I CENTO PASSI

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Titolo Originale: I CENTO PASSI
Paese: Italia 2000
Anno: 2000
Regia: Marco Tullio Giordana
Sceneggiatura: M.T. Giordana, M.Zapelli,C. Fava
Durata: 4'
Interpreti: Luigi Lo Cascio (Peppino Impastato), Tony Sperandeo (Gaetano Badalamenti)

Giuseppe è un ragazzino sveglio, sensibile e recita volentieri le poesie nelle feste di famiglia; è il prediletto dello zio Cesare che però muore improvvisamente saltando in aria con un'autovettura carica di tritolo. Giuseppe vuole capire, conoscere; non gli basta chiudere l'episodio, come fanno i suoi genitori, partecipando al solito funerale di rito.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Film carico di passione civile, pur fra errori ed incertezze giovanili
Pubblico 
Adolescenti
Per alcune scene di violenza mafiosa sia fisica che morale
Giudizio Artistico 
 
Meritatissimo premio alla miglior sceneggiatura a Venezia 2000

Crescendo, prima come adolescente e poi come giovane, comprende quello che tutti sanno ma che nessuno esterna: il piccolo paese di Cinisi, dove egli vive, è in realtà un punto strategico vicino all'aeroporto di Punta Raisi per il traffico della droga; suo padre è parte integrante del tessuto mafioso locale. La sua ribellione passa inizialmente attraverso la passione politica, aderendo alla sezione locale del Partito Comunista; poi, quando arriva il '68 ed inizia a spirare il vento della contestazione giovanile, si trova più a suo agio nell'esprimersi attraverso una delle tante radio clandestine che nascevano all'epoca. Giuseppe è troppo audace: denuncia apertamente le collusioni fra mafia ed interessi politici, anche se la presenza del padre ancora lo protegge. Poi comincia la stagione del terrorismo, la situazione diventa complessa ed instabile. Per la mafia, nel momento di massimo allarme dell'opinione pubblica a seguito del rapimento di Aldo Moro, sarà facile far passare l'esecuzione di Giuseppe come un suicidio, un attentato terroristico da parte di un giovane che ha sempre avuto la testa calda.

Giuseppe si reca più volte sulla cima di una rupe dall'alto della quale può abbracciare, con un' unico colpo d'occhio, il mare, l'aeroporto di Punta Raisi e le case di Cinisi. Da quest' altezza psicologica, in mezzo a quelle case addossate l'una all'altra, come lui stesso dice, la corruzione, i delitti vengono assorbiti e lentamente diventano parte integrante della quotidianeità che tutti accettano. Egli invece vorrebbe vedere le cose trasfigurate da una bellezza che cerca pervicacemente di raggiungere, una bellezza che possa gridare contro l'omertà, la rassegnazione, la paura.
Non è un film sulla mafia, dice giustamente Marco Tullio Giordana; in effetti la storia si concentra su di un messaggio più universale: la capacità di un giovane di stapparsi di dosso le accondiscendenze, le tiepidezze di chi lo circonda per vivere una vita coerente con i propri ideali.

Significativo è a questo proposito un passaggio del film: quando salgono alla ribalta gli Hippies e arrivano slogan come "sesso libero" e  "riappropiazione del proprio corpo", Giuseppe sembra inizialmente sposare questa nuova causa nei programmi che trasmette dalla sua radio. Ben presto si accorge che  che quella strada è pericolosa: l'individualismo, gli interessi personali infiacchiscono la tensione politica. Non sappiamo se il Giuseppe del film coincide esattamente con il Giuseppe storico; lasciamo alla coscienza del regista la risposta a questa domanda; a noi interessa quello che ci viene presentato. In effetti ritroviamo la stessa coerenza nell'impegno con il quale la madre e gli amici di Giuseppe, fondando il "Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato" sono riusciti, a distanza di più di venti anni, a far riaprire il processo contro il boss Gaetano Badalamenti.

Autore: Franco Olearo


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