CARS MOTORI RUGGENTI

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Titolo Originale: Cars
Paese: Usa
Anno: 2006
Regia: John Lasseter, Joe Ranf
Sceneggiatura: Dan Fogelman, John Lasseter, Joe Ranft ,Kiel Murray, Phil Lorin, Jorgen Klubien
Produzione: Darla K.Anderson per Walt Disney Pictures, Pixar Animation Studios
Durata: 114'
Interpreti: Saetta McQueen: Owen Wilson-Massimiliano Manfredi; Sally: Bonnie Hunt - Sabrina Ferilli; Larry the Cable: Carl Attrezzi-Marco Messeri; Doc Hudson: Paul Newman- Cesare Barbetti

Saetta McQueen è una giovane auto da corsa orgogliosa  delle sue  superiori doti sportive: è sicuro che presto diventerà un campione e ritiene di poter fare a meno perfino di un proprio team di meccanici. Una notte, mentre sta viaggiando sul suo camion  diretto in California, finisce per smarrirsi e trovarsi da solo sulla mitica Route 66. Costretto a trattenersi per qualche giorno a Radiator Spring, una città semiabbandonata da quando la nuova autostrada ha deviato altrove il traffico, finisce per fare amicizia con i  suoi semplici ed affabili abitanti e qualcosa inizia a cambiare nel suo animo...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il percorso interiore di un giovane che si considera autosufficiente ma che finisce per scoprire il valore dell'amicizia e della solidarietà
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Grande capacità tecnica nell'utilizzo del la computer grafica ma la sceneggiatura non è in grado di trasmettere la stessa emozione degli ultimi lavori della Pixar.

John Lasseter non ha disdegnato il ritorno dietro la macchina da presa, posizione che aveva abbandonato dai tempi di Toy Story 2 (1999) per realizzare il primo film di animazione della Pixar dopo la sua fusione con la Walt Disney (di cui Lasseter è diventato. il direttore creativo).  L'uscita di  Toy Story (1995), il primo lungometraggio della Pixar,  costituì un passaggio chiave nella storia dell'animazione perché dimostrò che ormai era possibile  costruire gradevoli storie interamente basate sulla computer grafica, superando quel senso di "metallico" che questa tecnica portava con se. Dal quel momento l'animazione 3D si è avviata verso una crescita inarrestabile sia dal punto di vista della perfezione tecnica che della ricchezza delle storie, ormai in grado di interessare i piccoli come i grandi. In particolare Lasseter, con Toy Story2, Alla ricerca di Nemo (2003) , Gli Incredibili (2004) (per questi due ultimi film nelle vesti di produttore esecutivo), ha saputo toccare le corde degli affetti familiari e del valore dell'amicizia con maestria e calore sincero, guadagnandosi un ampio favore da  parte del pubblico.

Eccoci quindi di fronte a questo suo nuovo lavoro e fin dalle prime sequenze risulta evidente il notevole passo in avanti che è stato fatto nella Computer Animation: il senso della velocità nelle corse (obiettivo difficile nel 3G), le sequenze  con migliaia di personaggi (in realtà macchinine) che inneggiano allo stadio in modo assolutamente indipendente, ma sopratutto la luce e l'aria sono le grandi conquiste di questa nuova fatica della Pixar. Eccezionali le mille luci della strada che si riflettono nel cielo terzo di un viaggio notturno; le inquadrature del Grand Canyon i cui contorni sfumano e si dissolvono nella foschia causata dal riverbero del calore. 

Reso il dovuto omaggio a questa esibizione di competenza tecnica, non si può non percepire una certa difficoltà nell'aver cercato di rendere antropomorfe delle automobili::c'è una certa  difficoltà di immedesimazione lo spettatore coglie fin dall'inizio e tranne forse per i più piccoli che dispongono di una fantasia più vivace, questo senso di credibilità imperfetta permane per tutto il film. Nessun problema a veder parlare dei giocattoli, degli insetti, dei pesci e degli animali in genere, ma queste macchine che hanno il radiatore come bocca e gli occhi dipinti sul parabrezza, finiscono per disporre di una gamma espressiva limitata (farei un'eccezione per Carl Attrezzi  che con i suoi due dentoni in fuori è veramente simpatico).

Altro punto debole è la sceneggiatura. Certo, il messaggio resta sempre positivo: un giovane che conta solo su se stesso e per nulla sugli altri, finisce per apprezzare il valore dell'amicizia e dell'aiuto reciproco: un percorso interiore che ricorda molto quello del giovane Harvey nel film Capitani coraggiosi (1937): se qui McQueen, in un viaggio terrestre,  viene allontanato dalla frenesia del mondo delle corse per approdare all'oasi di Radiator Spring, li un ragazzo viziato dell'alta borghesia, in un suo viaggio per mare scopre la dura vita di semplici ed onesti pescatori.

Restano assenti in questo film  i valori familiari, che avevano costituito l'ossatura portante degli ultimi due successi della Pixar ma sopratutto manca un'accurata definizione dei  personaggi : è un espediente troppo semplice fare in modo che ogni macchina rappresenti lo stereotipo delle  razze del melting pot americano:  gli italo-americani Mario e Luigi innamorati della Ferrari, il messicano, l'Afro -ameircano, ma anche la jeep dotata di inesorabile puntualità militare e così via.
Viene il terribile sospetto che questa volta il team della Pixar, perfettamente cosciente del valore del business collegato ai gadget, abbia puntato a realizzare tanti personaggi quante se  ne sarebbero potuti convertire in macchinine-giocattolo e hanno smarrito l'ispirazione che aveva animato le loro ultime realizzazioni..

Resta di gradevole la nostalgia del bel tempo andato, in questo caso per la statale 66, quando cioè vivere era viaggiare, non arrivare prima.

Autore: Franco Olearo


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