LA FABBRICA DI CIOCCOLATO

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Titolo Originale: Charlie and the chocolate factory
Paese: USA/ GB
Anno: 2005
Regia: Tim Burton
Sceneggiatura: John August, Pamel Pettler
Durata: 105'
Interpreti: Johnny Deep, Freddie Highmore, Helena Bonham Carter, Christofer Lee

Charlie vive con i suoi genitori e i quattro nonni in una misera casa non  lontano dalla fabbrica di cioccolato di Willy Wonka, la più grande del mondo. C'è molto mistero intorno alla fabbrica: da anni continua a produrre ma nessun operaio entra o esce da quel portone né alcuno ha più visto il suo ormai mitico proprietario. Finché un giorno la notizia: i 5 bambini che troveranno un biglietto d'oro nelle tavolette di cioccolato Wonka saranno invitati a visitare la fabbrica e lo stesso proprietario farà loro da guida.  Uno dei cinque riceverà alla fine  un regalo molto speciale. Charlie vorrebbe tanto partecipare ma sa di poter  ricevere una sola tavoletta all'anno,come regalo di compleanno...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Charlie, un bambino giudizioso che è disposto a vendere il suo biglietto d'oro per aiutare la famiglia è un piacere a vedersi...
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune atteggiamenti un po' crudeli verso dei bambini cattivi potrebbero impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Tim Burton ha realizzato un film discontinuo: di grande impatto visivo, ben tratteggiato Charlie e la sua famiglia ma Wonka è un personaggio costruito a freddo, fra il trasognato e l' indifferente

L'ncipit del film è stimolante e carico di aspettative: sotto i titoli di testa e sotto la spinta di una musica sincopata assistiamo all'avanzare della produzione delle tavolette di cioccolata  in una fabbrica totalmente automatizzata, fino allo sciamare dei camion  lungo le strade di un quartiere con case tutte ben allineate,  molto assomigliante a un  sobborgo londinese . La parte successiva è ugualmente bella e molto Dickensiana: nella povera casa del piccolo Charlie (Freddie Highmore); l'unico locale  è disadorno, disordinato, con un lettone al centro dove stanno seduti i suoi quattro nonni mentre la mamma sta  cucinando sempre la stessa zuppa di cavolo. Il ragazzo per contrasto ha un evidente ordine interiore,  il sorriso è sereno e fiducioso, il vestito è  semplice ma pulito ed è intento a  preparare diligentemente i suoi compiti.
Nella parte centrale il film cambia tono: entriamo nella fabbrica dove Willy Wonka (Johnny Deep) fa da cicerone ai cinque bambini e ai loro accompagnatori. Qui il regista cerca di porre  gli spettatori  in atteggiamento di stupore man mano che ci vengono presentati i tanti  ambienti fantastici di cui è composto  l'edificio: si passa da una coloratissima campagna  dove tutto è commestibile e il fiume è di puro cioccolato (a metà fra il  Magodi Oz e Alice nel Paese delle meraviglie),  a un ambiente futuribile dove è possibile trasportare una tavoletta di cioccolato attraverso i canali televisivi (qui i riferimenti a 2001 Odissea nello spazio sono espliciti). E' proprio questa la parte più noiosa e ripetitiva del film: speriamo che almeno i più piccoli abbiano la capacità di stupirsi.
Non manca inoltre un certo tono di compiaciuta di crudeltà nei confronti di quattro dei cinque bambini ospiti (uno è goloso, un'altra è troppo viziata, un'altro è un violento videogioco-dipendente mentre l'ultima è prepotente e ambiziosa) che vengono tutti  fagocitati dalle macchine infernali . Come se non bastasse, appena un bambino scompare, inizia un balletto con relativa  canzoncina denigratoria  di tanti piccoli omini. tutti uguali, francamente insopportabile (queste sequenze sono state .meglio realizzate nel precedente film Willy Wonda e la fabbrica di cioccolato del '71)

Il Willy Wonka  interpretato da Johnny Deep, quindi un quarantenne  e inventato da Tim Burton (nel romanzo originale era un anziano a cui non piacevano i bambini)  è forse quello che ci lascia più perplessi: il look  pseudo eduardiano, il viso pallido e i capelli lunghi (ogni riferimento a Michael Jackson appare voluto) il tono affettato e distaccato verso i suoi ospiti, costituiscono singoli elementi  che sembrano far fatica a amalgamarsi in un personaggio compiuto che abbia un senso per la storia che viene narrata. Il regista, tramite flashback, cerca di dargli profondità umana  raccontandoci dei rapporti difficili con suo padre durante l'infanzia e di qui la scelta di dedicarsi  interamente a diventare un prestigioso e inventivo  pasticciere. 

Il film ha comunque un lieto fine sia per Charlie (sono tornati di moda i bambini bravi, sul tipo del maghetto Harry Potter) che per la sua famiglia, e anche l'androgino Willy (ma perché farlo assomigliare al discusso Michael Jackson proprio in una storia di bambini?) saprà ritrovare il senso della famiglia.

Autore: Franco Olearo


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