A CASA CON I SUOI

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Titolo Originale: Failure to Launch
Paese: Usa
Anno: 2006
Regia: Tom Dey
Sceneggiatura: Tom J. Astle, Matt Ember
Produzione: Scott Rudin e Scott Aversano
Durata: 97'
Interpreti: v Matthew McConaughey, Sarah Jessica Parker, Zooey Deschanel, Justin Bartha, Bradley Cooper, Terry Bradshaw, Kathy Bates

Tripp ha 35 anni, un fisico prestante, un buon lavoro, una macchina da urlo, eppure vive ancora a casa dei genitori. Stufi di prendersi cura di lui come se fosse un eterno bambino, il padre e la madre assoldano Paula, una professionista specializzata in casi di “mammoni” tardivi. Il piano di Paula è far innamorare Tripp per prepararlo a spiccare il volo fuori di casa. Ma qualcosa va storto, perché la sexy adescatrice si innamora veramente…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Racconto semplice sui trentenni adolescenti che fanno fatica ad innamorarsu
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche frase con riferimenti sessuali
Giudizio Artistico 
 
Alla prevedibilità della storia si accompagna una scrittura opaca e poco efficace, che trascura la cosa più importante, i personaggi.

Se in Europa, e soprattutto in Italia, il “mancato decollo” (failure to launch, titolo originale) dei trentenni dal nido parentale è una sorta di piaga sociale e un dramma generazionale, negli States questo fenomeno è ancora agli albori, e viene osservato con stupefatta curiosità, prima che con preoccupazione.

Sarà forse anche per questo che A casa con i suoi risulta molto meno graffiante e caustico del suo antecedente francese, Tanguy, un film che trattava lo stesso tema in salsa molto più acida, senza edulcorarlo con l’innesto di una love story, ma concentrandosi sulla progressiva insofferenza di una coppia di genitori nei confronti del viziatissimo e insopportabile figlio unico.

Qui di graffiante c’è ben poco, complice una sceneggiatura piatta e superficiale, personaggi sbiaditi, un ritmo da crociera e un’alchimia tra i due protagonisti che non scatta mai.

Tripp, trentacinque anni, non ha alcun problema di conto in banca o di sex appeal, anzi. È la versione “gaia” dell’ultratrentenne che abita ancora con i genitori, quello che lo fa per scelta, insomma, non certo per colpa degli affitti troppo cari o di un lavoro precario. La sua vita è votata alla comodità più sfacciata: genitori devoti e servizievoli, letto rifatto, colazione pronta, e naturalmente rapporti sentimentali poco impegnativi, che si chiudono regolarmente quando la ragazza di turno esprime il desiderio di una relazione più seria. Lo circondano amici che vivono e la pensano come lui, con l’unica preoccupazione di utilizzare al meglio il tempo libero (si va dalle escursioni di trekking alla simulazione della guerra), salvo improvvisarsi mentori quando scatta l’ora di fargli la predica, per consentire alla sceneggiatura di procedere.  

Insomma, Tripp ha bisogno di crescere. E i suoi genitori, per sollecitare questo “decollo” tardivo, non trovano nulla di meglio che assoldare una professionista, specializzata in casi di mammoni recidivi. La ragazza, Paula, è attraente e sicura dell’infallibilità del suo metodo: in poche settimane il ragazzo si innamorerà di lei e sarà pronto a spiccare il volo.

Programma tanto ingenuo quanto schematico, e Tripp sembra cascarci, come da copione. La complicazione insorgerà, naturalmente, quando Paula si accorgerà di essersi innamorata davvero e, parallelamente, Tripp scoprirà che lei gli ha mentito…

Inutile attardarsi sugli snodi di una trama che tutti sarebbero in grado di anticipare. Alla prevedibilità della storia si accompagna una scrittura opaca e poco efficace, che trascura la cosa più importante, i personaggi.

Da una parte, infatti, abbiamo un protagonista maschile appiattito sulla macchietta, a cui la recitazione di McConaughey non aggiunge certo spessore; dall’altra, la sua partner femminile è completamente priva di spina dorsale e motivazioni. Chi è Paula? Perché si è inventata questo assurdo lavoro? Perché si innamora di Tripp? Inutile cercare risposte a queste (legittime) domande. E non si tratta di voler imporre chissà quali contenuti a una commedia “senza pretese”: una buona commedia non può certo prescindere  da uno studio accurato del personaggio e del suo obiettivo. Basti pensare all’abisso che intercorre tra la caratterizzazione di Paula e quella di Hitch, il protagonista di uno dei maggiori successi della scorsa stagione: a differenza di Paula, Hitch sa bene che cosa lo ha spinto a diventare il “dottor rimorchio”, una professione che grazie a lui assume tutto lo spessore e la nobiltà di una “missione”. 

Saltato questo primo fondamentale step, è difficile che comprimari stralunati (come la surreale coinquilina di Paula) e sketch troppo naive, totalmente slegati dal plot principale (quelli in cui la natura stessa “si ribella” all’egoismo di Tripp), risollevino il ritmo della storia.

Così, quello che poteva essere uno spunto interessante per riflettere sull’adolescenza protratta dei trentenni del terzo millennio, si sgonfia da subito per lasciare spazio a una storia completamente innocua, che si sente pure in dovere di trovare una giustificazione strappalacrime alla “mammite” di Tripp, negandosi anche la più piccola goccia di veleno.   

Sarah Jessica Parker si dà da fare, ma non convince nel ruolo della sexy adescatrice. Non è ancora chiaro quale sia il suo problema: non trovare personaggi all’altezza di Carrie (celebre protagonista della serie tv Sex and the City), o non riuscire a vestire i panni di nessun’altra? Di certo non la aiuta trovarsi di fronte il sorriso di plastica di Mc Conaughey, da poco eletto attore “più sexy del mondo”. Ma forse le classifiche americane non tengono conto di un piccolo dettaglio. Il carisma.

Autore: Franco Olearo


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