COLLATERAL

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Titolo Originale: COLLATERAL
Paese: USA
Anno: 2004
Regia: Michael Mann
Sceneggiatura: Stuart Beattie
Produzione: Dreamworks Pictures/Paramount Pictures
Interpreti: Tom Cruise, Jamie Foxx, Mark Ruffalo, Jada Pinkett Smith

Max, che di mestiere fa il taxista, ma sogna di possedere una compagnia di limousine, nella stessa notte carica sulla sua macchina prima un’affascinante procuratore distrettuale e poi uno spietato killer che ha l’incarico di eliminare i cinque testimoni chiave di un processo contro il cartello della droga. E il mite Max si troverà coinvolto suo malgrado in un gioco molto pericoloso

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un eroe riluttante, che cerca di dare senso alla propria vita , si oppone ad un killer che crede solo nell'efficienza del suo"mestiere"
Pubblico 
Adolescenti con riserva
Per le scene di violenza ed il linguaggio
Giudizio Artistico 
 
Un robusto thriller con inaspettate riflessioni filosofiche. Alcune sequenze di azione memorabili

Con Collateral Michael Mann ci regala, dopo le grandi prove di Heat- La sfida e The insider, un robusto thriller in cui non mancano inaspettate riflessioni filosofiche. Nell’arco di poche ore si incontra e si scontrano due individui diversissimi.

Un killer professionista (interpretato da Tom Cruise che, per una volta non gioca sulle sue solite espressioni e ha il coraggio di “perdersi” nel suo personaggio), deciso a portare a termine il suo lavoro (e il fatto che questo consista nell’eliminare cinque persone che neppure conosce è un particolare assai meno importante per lui che la correttezza dei tempi di realizzazione).

E un taxista, un uomo mite, che coltiva un sogno, ma che nel frattempo (un tempo che dura ormai da 12 anni) conduce una vita tranquilla e ripetitiva, in cui gli unici momenti di evasione sono quelli in cui contempla la foto di un’isola tropicale che tiene sul parabrezza. Un uomo tranquillo, di cui si intuisce la sostanziale moralità (trova il tempo tutte le sere di visitare la madre malata in ospedale), ma che sembra aver fatto del quieto vivere la sua regola.

E invece l’imprevisto piomba nella sua vita con una violenza inaspettata, un imprevisto che, lo scopriremo solo alla fine, non ha solo il volto spietato del killer Vincent, ma anche la voce gentile della bella avvocatessa che gli ha lasciato il suo numero di telefono.

Fin dal momento in cui scopre la vera professione del suo passeggero, Max inizia a subire il fascino della personalità psicotica e manipolatrice di Vincent, imitandone gesti e parole.

Vincent è un uomo che ha fatto della morte il suo mestiere e che gioca sull’indifferenza dell’uomo comune: perché Max si scandalizza per un solo morto (che era pure un criminale), quando è rimasto indifferente, come molti altri, al massacro di milioni di persone in Ruanda? La risposta di Max è la chiave per capire quello che seguirà. Quel morto lo sconvolge e lo commuove (anche nel senso etimologico, lo muove) perché è vicino a lui.

Così la prima vera reazione di Max avviene dopo che Vincent ha ucciso un jazzista con cui aveva intrattenuto un’amabile conversazione fino a pochi secondi prima, e inizia una vera e propria ribellione dopo l’uccisione del poliziotto Fanning, che aveva creduto alla sua storia così assurda.

Ma sarà solo quando la posta in gioco diventa la vita di quella donna che ha conosciuto all’inizio della notte che Max troverà la forza per diventare un eroe.

Uno di quegli eroi riluttanti che il cinema americano ha sempre amato e che qui si carica di una positività sorprendente.

Lo scontro tra Max e Vincent, infatti, diventa a poco a poco quello tra chi ha fatto del nichilismo il proprio comodo credo e chi, invece, cerca ancora di dare un senso alla propria vita. Nella prospettiva nichilista di Vincent l’ultima perversa forma di etica è quella di una ottusa efficienza anche nell’omicidio (“Devo finire il mio lavoro” ripete il killer). È Max ad un certo punto a riconoscere questa posizione per quello che è, un vuoto, e decidere di opporvisi, paradossalmente portandola alle estreme conseguenze con un ragionamento degno di Dostoevskij. Se nulla ha senso, se siamo solo esseri senza significato destinati alla morte, allora tanto vale morire subito. Ma questo è anche l’inizio della sua personale lotta al male. Una lotta che non salverà certo tutti i morti del Ruanda, ma almeno la vita di quella donna incontrata all’inizio della notte, quasi la dimostrazione che il caso (se bisogna chiamarlo così) è entrato nella sua vita prima come positivo che come negativo.

Autore: Franco Olearo


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