LES CHORISTES I RAGAZZI DEL CORO

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Titolo Originale: Les Choristes
Paese: Francia/Germania/Svizzera 2004
Anno: 2004
Regia: Christophe Barratier
Sceneggiatura: Christophe Barratier, Philippe Lopes-Curval
Durata: 95'
Interpreti: Gerard Jugnot, Francois Berleand, Jean-Baptiste Maunier, Jacques Perrin, MarieBrunel

Francia 1949. Clément Mathieu (G. Jugnot) è un compositore senza successo che ha trovato il modo di guadagnarsi il pane  in una casa di rieducazione per minori. Siamo nell'immediato dopo guerra e sono tanti i ragazzi disadattati o semplicemente rimasti orfani senza un posto dove andare. Il direttore non conosce altri strumenti educativi che non siano il terrore e la rappresaglia. Mathieu si dimostra umano con loro e prova a organizzarli in un  coro....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Anche i ragazzi più difficili nascondono un tesoro da valorizzare
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per qualche scena di maltrattamento dei ragazzi
Giudizio Artistico 
 
Il racconto è molto lineare, inserito in una atmosfera nostalgica sul bel tempo che fu

E' un bene che Mathieu abbia un aspetto così indifeso e dimesso. I ragazzi sono abituati a misurare tutto in termini di rapporti di forza e capiscono che da quell'ometto non hanno nulla da temere, anzi possono organizzare impunemente  scherzi crudeli a suo danno. 
Mathieu però non li denuncia: pur sapendo che si tratta di un modo pericoloso di aggiungere debolezza a debolezza,  dimostra di aver fiducia in loro. Prepara in questo modo il terreno per un svolta sostanziale: organizza con loro un coro che verrà ben presto molto apprezzato: essi capiscono in questo modo che cosa si può ottenere stando uniti:: nessuno ha un valore senza gli altri e  il gruppo non può vivere senza  ognuno di loro.

La storia ha un andamento lineare, senza sorprese, ma non mancano parentesi divertenti, grazie alla presenza di molti personaggi ad una dimensione, tipizzati come macchiette, collocati in un microcosmo provinciale visto con l'affettuosa nostalgia del bel tempo che fu.

Per certi film non ha molto significato operare una vivisezione, distinguendo la qualità della sceneggiatura, delle interpretazioni o della regia, evidenziando,come in effetti c'è,  qualche lacuna nel racconto. Serve a poco perché un film come questo ha un suo magnetismo tutto particolare, una capacità di guadagnarsi con  simpatica dolcezza il cuore dello spettatore (per l'esattezza 8,5 milioni di spettatori nella sola Francia) ed è stato  candidato all'Oscar 2005 come miglior film straniero, anche se senza successo.

In effetti il film, con la sua aria semplice,  suffragata dall'atteggiamento dello stesso protagonista, è meno semplice ed è più profondo di quanto non possa sembrare. Ne è la riprova il personaggio di Mondain (Grégory Gatignol): un ragazzo cresciuto in riformatorio, che ha conosciuto solo le percosse dei suoi "custodi"  e che per difendersi dal disprezzo degli altri ha come unica arma la sfrontatezza degli atteggiamenti e la rivalsa con chi è più debole di lui. Al primo furto di denaro nel collegio, è lui il primo ad essere accusato (ingiustamente) e subito rispedito al riformatorio.

Quando più tardi ritorna, grazie ad una fuga, e per vendicarsi dà fuoco all'edificio delle aule, Mondain si mette a guardare dritto negli occhi dello spettatore, con quella sua zigomatura dura, il suo cranio impietosamente rasato, mentre finisce di fumare con calma  la sigaretta che ha innescato l'incendio. Non si tratta di un personaggio messo lì solo per attutire la sensazione di un facile buonismo , ma il suo è uno sguardo inquietante che arriva dal profondo di una vita infelice e che sta ricordarci che sono proprio i ragazzi come lui, i più difficili, i più sgradevoli, quelli che hanno bisogno di tutto il nostro impegno, senza nessuna facile gratificazione.

Autore: Franco Olearo


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