LA GIUSTA DISTANZA

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Titolo Originale: LA GIUSTA DISTANZA
Paese: Italia
Anno: 2007
Regia: Carlo Mazzacurati
Sceneggiatura: Carlo Mazzacurati, Doriana Leondeff, Marco Pettenello, Claudio Piersanti
Produzione: Fandango/Rai Cinema
Durata: 100'
Interpreti: Giovanni Capovilla, Valentina Lodovini, Ahmed Hafiene, Giuseppe Battiston, Fabrizio Bentivoglio

Quando in un piccolo paese del delta del Po arriva la nuova maestra, Mara, giovane, carina e spigliata, sono in parecchi a metterle gli occhi addosso: il diciottenne Giovanni che sogna di fare il giornalista, il tabaccaio arricchito Amos, ma soprattutto il meccanico tunisino Hassan. Quest’ultimo, dopo un avvio difficile, stringe una relazione con la ragazza e arriva a chiederle di sposarlo. Mara, però, sta per partire per il Brasile e così i due rompono. Quando la ragazza viene trovata morta i sospetti si appuntano su Hassan, che viene condannato per omicidio e si suicida in carcere pochi mesi dopo. Giovanni, che nel frattempo si è trasferito in città e lavora per un giornale, si mette ad indagare sull’omicidio fino a scoprire una triste verità.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Mazzacurati si rifiuta di mantenere la “giusta distanza” da ciò che racconta, ma con simpatia e onestà segue vicende umane che sanno lanciare interrogativi non banali sul mondo di oggi e sulle sue quotidiane sfide.
Pubblico 
Adulti
Due scene a contenuto sessuale.
Giudizio Artistico 
 
Mazzacurati riesce ad affascinare e coinvolgere dimostrando un’incredibile grazia e abilità tecnica nel mettere in scena un mondo e dei personaggi sfaccettati e originali.. Poco convincente la componente gialla il cui esito, sebbene non del tutto prevedibile, soddisfa poco.

Sapiente ritrattista di paesaggi e personaggi, Mazzacurati si dedica questa volta al racconto di un incontro tra mondi differenti.

Quello che coinvolge il lento, ma vivace piccolo paese vicino al delta del Po, e il mondo frenetico e un po’ disincantato (fuori scena, ma presente ad ogni spettatore) di Mara, la nuova maestra che arriva in Veneto per sostituire la vecchia insegnante andata fuori di testa (che a un certo punto si affida poeticamente alle acque del fiume slegando un barcone…).

Ma anche l’incontro, inizialmente difficile, tra la stessa Mara, disinvolta e forse anche un po’ superficiale seppur ben intenzionata, e il silenzioso meccanico tunisino Hassan, che prima la spia e poi la corteggia, fino a proporle un impegno definitivo.

In entrambi i casi l’esito è complesso e non del tutto decifrabile.

Il modo in cui i paesani si accostano alla nuova arrivata fa parte di un immaginario che Mazzacurati dipinge con un occhio alle più classiche rappresentazioni da commedia (il giornalista cialtrone di Fabrizio Bentivoglio, ma soprattutto il tabaccaio Amos – il sempre ottimo Giuseppe Battiston – che ha ordinato una moglie rumena via catalogo e fa il lumacone con Mara, ma poi ha la generosità e il cuore di invitare tutti a mangiare il pescione che ha pescato) e uno alle sfide della nuova società multietnica che nel Nord-est è già realtà.

Lontano dagli stereotipi buonisti e autoaccusatori che dominano nel cinema italiano romanocentrico, Mazzacurati mette in scena un’Italia che risolve in modo pragmatico le sfide dell’immigrazione: la barista cinese, la moglie rumena e proprio il meccanico tunisino, sono ormai parte della comunità locale; una realtà contraddetta solo in minima parte dall’esito del giallo a cui Mazzacurati dedica l’ultimo e meno riuscito terzo della pellicola. Hassan, infatti, è accusato e condannato più per incuria degli inquirenti che per l’ostilità popolare e il disvelamento della verità da parte del giovane protagonista Giovanni sembra contare più per il suo futuro di cronista che per quello del suo paese d’origine.

Parimenti interessante il confronto che si instaura all’interno del rapporto tra Mara e Hassan; da una parte una ragazza che, pur di buon cuore e sinceramente aperta al prossimo, affronta il legame affettivo con molta meno responsabilità e progettualità di quanta riservi al suo impegno umanitario. Dall’altra Hassan, che sembra molto più serio e deciso a dare solidità alla loro storia, ma che da sradicato quale è non si fa problemi ad ignorare una famiglia che vive altrove (e di cui nega l’esistenza) in nome di un futuro da costruire in loco.

Facile prevedere il conflitto, cui il regista dà esito tragico, virando ad un poco convincente giallo il cui esito, sebbene non del tutto prevedibile, soddisfa poco. Dipende forse anche dal fatto che l’ultima parte del film finisce per coincidere totalmente con il punto di vista dell’aspirante giornalista Giovanni, una figura non abbastanza approfondita e interessante per reggere l’intero peso della storia.

Come il suo protagonista, tuttavia, Mazzacurati riesce ad affascinare e coinvolgere perché, pur dimostrando anche un’incredibile grazia e abilità tecnica nel mettere in scena un mondo e dei personaggi sfaccettati e originali, si rifiuta di mantenere la “giusta distanza” da ciò che racconta, ma con simpatia e onestà segue vicende umane che sanno lanciare interrogativi non banali sul mondo di oggi e sulle sue quotidiane sfide.

Autore: Franco Olearo


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