabilire una vera e propria differenza con gli avversari da parte di Anton e della sua compagna-civetta (“Noi ci nutriamo di pura Luce e loro di Tenebra” spiegano a piccolo, legittimamente desideroso di maggiori delucidazioni quando giunge il momento della sua scelta di campo). Che poi sia il loro intervento ad impedire che la maledizione pendente su un’ignara dottoressa si trasformi in una catastrofe capace di distruggere un’intera città importa meno di questa sostanziale indifferenziazione morale tra Luce e Tenebra in cui si gioca alla fine la scelta dell’Eletto.

Un esito inaspettato in cui, è il caso di dirlo, le colpe dei padri ricadono sui figli e che lascia abilmente aperta la strada a sviluppi successivi.

Le debolezze strutturali della storia spesso moralmente ambigua sono solo in parte bilanciate dalla novità quasi esotica del contesto, che fonde la tradizione favolistica dell’Europa orientale, elementi fantasy e un gusto splatter tutto contemporaneo.

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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