COME DIO COMANDA

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Titolo Originale: COME DIO COMANDA
Paese: Italia
Anno: 2008
Regia: Gabriele Salvatores
Sceneggiatura: Niccolò Ammaniti, Antonio Manzini, Gabriele Salvatores
Produzione: Maurizio Totti per Colorado Film, Rai Cinema con Friuli Venezia Giulia Film Commission
Durata: 120'
Interpreti: Alvaro Caleca, Filippo Timi, Elio Germano, Fabio de Luigi, Angelica Leo

Italia del nord-est. Rino è un adulto disoccupato, violento ed alcolista, tenuto sotto controllo dall'assistenza sociale che minaccia di togliergli la tutela di Cristiano, il figlio adolescente. Quattro Formaggi è l'unico loro amico dalla mente instabile. Una notte Fabiana, una ragazza ribelle che ha l'abitudine di fare troppo tardi la sera, mentre torna a casa con il motorino ha l'avventura di incontrare Quattro Formaggi...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una storia che parla apparentemente dell'amore padre e figlio, ma si tratta in realtà di un amore malato costruito sull'odio verso gli altri. Il padre ritiene per lui doveroso educare il figlio alla violenza
Pubblico 
Maggiorenni
Una scena violenta di vendetta fra giovani . Un incontro sessuale sbrigativo ed esplicito
Giudizio Artistico 
 
Il regista Salvatores conferma il suo genio visivo, coadiuvato da ottimi professionisti, come Italo Petriccione per la fotografia. Ottima prestazione di Filippo Timi nella parte del padre

Il film ha avuto il sostegno della film Commission del Friuli Venezia Giulia  ma non si può dire che di questa regione si faccia molta pubblicità: il cielo è cupo e freddo, le piogge continue, molte riprese sono realizzate  fra i  ciottoli e i rifiuti di una cava di pietra abbandonata; vengono inquadrati muri sberciati di squallide case di periferia.  Per le strade della città si muovo bande di giovani, padroni della notte, spavaldi e violenti .

Eppure è questo uno degli aspetti più affascinanti  del film, dove Salvatores mostra al meglio la sua ispirazione visiva; un'ambientazione cupa che riverbera l'animo tenebroso dei protagonisti, allo stesso modo con cui, in Io non ho paura, l'oro delle ampie distese dei campi di grano abbacinate dal sole estivo esaltava l'innocenza dei due piccoli protagonisti. La lunga, drammatica sequenza che si svolge nel bosco sotto una pioggia incessante è un pezzo di vero cinema, grazie anche al contributo decisivo della fotografia di Italo Petriccione.

Salvatores semplifica, con l'aiuto dello stesso autore, la storia  narrata nell'omonimo romanzo di Ammanniti riducendo i personaggi e sviluppando la storia  in un arco temporale ridotto, per meglio concentrare l' energia  drammatica della storia.  Rino, un disadattato che cova profondi rancori verso una società che lo ha rifiutato, sempre teso e pronto a colpire chi individua come nemico,  ha trovato nell'ideologia neonazista una razionalizzazione del suo odio.

Cristiano è un adolescente timido con un cuore in formazione, ancora aperto alla tenerezza ma che ha come unico riferimento il padre, del quale assorbe l'ideologia malata e fa del suo meglio per emularne l'aggressività.  Rino, che odia gli extracomunitari ma ancor più i padroni che lo hanno sfruttato in nero per dieci anni ed ora hanno trovato nuovi polli da spennare, che odia i drogati per assecondare la sua ideologia nazista, basa la sue esistenza su poche realtà: quella pistola che porta sempre in tasca e che definisce "la sua vera libertà"  e l'amore per il figlio; un amore viscerale,  a cui si appoggia come unica ancora per la sua salvezza, un amore malato basato più sulla disperazione che sulla speranza.  Quando il padre scopre che Cristiano è stato picchiato dai bulli del paese, Rino si sente impegnato a spiegargli che l'unico modo per trovare la forza di reagire è la cattiveria che riusciamo a coltivare, e quando lo costringe a tornare sui suoi passi per affrontare di nuovo, armato di un randello, il ragazzo che lo ha picchiato, sarà poi costretto a fermare il figlio, preso dal raptus della violenza. Si tratta di una delle scene più odiose del film.

La storia vira verso il giallo: Cristiano ritrova in un bosco  il padre colpito da ictus accanto al cadavere di una ragazza morta; si trova ad affrontare la situazione da solo ma non esita a sottrarre le prove a carico del padre, perché anche lui non ha  nessun altro valore a cui appigliarsi se non quello del rapporto con il padre.

Ogni ombra fra padre e figlio sarà infine dissipata, ma non possiamo parlare di lieto fine; l'amore fra loro è forte ma è in realtà un sodalizio di due solitudini, costruito sull'odio verso gli altri. Il noir che Salvatores ha costruito ha ben poco di realistico e si appoggia su un simbolismo essenziale che ricorda certi film di fantascienza dove fra le macerie di una terra ormai devastata, pochi eroi buoni debbono combattere le forze del male che ne hanno preso il dominio. In questa storia però non ci sono buoni o cattivi:  a una società organizzata sulla sopraffazione si contrappongono degli eroi che lottano per la sopravvivenza opponendo violenza a violenza. Unica figura positiva è l'assistente sociale, che va al di là di quanto strettamente richiesto dalla sua professione prendendosi cura del ragazzo quando Rino è in ospedale.  In realtà, in questo contesto così simbolico, sembra più un angelo ambasciatore di un Dio che ha ormai abbandonato la terra e gli uomini al loro destino.

Autore: Franco Olearo


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