BOBBY

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Titolo Originale: BOBBY
Paese: Usa
Anno: 2006
Regia: Emilio Estevez
Sceneggiatura: Emilio Estevez
Durata: 114'
Interpreti: Antony Hopkins, Demi Moore, Elijah Wood, Nick Cannon Emilio Estevez, Sharon Stone, Martin Sheen, Helen Hunt, Lindsay Lohan, Laurence Fishburne, Harry Belafonte, William H. Macy

6 Giugno 1968. L' Hotel Ambassador di Los Angeles si sta preparando ad  accogliere il senatore Robert Kennedy con  tutto il suo staff e i suoi sostenitori. Attenderanno assieme i primi risultati   delle votazioni alle primarie californiane dove i sondaggi lo danno per favorito Altre persone affollano l'albergo: una coppia di giovani che si sposeranno quella sera stessa al solo scopo di evitare che il ragazzo parta per il Vietnam; una famosa cantante che dovrà presentare il senatore cercando di non bere più del solito; intanto l'estetista dell'albergo, segretamente sposata al direttore, deve sopportare i tradimenti del marito; il responsabile  delle cucine ritiene inutile che le maestranze, tutti negri o messicani, vadano a votare. Tutti  personaggi che si troveranno quella sera a pochi metri da RK colpito a morte da Sihran Sihran....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il regista ci ricorda, attraverso la figura di Robert Kennedy, cosa vuol dire fare politica "alta", carica di ideali
Pubblico 
Adolescenti
Impiego di LSD da parte di due giovani
Giudizio Artistico 
 
Buona prestazione di tutti gli attori ma non tutte le storie sono equamente messe a fuoco

Robert Kennedy, fra le ovazioni dei suoi fans dopo che gli ultimi sondaggi  lo indicano come il vincitore, alza il pollice in segno di vittoria, ringrazia tutti e sorridendo li invita a Chicago,  prossima tappa della campagna elettorale. Non si tratta di una scena originale del film ma uno spezzone di documentario che conosciamo bene perché fece a suo tempo il giro del mondo: l'ultima immagine di Bob sorridente, prima di infilarsi nel corridoio che lo porterà all' incontro con la morte. Bob non fa parte della componente fiction del film, ma ne resta presente nella sua dimensione storica, quella dei filmati della sua campagna elettorale e degli  ultimi discorsi.
Emilio Estevez non ha interesse a costruire un biopic sul terzo Kennedy ucciso violentemente (il primogenito morì in guerra) che pur sarebbe stato interessante raccontare, con il suo progressivo passaggio dal dolore per la morte del fratello, al suo restare nell'ombra per riflettere e focalizzare la sua missione verso i poveri, i discriminati, fino al faticoso cambio di opinione nei confronti della guerra del Vietnam  per poi, sotto la pressione di tanti, accettare la candidatura e scoprire che la folla lo votava e lo acclamava vedendo in lui una perfetta linea di continuità con il fratello John.

L'attenzione del regista si concentra invece su storie semplici di persone anonime che affollano l'albergo e che sono uno specchio dei problemi di allora: nelle cucine negri e messicani debbono ancora subire pesanti discriminazioni (ma si sentono già molto americani visto che tifano come tutti per i campioni di baseball); due giovani che si sposano solo per evitare che lui venga spedito in Vietnam (ma forse l'amore sta sbocciando sul serio); due  giovani supporter di Kennedy si muovono pieni di ideali ma non rinunciano a provare il nuovo, micidiale, LSD.  Tanti timori ma un'unica anche se debole speranza: Robert Kennedy.
Quando poi anche quest'ultima speranza cade e tutti piangono e si accalcano  attorno all' autoambulanza che lo sta portando via, non resta per loro e per noi che affidarsi ai suoi messaggi, i suoi forti ideali scanditi con una  voce calda e ferma. come ci ricorda il finale del film: "Le vittime della violenza sono neri e bianchi, ricchi e poveri, giovani e vecchi, famosi e sconosciuti. Essi sono, prima di tutto, degli esseri umani che altri esseri umani hanno amato e che hanno avuto bisogno di loro....Gli Stati Uniti non hanno bisogno di odio, né di violenza o anarchia. Abbiamo invece bisogno di amore e saggezza, compassione gli uni verso gli altri e di sentirci uniti a coloro che ancora soffrono siano essi bianchi o neri....".

Il film di Estevez è onesto ed appassionato, anche se l'idea di sviluppare un racconto  corale non raggiunge l'efficacia di un'opera di Robert Altman .In  Gosford Park (2002) Altman  raccontava tante storie private (lavorando anche in quel caso su due livelli: nel sottoscala per  la servitù e nei piani alti per gli ospiti)  riuscendo al  contempo a darci un affresco globale di una società in decadenza. Le micro storie di Estevez non sono trattate con lo stesso livello di approfondimento e rischiano di scivolare  verso il  film a episodi, più che costituire un'unica storia corale.
Gli resta il grande merito di averci ricordato cosa vuol dire fare politica "alta"; un ricordo di cui  abbiamo tanto bisogno, negli Stati Uniti come in Italia.
I discorsi di Bob Kennedy potrebbero apparire con lo sguardo di oggi perfino retorici, se declamati da qualcun altro ma non certo da lui. I due fratelli Kennedy erano abituati a parlare ma anche a fare, finché hanno potuto..

Autore: Franco Olearo


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