DIARIO DEL SACCHEGGIO

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Titolo Originale: Memoria del saqueo
Paese: Argentina
Anno: 2004
Regia: Fernando E. Solanas
Sceneggiatura: Fernando E. Solanas
Durata: 120'

Il film ricorda ed analizza il periodo tra gli anni settanta ed il 2001, investigando i motivi della decadenza economica, sociale, politica e culturale che sta affliggendo l'Argentina al giorno d'oggi. Un duro atto d'accusa verso le selvagge privatizzazioni del Paese, la gestione del debito pubblico e la recessione economica fino alla caduta del governo De La Rùa

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film riesce a trasmettere la passione civile dell'autore e la sua attenzione verso i più poveri
Pubblico 
Adolescenti
Per la preparazione necessaria per seguire le tematiche economiche
Giudizio Artistico 
 
Pur mantenendo uno stile sobrio e asciutto, il racconto cattura l'attenzione con la forza stessa della verità delle immagini. Poco leggibili i sottotitoli

21 dicembre 2001: la folla scende in piazza a Buenos Aires e nelle principali città argentine e a suon di tamburi e di pignatte e costringe alle dimissioni ben tre presidenti nel giro di una settimana.

Quella data segna la fine di un lungo periodo iniziato  nel 1982, subito dopo la fine della  dittatura militare a seguito della disastrosa guerra delle Malvinas.

Il film ci parla proprio di quei venti anni di regime democratico che hanno visto la progressiva spogliazione delle principali ricchezze dell'Argentina e una crisi economica che il paese non aveva mai fino a quel momento conosciuto.
I presidenti che si sono succeduti in questi vent'anni si sono trovati, come eredità dalla dittatura, un debito con l'estero di 45 miliardi di dollari mentre alla fine del periodo il debito estero cumulato era salito a  142 miliardi.

Con la passione di chi si trova a parlare del suo paese e della sua gente, Solanas sviluppa un discorso ordinato e didattico suddiviso in dieci capitoli e supportato da immagini riprese da lui stesso durante i momenti più caldi dell'agitazione popolare.

Solanas narra i fatti con ordine cronologico partendo da  Raúl Alfonsín, il primo presidente democratico post-dittatura. Come primo atto pubblico aveva promosso un'inchiesta sulle atrocità commesse dai militari nel precedente regime salvo poi essere costretto, sotto le pressioni di questi ultimi, a promulgare un'amnistia generale con due leggi molto impopolari: la  "obediencia debida" (non sono colpevoli i generali che hanno ubbidito agli ordini) e del "Punto final" (chiusura con il passato).   Alfonsín fu anche responsabile di aver creato un contesto iperinflazionistico con la classica manovra  della svalutazione della moneta locale.
Nel 1989 venne eletto  presidente Carlos Menem. Decise di  adottare una politica neo-liberista che ebbe un doppio effetto: da una parte la parità fissa con il dollaro bloccò l'inflazione, innescò l'arrivo di capitali stranieri che portarono nel quinquennio 91-95 a una crescita media annua del 4% ma dall'altra una politica di austerità economica che causò dolorosi tagli alle spese sociali e la privatizzazione dei gioielli della nazione, quali il gas del sottosuolo, le ferrovie, la linea aerea nazionale, la Telecom Argentina.
Dopo un primo momento di euforia, il risultato fu catastrofico: l'import elevato (prima di allora l'Argentina non aveva mai importato prodotti alimentari), causato dalla parità con il dollaro e dalla scarsa competitività delle imprese nazionali, portò al fallimento di tante piccole aziende e ad una bilancia dei pagamenti fuori controllo. 
Inoltre la cosi detta privatizzazione ebbe il solo effetto di alienare risorse strategiche nazionali a beneficio di altre società statali, questa volta straniere come le spagnole Repsol e Telefónica  e lo stato argentino, che per facilitare tale  vendita, si era accollato tutti i debiti aziendali e i costi del personale in esubero, si trovò costretto ad aumentare ulteriormente il debito pubblico.
Nel 1999 venne eletto presidente Fernando De La Rùa che non fu in grado di arrestare la depressione: le aziende non avevano reagito alla cura della parità del dollaro non essendo in grado di reggere la competitività straniera e  la caduta del reddito della popolazione (la classe media era praticamente scomparsa) non era più in  grado di stimolare la domanda. Nel frattempo i soliti ricchi avevano da tempo iniziato a trasferire all'estero qualcosa fra gli 80 e i 120 miliardi di dollari ritirando i loro depositi dalle banche: il ministro Cavallo fu costretto a bloccare i prelievi dalle banche e non  fu più in grado di pagare pensioni e stipendi statali.
Alla fine le manifestazioni popolari del dicembre 2001 (L'Argentinazo) costrinsero alle dimissioni Fernando De La Rùa.
Nel 2003 è stato eletto Nestor Kirchner, ma questo è un altro film (nel vero senso della parola: Solanas ha girato il seguito della storia  a cui ha dato il nome: La dignità degli ultimi).

Solanas sviluppa la storia di quegli anni tormentati alternando film di  repertorio, interviste a professori di economia, quel tanto che è necessario per sottolineare i passaggi più critici ma va sopratutto in giro per le strade  delle città o nei villaggi intervistando la gente comune: pensionati, studenti, negozianti falliti. .
Non cessa mai di ricordarci che non si stiamo dibattendo  in astratto dell'efficacia di una teoria economica piuttosto che di un''altra, ma della vita e del destino di milioni di persone. Solanas non si dilunga nel trattare la pur nefasta influenza  del Fondo Monetario Internazionale e di certi poteri economici statunitensi, ma punta il dito sulla classe politica argentina, non importa a quale partito appartenga, colpevole a suo dire  di corruzione e di indifferenza  verso il sacrificio che il popolo ha dovuto sostenere in quegli anni. Allo stesso modo non si preoccupa di dibattere sulla validità o meno delle teorie neoliberiste applicate da Menem, quanto piuttosto il fatto che la svendita di vitali aziende pubbliche ha reso l'Argentina succube di una nuova forma di colonialismo.

L'acme della drammaticità si raggiunge quando Solanas di sposta nella provincia rurale di Tucumàn: qui maestri di scuola ci raccontano che non è infrequente lo svenimento di un bambino in classe perché denutrito; ancora più impressionante la visita all'ospedale locale con le riprese di bambini di pochi mesi in stato di in agonia per denutrizione. Una nazione che riesce con le sue risorse a dar da mangiare a 300 milioni di persone lascia che 35.000 suoi cittadini  muoiano all'anno di inedia.

Il film, pur trattando temi complessi, riesce ad appassionare dall'inizio alla fine. Il regista è senz'altro di parte (nel senso che sta dalla parte degli ultimi) e le sue idee ad alcuni potrebbero non piacere, ma gli va dato merito di aver fatto conoscere anche a noi europei un tema su cui è giusto parlare  e riparlare.

Autore: Franco Olearo


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