LA FEBBRE

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Titolo Originale: "LA FEBBRE"
Paese: Italia
Anno: 2004
Regia: Alessandro D'Alatri
Sceneggiatura: Alessandro d'Alatri, Gennaro Nunziante, Domenico Starnone
Produzione: Marco Poccioni, Marco Valsania per Rodeo Drive, Rai Cinema
Durata: 108'
Interpreti: Fabio Volo, Valeria Solarino, Vittorio Franceschi, Arnoldo Foà, Massimo Bagliani

Mario Bettini è uno studente di architettura fuori corso. Lavora in modo saltuario in  qualche  studio di architettura della sua Cremona, ma il suo vero sogno è metter su bar-discoteca con altri tre amici. Poi la svolta epocale: dopo quattro anni di attesa, vince il concorso di geometra comunale. Inizia il nuovo lavoro con entusiasmo ma ben presto si accorge che troppa intraprendenza è malvista da chi amministra il potere con metodi clientelari. Per fortuna l'amore con la libera Linda, studentessa di lettere di giorno e  cubista di sala da ballo di sera, gli dà la forza per dire di no ai compromessi.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Appassionato lamento di D'Alatri su quanto sia difficile in Italia sviluppare l'iniziativa individuale. Ma la soluzione adottata dal protagonista appare rinunciataria ed individualista
Pubblico 
Adolescenti
Un amore con rapporti prematrimoniali. Una fugace scena di nudo statico
Giudizio Artistico 
 
D'Alatri ha un modo piacevole e originale di raccontare le storie e sa dirigere molto bene gli attori ma questa volta la voglia di lanciare messaggi danneggia la compattezza del racconto

Alessandro D'Alatri ha il piglio deciso di chi ha una battaglia da portare avanti. . Nel suo precedente Casomai (2002) , FilmVerde, aveva denunciato quanto sia difficile al giorno d'oggi essere una "regolare" coppia sposata con figlio. Il regista era stato bravo nel farci coinvolgere nelle vicissitudini dei due protagonisti: una storia privata che che si proiettava sullo sfondo di un ambiente industrialmente avanzato come Milano, dove il lavoro finisce per divorare tempo ed attenzione al gracile sviluppo di una vita familiare.
Ne  La febbre il regista cambia bersaglio. Sempre restando al Nord ma spostandosi nella provincia (una garbata Cremona racchiusa nei suoi austeri monumenti)  l'obiettivo è questa volta l'inerzia delle funzioni pubbliche, non perché soffocate dalla burocrazia ma per la  gestione clientelare del potere. Il collega anziano di Bettini (interpretato dal bravo Vittorio Franceschi) ne è l'emblema e al contempo la vittima: per tanti anni ha saputo dire di si anche alle pretese non sempre lecite dei suoi superiori, cercando di "non vivere" in quelle otto ore passate negli uffici comunali ma coltivando un sogno: un podere messo su  con i risparmi di una vita per produrre del buon vino.

All'inizio anche Mario Bettini accetta le regole del gioco: quando viene a sapere che ha vinto il concorso al comune, quel posto sicuro tanto auspicato per lui dal padre ora morto, accetta perfino di tagliarsi la barba per "sembrare più serio" (un Fabio Volo senza pizzetto diventa davvero insignificante). Ben presto si accorge che  lavorare bene non basta, anzi è controproducente: non deve avere iniziative ma essere un umile servitore,  ubbidiente  a delle logiche di potere che gli sfuggono. Anche quando finalmente sta per aprire la sua discoteca, frutto di tanti sforzi, la concessione della licenza si trasforma in un ricatto nei suoi confronti.

Come in Casomai, anche ora lavoro e amore entrano in conflitto La bella Linda (una splendente Valeria Solarino, la vera rivelazione del film) di cui si innamora, gli prospetta un diverso atteggiamento nei confronti della vita e se lui si commuove quando lei si appresta a partire per un anno per gli Stati Uniti (in fondo è un ragazzo alla vecchia maniera  che vorrebbe stare ancora con la sua ragazza) lei invece  gli sorride dai finestrini del treno che sta per partire; la sua diversità è nel  non sentire radici che la trattengono, nel puntare sopratutto alla crescita di se stessa. Un confronto molto duro per il conformista  Mario ma che alla fine si rivelerà risolutivo per trovare il coraggio necessario, ora che si è laureato architetto,  per conquistarsi  autonomia e libertà creativa.
Non sveliamo altro della trama del film ma il sogno-simbolo del geometra Bettini che si intrattiene amabilmente a bere una birra con il Presidente della Repubblica e fa il gesto  di restituirgli la carta di identità per autosospendersi come italiano, non è stata una felice idea di D'Alatri. Se è giusto non mostrare sempre degli eroi come nei film americani (il protagonista avrebbe impavidamente affrontato la masnada dei "cattivi" che si annidano nel comune,  incurante delle conseguenze) la sbrigativa soluzione di considerarsi estraneo rispetto al mondo in cui si vive e di trovare nell'isolamento una soluzione ai propri problemi  suona troppo come qualunquista.

DAlatri ha ormai consolidato un suo piacevole modo di raccontare le storie, in un intercalare di realtà e  sogno, in un po' di sperimentalismo nella  computer grafica (questa volta seguiamo in diretta il caffè che esce dalla caffettiera), nella felice caratterizzazione dei personaggi secondari ,la confermata garanzia di FabioVolo e  la scoperta di  Valeria Solarino.
La Febbre resta  comunque inferiore a Casomai, proprio perché la voglia di proclamare messaggi  finisce per prevalere sul piacere di raccontare.

Autore: Franco Olearo


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