HARRY POTTER E IL CALICE DI FUOCO

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Titolo Originale: Harry Potter and the Goblet of Fire
Paese: USA
Anno: 2005
Regia: Mike Newell
Sceneggiatura: Steve Kloves da un romanzo di J. K. Rowling
Produzione: David Heyman e Tanya Seghatchian per 1492 Pictures/Heyday Films/Warner Bros
Durata: 150'
Interpreti: Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Michael Gambon, Alan Rickman, Ralph Fiennes, Meggie Smith, Miranda Richardson, Robbie Coltrane, Brendan Gleeson

Il quarto anno di Harry Potter ad Hogwarts comincia nel peggiore dei modi: durante la finale della Coppa del mondo di Quidditch, infatti, sono ricomparsi i Mangiamorte, gli antichi seguaci di Voldemort. E quando il nome di Harry finisce inspiegabilmente tra quello dei campioni che si affronteranno nel pericolosissimo Torneo Tremaghi, sono in molti a non credere in una coincidenza. Ma a turbare i giorni di Harry e dei suoi amici Ron ed Hermione non bastano i pericoli, ci sono anche i primi turbamenti amorosi.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Tema costante nella saga del piccolo mago Harry Potter, è l’idea che l’arma più forte di fronte al male ancor più che la Magia, sia proprio l’Amore.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Una certa dose di puro horror le a forte tensione che percorre l’intera pellicola consigliano di escludere i bambini più impressionabili
Giudizio Artistico 
 
La storia è resa con una straordinaria abilità di invenzione visiva e con effetti speciali stupefacenti

Harry Potter cresce e con lui crescono i suoi problemi: Voldemort torna alla vita grazie all’aiuto di Codaliscia, un tempo amico del padre di Harry, poi traditore e servo dell’oscuro signore. Grazie alla sua collaborazione e quella di un insospettabile spia introdottasi all’interno della scuola di magia di Hogwarts, Voldemort ordisce un complesso piano che gli permetterà di riacquistare l’esistenza fisica proprio grazie al sangue dell’unico essere umano sopravvissuto ad un suo attacco, Harry, appunto.

Con il Calice di fuocoJ.K. Rowling si stacca dalla struttura che aveva accomunato i primi tre volumi della serie: al tradizionale torneo di Quidditch, in cui Harry aveva dimostrato la sua abilità in sella ad una scopa, si sostituisce il ben più rischioso Torneo Tremaghi, che mette in competizione i “campioni” delle tre scuole di magia più famose al mondo: Hogwarts, appunto, ma anche la francese (e femminile) Beaux Batons e la bulgara Durmstrang, nelle cui fila troviamo il giovane campione di Quidditch Viktor Krum. Il mondo squisitamente inglese della saga si apre, quindi, ad una dimensione internazionale, anche se lo fa sfruttando con ironia gli stereotipi più classici d’Oltremanica sugli stranieri: le francesi sono belle e vezzose, i bulgari grandi e grossi parlano come le spie del KGB dei film di James Bond e sembrano tutti lanciatori di pesi.

Nel cast, la solita carrellata di star teatrali ed hollywoodiane (qui si aggiunge il malefico Voldemort di Ralf Fiennes, mai così a suo agio ad incarnare il male dai tempi di Schindler’s List), accanto ai giovani protagonisti che riescono, nonostante il divario crescente tra età anagrafica e cinematografica, a dare credibilità ai loro personaggi.

La storia, ancor più che nei precedenti “episodi”, è resa con una straordinaria abilità di invenzione visiva; il realismo magico delle scenografie, gli effetti speciali stupefacenti (basti vedere le scene sottomarine e quelle dello scontro con il drago), i movimenti di macchina che assecondano anche le scene più fantastiche e ardite rendono questo Harry Potter una vera festa per gli occhi.

A mettere mano a questa avventura c’è finalmente un regista inglese, il Mike Newell di Quattro matrimoni e un funerale, che si dimostra, non a caso, molto abile a maneggiare con umorismo e leggerezza il nuovo elemento sentimentale che si introduce nella già complicata vita del giovane mago. I protagonisti, infatti, hanno raggiunto i 14 anni, il momento delicato in cui si comincia a guardare a quello (o quella) che fino a poco tempo prima era un semplice compagno di avventure come qualcosa di completamente diverso, ignoto e potenzialmente pericoloso. Anche se di solito i ragazzi si mostrano molto meno svegli nel comprendere le implicazioni della nuova situazione, come il povero Ron, che commette l’errore di sottovalutare le attrattive di Hermione, e soprattutto di considerarla una specie di “uscita di sicurezza” nell’ordalia degli inviti al ballo (elemento topico della vita scolastica anglosassone, ma il dramma dello scegliere e di (non) essere scelti è comune ad ogni adolescente), salvo poi arrabbiarsi quando la vede a fianco del campione bulgaro. Le prime cotte sono gioie e dolori (più i secondi, al vero, per il povero Harry), ma sono anche una tappa inevitabile del passaggio dall’infanzia all’età adulta e, tutto sommato, servono a ribadire i valori fondamentali: l’amicizia, appunto, la lealtà, la “tempra morale”, come la chiama Silente.

La Coppa Tremaghi è una sfida molto pericolosa (un po’ troppo pericolosa anche in tempi meno oscuri, verrebbe da pensare, visto che sono coinvolti studenti minorenni, anche se dotati di poteri magici) ma, come sottolinea il preside Silente, è anche un’occasione per i ragazzi di fare nuove amicizie, di stringere legami che saranno la loro migliore difesa contro le tempeste che si addensano sul loro futuro.

In effetti, se c’è un tema costante nella saga del piccolo mago Harry Potter, è proprio l’idea che l’arma più forte di fronte al male ancor più che la Magia, sia proprio l’Amore, quello di una madre che dà la propria vita per suo figlio, o quello di un amico pronto a starti a fianco in ogni difficoltà. Un aspetto dei volumi della Rowling che gli autori cinematografici hanno saputo valorizzare, compiendo un ottimo lavoro di adattamento e taglio sul corposo romanzo dell’autrice inglese.

A questi elementi leggeri, il film affianca una bella dose di puro horror, che ha indotto i censori americani a consigliarne la visione con accompagnamento adulto ai minori di 13 anni. In effetti, scene come quella dell’arrivo dei Mangiamorte, dello scontro tra Harry e Voldemort nel cimitero, con la morte brutale e improvvisa di Cedric Diggory, e in generale la forte tensione che percorre l’intera pellicola, potrebbero risultare impegnative per un pubblico più giovane; la sensazione, però, è che gli autori abbiamo saggiamente voluto far crescere il proprio pubblico insieme al loro protagonista, mettendolo di fronte a nuove sfide, soprattutto quella, inevitabile, del confronto con la morte e sul suo significato, un elemento qui introdotto appena, ma che diventerà ancora più importante nei capitoli successivi.

 

Elementi problematici per la visione: qualche scena con elementi horror potenzialmente impressionanti. Negli USA si consiglia la visione con accompagnamento adulto per i minori di 13 anni.

Autore: Laura Cotta Ramosino


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