IL CODICE DA VINCI(Cotta Ramosino)

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Titolo Originale: The Da Vinci Code
Paese: USA
Anno: 2006
Regia: Ron Howard
Sceneggiatura: Akiva Goldsman dal romanzo di Dan Brown
Durata: 152'
Interpreti: Tom Hanks, Audrey Tautou, Ian Mckellen, Paul Bettany, Jean Reno, Alfred Molina

Robert Langdon, professore di simbologia americano in visita a Parigi per presentare un libro sul “sacro femminino” viene convocato al Louvre dall’ispettore della polizia francese Bezu Fache. Nel famoso museo giace cadavere il curatore Saunière che, ferito a morte da un assassino sconosciuto, ha lasciato un messaggio misterioso sul suo stesso corpo. Ma mentre Fache è convinto che l’assassino sia proprio Langdon, la giovane Sophie Neveu, nipote di Saunière ed esperta di codici, sospetta che il nonno volesse invece che lei e lo studioso americano collaborassero a scoprire un mistero. Mentre nell’ombra è in agguato Silas, un letale “monaco” (sic!) dell’Opus Dei, Robert e Sophie, con l’aiuto dello studioso inglese Leigh Teabing, si mettono alla ricerca di un misterioso manufatto che racchiude un segreto sulla vita di Gesù.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un’operazione irresponsabile e truffaldina che non può che suscitare la massima disapprovazione.
Pubblico 
Sconsigliato
Alcune scene di tensione e violenza. Sconsigliato per le motivazioni indicate a lato
Giudizio Artistico 
 
Lo scarso spessore dei personaggi, e l’ancor minore coinvolgimento su quanto loro accade, dà il colpo di grazia cosicché lo spettatore arriva alla soluzione finale ben poco disposto a dar credito alle conclusioni.

Arrivato sugli schermi con un rumoroso corollario di polemiche, il film tratto dal romanzo di Dan Brown (una furbissima collazione di falsità storiche e calunnie presentate come vere per mettere in discussione la natura divina di Cristo e accusare la Chiesa di aver insabbiato verità e commesso violenze di ogni genere) gioca le carte di una messa in scena sontuosa e di un cast di alto livello, restando per altro molto, forse troppo fedele all’originale e riservando quindi poche sorprese agli spettatori.

L’intera vicenda, costruita come una lunga e a tratti noiosa caccia al tesoro, si sviluppa sull’arco di poche ore durante le quali personaggi dallo scarsissimo spessore (per i quali lo spettatore, dunque, finisce per provare scarsa preoccupazione) sono sballottati tra cupi complotti che affonderebbero le radici fin nei primi anni di vita della Chiesa (identificata univocamente come luogo di corruzione, violenza e ottusità) e che nel presente sono portati avanti da demoniaci rappresentati dell’Opus Dei, il cui nome viene ripetuto con un’insistenza talmente inutile da suggerire che gli autori della versione cinematografica provino un gusto particolare nell’infamare la Prelatura a mezzo grande schermo. Questo Silas che prima uccide a sangue freddo e poi si fustiga è un ridicolo sadomasochista da manicomio che sembra riesumato dalle vignette massoniche e anticlericali di fine Ottocento.

L’irresponsabilità e l’incoscienza con cui l’Opus Dei –istituzione riconosciuta dalla Chiesa Cattolica, lodata e incoraggiata da tutti i Pontefici che l’hanno conosciuta, da Pio XII fino a Benedetto XVI, viene dipinta come se fosse una setta di fanatici assassini è assolutamente stupefacente e si inserisce in quella curiosa eccezione del mondo contemporaneo per cui bisogna essere sempre rispettosi con tutti, ma gli unici che possono essere diffamati impunemente, fino ai  modi più assurdi, sono i cattolici.

Sulla risibilità e l’infondatezza (storica, artistica e teologica) delle tesi presentate nel corso del film si sono spese molte parole (un’ampia rassegna dei principali articoli della stampa internazionale si può trovare sul sito www.opusdei.it , e una trattazione sistematica in inglese delle questioni sollevate dal romanzo su www.jesusdecoded.com , sito promosso dalla Conferenza Episcopale Americana), ma vale la pena forse sottolineare come l’esito ultimo del percorso proposto dalla pellicola -che fondamentalmente vuole negare la natura divina di Gesù e, attraverso una confusa valorizzazione della figura della Maddalena, infamare la Chiesa e la sua pretesa di essere vero luogo di incontro con Cristo anche oggi- sia quello di proporre come alternativa una fusione di divino e umano nell’uomo di stampo gnostico e neopagano che ben si inserisce nelle correnti new age oggi molto diffuse in una certa cultura americana.

Correnti che trovano molto seguito non tanto tra la gente comune, ma proprio tra la gente del mondo dello spettacolo che ha contribuito a realizzare la pellicola e ha testardamente rifiutato qualunque tipo di dialogo con chi da questa pellicola non può non essere offeso.

Ma chi si aspettava una pellicola di grande impatto capace di “convincere” anche gli spettatori più diffidenti, rimarrà deluso. Il film di Howard, solitamente un buon professionista specie se affiancato da uno sperimentato collaboratore come Akiva Goldsman (ai due si devono pellicole riuscite come A Beautiful Mind e Cinderella Man) è, invece, un’operazione commerciale in cui al grande spiegamento di risorse (anche per ingaggiare un attore come Tom Hanks che qui regala una prova ben poco carismatica) non corrisponde un’equivalente riuscita narrativa e visiva.

Chi pensava che Goldsman e Howard rimanessero fedeli alla trama di Dan Brown solo per amor di soldi, ma rinunciassero, per rispetto alla sensibilità dei credenti, a una serie di affermazioni totalmente gratuite –che poco hanno a che fare con la trama del film, e quindi lo appesantiscono- rimarrà deluso.

Pronunciate sullo schermo (e drammatizzate in modo molto goffo e irritante – vedi il dialogo tra Langdon, Sophie Neveu e il professor Teabing), le teorie di Dan Brown si dimostrano oltre che false anche di una pesantezza indigeribile e il gioco degli indovinelli artistici, delle filastrocche e degli anagrammi stanca come una Settimana Enigmistica di cui si debbano risolvere tutti i quiz in una volta sola.

Lo scarso spessore dei personaggi, e l’ancor minore coinvolgimento su quanto loro accade, dà il colpo di grazia cosicché lo spettatore arriva alla soluzione finale ben poco disposto a dar credito alle conclusioni.

Resta il fatto che la pellicola, con la sua pretesa di autenticità e fondatezza storica, non è altro che l’amplificazione di una menzogna che, benché mal raccontata, rappresenta, come è stato ricordato in altre sedi, il modo in cui oggi di Gesù e della sua Chiesa viene fatto mercato.

Un’operazione irresponsabile e truffaldina che non può che suscitare la massima disapprovazione.

Autore: Franco Olearo


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