La citta' proibita

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Titolo Originale: Man cheng Jin dai huang jin jia
Paese: Cina, Hong Kong
Anno: 2007
Regia: Zhang Yimou
Sceneggiatura: Zhang Yimou, Wu Nan, Bian Zhihong
Durata: 111'
Interpreti: Gong Li, Chow Yun-Fat, Liu Ye, Jay Chou

Poco prima dell'anno mille dell'era cristiana, la dinastia Tang sta per concludere i suoi 300 anni di potere e di prosperità. L'imperatore Ping sta lentamente facendo avvelenare l'imperatrice, sua seconda moglie, temendo una cospirazione. Il figlio Jayi è l'unico che si pone dalla parte della madre e accetta di guidare la ribellione preparata da lei stessa per il  giorno della festa dei crisantemi. Ma l'imperatore pone in atto le sue contromosse e anche gli altri due figli hanno le loro pretese dinastiche......

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Non ci sono scintille di umanità nei protagonisti, tutti coinvolti in intrighi di potere
Pubblico 
Adolescenti
Un padre colpisce il figlio con una cinghia fino a farlo morire. Relazione morosa fra una madre e il suo figliastro
Giudizio Artistico 
 
Zhang Yimou conferma la sua maestria nel comporre immagini di grande effetto e armonia e Gong Li è l'unica che riesce a mettere un po' di calore umano al suo personaggio

Il film Lanterne Rosse (1991), che fece conoscere al grande pubblico occidentale il regista Zhang Yimou, ma anche l'allora giovanissima Gong Li, era stato interamente girato nel sontuoso palazzo dove la protagonista va a vivere come concubina di un ricco signore feudale. La composizione delle scene è  estremamente accurata, le figure umane si stagliano in ambienti ordinati e perfettamente simmetrici a sottolineare uno spazio claustrofobico e oppressivo come le regole che impone il padrone-dittatore.

Ora con questo La città proibita Zhang Yimou ritorna a privilegiare i rapporti umani all'interno di ambienti chiusi (anche se fastosi come la reggia della dinastia Tang, alla fine del decimo secolo ma ugualmente simbolo di un potere opprimente, come nel primo), dopo esser passato per due film come Hero (2003) e La foresta dei pugnali volanti (2004) dove l'azione in spazi aperti e le arti marziali del Wuxia erano stati prevalenti.

E' difficile capire quanto le ambientazioni dai mille colori abbacinanti, gli abiti sfarzosi dai ricchissimi ricami siano frutto di fantasia o invece di rigorosa ricostruzione storica; di sicuro Zhang Yimou si trova a suo agio in questa iperbole del "mondo Cina", dove  migliaia di inservienti del palazzo  vestiti in modo esattamente uguale sanno pulire in poco tempo, come tante formichine solerti, un'intera piazza nella quale è imperversata una sanguinosa battaglia e dove, come nella sequenza iniziale, centinaia di  damigelle di corte perfettamente allineate come tanti soldatini in gonnella, vengono  vestite e pettinate dalle loro ancelle. Questa esibizione di efficienza e ordine è qualcosa di più per Zhang Yimou: è probabilmente immagine dell'ordine cosmico, l'equilibrio universale che non va turbato, così diverso dalla nostra dinamica mentalità occidentale. Lo ricorda l'imperatore alla sua famiglia radunata intorno alla tavola nel giorno della dei crisantemi: "la terrazza è rotonda e la tavola è quadrata, come il cielo è rotondo e la terra quadrata. Le leggi del cielo regolano la vita terrena. Sotto il cerchio, in quel quadrato, ognuno ha il suo ruolo: imperatore, cortigiani, padre, figlio. Lealtà, amore filiale, ritualità, giustizia. Le relazioni obbediscono alle leggi della natura"

Nelle mura del palazzo imperiale, si consumano  intrighi di potere,  cospirazioni,  passioni inconfessabili (l'amore fra il figlio e la matrigna) che agitano gli animi ma sono come ingabbiate  in un rigido protocollo e i giorni e le ore si avvicendano secondo ritmi predefiniti da secoli.
La grande battaglia finale che coinvolge movimenti di massa impressionanti (grazie a una dose massiccia di computer grafica) dovrebbe costituire l'apice emotivo del film, ma proprio per l'insistenza del rigore simmetrico  e per le armonie cromatiche si sfrangia in una sorta di war game con tanti soldatini-pupazzo. 

Nella percezione finale dello spettatore, pur nell'abbaglio dei colori e nella magnificenza delle immagini, finisce per prevalere il gioco meccanico di cospirazioni e contro cospirazioni.  all'interno della  famiglia imperiale. Non c'è nobiltà d'animo e rapporti umani sinceri,  ma tutto è inquinato dalla bramosia del potere. 

Autore: Franco Olearo


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