THE DAY AFTER TOMORROW L'ALBA DEL GIORNO DOPO

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Titolo Originale: The day after tomorrow
Paese: USA
Anno: 2003
Regia: Roland Emmerich
Sceneggiatura: Roland Emmerich, Jeffrey Machmanoff
Durata: 125'
Interpreti: Dannis Quaid (prof. Jack Hall), Jake Gyllenhall (Sam Hall), Emmy Rossum (Laura), Sela Ward (Lucy)

Se qualche volta siete stati un po' scettici nell'ascoltare le previsioni dei metereologi, penso che  con questo film vi ricrederete e starete più attenti a controllare se gli accordi di Kyoto verranno ratificati dalla maggioranza dei paesi, compresi gli U.S.A.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Di fronte ad una prova di grande pericolo emerge il mito del super-uomo che vuole contare solo sulle proprie forze
Pubblico 
Adolescenti
Per le sequenze di intenso pericolo
Giudizio Artistico 
 
Grande professionalità nella resa realistica dei disastri "virtuali" ma i pregi finiscono qui

Vedendo questo film abbiamo imparato che il progressivo aumento della temperatura terrestre non porterà, come eravamo portati a pensare, ad un desertificazione  della fascia equatoriale ma, all'opposto, scatenerà una nuova era glaciale perché lo scioglimento del ghiaccio delle calotte polari sconvolgerà l'equilibrio salino degli oceani e farà cessare l'azione temperante  delle correnti marine.
Il tutto avverrà forse nell'arco di qualche secolo ma nella rappresentazione filmica resta solo una settimana per organizzare l'esodo di milioni di americani verso il Messico.

Cercando di tener basso il volume dell'inno nazionale, domandiamoci: con quale animo il popolo  americano affronta e supera questa nuova prova ?  Con la fede incrollabile in due valori essenziali: quella delle capacità e dell'iniziativa incondizionate dell'uomo e nella guida certa del  suo presidente, abbinata all'abnegazione di tutti i responsabili  dell'ordine pubblico.

Un gruppo di ragazzi, rifugiatisi nelle Biblioteca pubblica di New York, è costretto a bruciare i libri per scaldarsi. Uno di loro tiene ben stretta fra le mani  una copia della Bibbia di Gutenberg, per evitare che venga distrutta. "Credi che Dio  ci salverà?" gli domanda una ragazza.  "No - risponde l'altro - ma  conservo questa Bibbia perché segna l'inizio dell'era della ragione, l'era della parola". Seguono  altri discorsi riguardo alla  capacità dell'uomo di imparare dai suoi errori e di risolvere, con le sue sole forze, i propri problemi. Non a caso l'unico filosofo che viene citato esplicitamente è Nietzsche.

L'altro mito, il super-uomo per eccellenza, è il Presidente (In Indipendence Day, il precedente film catastrofico di Emmerich, il primo cittadino americano  tornava addirittura a guidare un aereo caccia per combattere gli invasori extraterrestri). Questa volta lo vediamo  abbandonare per ultimo la Casa Bianca e nell'uscire dalla stanza ovale si sofferma un momento a contemplare il simbolo della gestione del potere mondiale che sta per venir distrutto dal gelo. Nessun problema: trasferitosi in Messico, in mezzo al  caos scatenato da una emigrazione epocale, l'efficiente organizzazione gli ha attrezzato  un tranquillo studio tutto per sè, dal quale apprende la  notizia tanto attesa: "Signor Presidente, a New York abbiamo trovato dei superstiti!" .

La calamità ha una dimensione mondiale, ma ben poco veniamo a sapere di come stanno reagendo gli altri popoli minacciati. Seguiamo  invece le vicende  personali di Jack,  padre troppo impegnato nel lavoro e ormai separato, che cerca di riavvicinarsi al figlio Sam, cercando di raggiungerlo con  una lunga camminata nel freddo polare. Sam a sua volta è troppo timido per dichiararsi alla sua compagna di scuola. Intanto la madre, dottoressa di un ospedale pediatrico, rinuncia a fuggire   per stare vicino ad un bambino  operato da poco ed  attende  fiduciosa i soccorsi.

Ma la vera protagonista è  la computer grafica. Il ritmo del film è interamente sostenuto da rappresentazioni sempre  più catastrofiche di un clima implacabile. L'icona-simbolo dell'America, il profilo dei grattacieli di Manhattan, viene ancora una volta violato ed è di indubbia efficacia la sequenza di un'onda gigantesca che si insinua fra le Avenue di New York, così come la statua della Libertà interamente coperta di ghiaccio.

Non mancano alcuni momenti ironici come quando gli americani in fuga cercano di emigrare clandestinamente in Messico e questa volta è la polizia messicana a chiudere loro le frontiere,  salvo poi riaprirle appena ottengono l'impegno U.S.A. sull'azzeramento dei loro debiti.

Si tratta di un film con un indubbio senso dello spettacolo, ma purtroppo c'è solo quello e le storie personali non si sollevano dal livello di semplici ingredienti di contorno..

Autore: Franco Olearo


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