CRASH CONTATTO FISICO

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Titolo Originale: Crash
Paese: USA/Germania
Anno: 2004
Regia: Paul Haggis
Sceneggiatura: Paul Haggis e Bobby Moresco
Produzione: Bull’s Eye Enterteinment/Paul Haggis Productions/Status Film Co. Dej Productions/Apolloproscreen GMBH & Co. Filmproduktion KG/Blackfriars Bridge/Bon Yari Productions/Harris Company/Mambo Inc
Durata: 107'
Interpreti: Don Cheadle, Matt Dillon, Thandie Newton, Ryan Philippe

Le storie di vari personaggi si incrociano in una Los Angeles multirazziale minata da reciproci odi e diffidenze. Un detective di colore indaga su un omicidio tra poliziotti, ma dovrà scendere a compromessi con un procuratore ambizioso che non vuole inimicarsi la popolazione di colore. Un poliziotto razzista, che si prende cura del padre malato, prima molesta una donna di colore scandalizzando il suo collega, poi le salva la vita. Due ragazzi di colore rubano macchine alle persone sbagliate, mentre un immigrato iraniano compra una pistola per difendersi e un povero fabbro ispanico deve sopportare i pregiudizi dei suoi clienti.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’aspetto più sorprendente di questa pellicola, sta nel fatto che ogni istante regala a ciascuno l’occasione per ricominciare, per essere diverso e giocarsi nel percorso della vita.
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di violenza e sensuali.
Giudizio Artistico 
 
Ottima sceneggiatura ma una regia senza senza grandi virtuosismi

Quello scritto e diretto dallo sceneggiatore di Million Dollar Baby Paul Haggis non è semplicemente un film sul razzismo nella società multiculturale dell’America di oggi, nonostante questo sembri essere il lancio scelto per la campagna stampa, che ne sottolinea la visione negativa del mondo e dell’uomo.

Certo l’aspetto più evidente di questo complesso intreccio di esistenze (è sicuramente una forzatura, come hanno fatto notare alcuni puristi, immaginare tali e tanti incontri/scontri accidentali in un universo complesso come quello della metropoli americana, ma ci piace pensare che questa sintesi di esperienze individuali possa valere davvero come simbolo di una realtà vasta come quella della Los Angeles o dell’America di oggi) è dato dalla fatica (quando non si arriva alla vera e propria violenza) dei rapporti anche più semplici tra individui diversi per colore o per cultura.

Ma la dichiarazione di uno dei personaggi principali in apertura di film (il contatto fisico forzato, il crash del titolo, l’incidente d’auto o altra circostanza che costringe l’individuo a prendere davvero in considerazione un altro troppo spesso ignorato) apre già ad una dimensione più profonda e complessa.

Il sistema delle etichette razziali (e quindi naturalmente la scelta dei diversi personaggi di ignorarle/sottovalutarle/usarle o capovolgerle), infatti, è solo una parte dell’affresco umano che Haggis ha deciso di raccontarci, forse senza grandi virtuosismi di regia, ma certamente con autentica empatia umana che consente di prendere sul serio ogni personaggio, ogni storia per quanto piccola, con tutto il suo dramma e il suo carico di risentimento, di rimpianto, ma anche di speranza.

La sfida che è lanciata allo spettatore, mentre sullo schermo si susseguono i fatti di una giornata qualunque (la struttura è quella di un giallo depotenziato: si inizia con un cadavere, ma si saprà solo alla fine chi è morto e chi ha ucciso), è quella di non lasciarsi imprigionare da un giudizio immediato e definitivo su ciò che vede; il poliziotto razzista che molesta la moglie di un regista black fin troppo prono ai suoi “padroni” bianchi, infatti, è lo stesso figlio amorevole che assiste un padre anziano e malato, e poi di nuovo l’individuo che insulta un’assistente sociale di colore non troppo disponibile.

I due ladruncoli dalla pelle nera che dibattono sul livello di pregiudizio razziale nelle varie zone della città, poi, devono fare i conti con altre vite in sospeso (quella del regista che non sa più chi è e rischia di sfogare la sua frustrazione nella violenza, ma anche quelle di poveri immigrati clandestini venduti da un coreano apparentemente mite) prima di chiudere la loro giornata con esiti imprevedibili.

E il poliziotto nero che indaga su una sparatoria dai risvolti politici delicatissimi, deve fare i conti con la sua amante ispanica, ma anche con una madre drogata e un fratello delinquente per cui accetterà un compromesso odioso.

Ognuno di loro si scontra con gli altri personaggi e in questo incontro sui generis è chiamato a compiere scelte decisive (che sono poi il tessuto stesso di ogni drammaturgia), a mettere alla prova se stesso e la propria coscienza.

L’aspetto più sorprendente di questa pellicola, a cui non manca una certa durezza nel mostrare le miserie degli individui, però, sta nel fatto che ogni istante regala a ciascuno l’occasione per ricominciare, per essere diverso e giocarsi nel percorso della vita.

La girandola delle circostanze (come quelle che portano l’immigrato iraniano a prendersela con il povero fabbro portoricano per il furto nel suo negozio) lascia spazio perfino a una sorta di grazia che interviene benevola spezzando l’apparente necessità delle reazioni d’odio nei confronti di ingiustizie vere o presunte.

E se in almeno un caso le buone intenzioni finiranno per infrangersi sulla superficie di una realtà più complessa di ogni teoria, la possibilità di redenzione si fonda innanzitutto sull’incontro con l’Altro come persona prima che come gruppo, ma anche sulla scoperta del proprio limite e, almeno qualche volta, di un amore che può aiutare a superarlo.

Così se il film si chiude com’era incominciato (su un incidente d’auto che fa immediatamente scontrare due etnie ostili), di mezzo si apre lo spazio per la pietà e per il cambiamento, perché, sembra di poter dire, l’individuo rinasce in ogni istante e basta uno sguardo diverso per non lasciarsi schiacciare dalla negatività.

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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