STORIES OF A GENERATION con Papa Francresco

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Titolo Originale: Stories of a Generation – with Pope Francis
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Simona Ercolani, Rupert Clague, Omer Shamir, Elias
Durata: 4 puntate di 45 min

Questa docu-serie in 4 puntate può essere vista come una sintesi filmica del libro-intervista a papa Francesco curato da padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica, dal titolo “ La saggezza del tempo. In dialogo con papa Francesco sulle grandi questioni della vita” (Edizioni Marsilio, 2018). Il senso generale di questa riflessione è quello di invitare a svolgere un dialogo costruttivo fra anziani e giovani, fra chi può dare testimonianza di positive esperienze vissute, e chi deve avere il coraggio di costruire un mondo migliore. Vengono intervistati ultrasettantenni di tutte le parti del mondo che raccontano ai loro nipoti le loro molteplici esperienze vissute intorno a quattro temi fondamentali: amore, sogno, lotta, lavoro.  A ogni puntata papa Bergoglio in persona commenta e chiarisce il senso di ciò che si sta vedendo.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Questa ricerca sull’uomo, che si sviluppa nei cinque continenti, ci ricorda quante ingiustizie e discriminazioni sono ancora presenti nel mondo e una chiave risolutiva può essere il non dimenticare, sollecitando uno scambio fruttuoso di esperienze fra nonni e nipoti.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune tematiche antropologiche e filosofiche richiedono una certa preparazione culturale
Giudizio Artistico 
 
Ricostruzione accurata ed efficace dei contesti e dei personaggi. Il montaggio, organizzato in modo da passare velocemente da un caso all’altro, rende a volte difficile seguire il racconto e non tutti i casi restano in linea con le proposte del film.

Il 3 ottobre 2013, la vita di Vito Fiorino, un gelataio di Lampedusa, cambia per sempre. Riesce a salvare con la sua barca 47 naufraghi immigrati ma ricorda anche con angoscia quelli che ha visto morire perché per loro non c’era più posto. Divorziato da anni, lontano dai figli, ora è tornato a vivere prendendosi cura dei ragazzi e delle ragazze che ha salvato, seguendo la loro progressiva integrazione. A Port Royal in Virginia, assistiamo all’abbraccio fra Phoebe, figlia di schiavi e Betty Fischer, figlia dei proprietari della tenuta dove avevano lavorato i genitori di Phoebe. Un abbraccio che significa perdono ma Phoebe non può dimenticare che a 14 anni, quando era riuscita a frequentare una scuola di bianchi grazie alla sentenza di un giudice, era stata imbavagliata e violentata per vendetta dai suoi compagni bianchi. Danilo Mena Hernandez vive in una piccola fattoria isolata nella foresta di Costa Rica dove alleva maiali. Sua moglie è morta e spetta ora solo a lui prendersi cura dei due figli gemelli non vedenti e con handicap mentale. Danilo ha superato i settant’anni e si angoscia pensando a cosa succederà quando lui non ci sarà più: chi si occuperà dei gemelli; chi li aiuterà anche solo per andare in bagno? Si tratta di solo tre esempi, forse i più intensi, delle inteviste-confessioni a cui possiamo assistere nei quattro episodi.

E‘ indubbio che le brevi riflessioni di papa Francesco, inserite fra un racconto e l’altro, hanno l’obiettivo di dare un senso a tutto ciò che stiamo vedendo. Occorre però chiarire che i riferimenti impiegati non sono quelli del Vangelo, della fede cattolica  (a dire il vedro sono presenti, nei casi presentati, altri tipi di fede, come il cuoco israeliano che prega davanti al muro del pianto o la stilista nigeriana che ossequia la dea del fiume Osum), né possiamo concludere che Papa Francesco si sia riferito alle virtù teologali  o alle virtù cardinali  ma possiamo pensare piuttosto a una sorta di saggezza del “nonno” Francesco, che si appella a una legge naturale di validità universale.
E’ indubbio che il tema prevalente che traspare dalle parole di papa Francesco, sia quello della collaborazione fra generazioni. I giovani non debbono fare rivoluzioni distruttive del passato ma costruire usando come base le tradizioni ricevute dai nonni. Un tema riproposto anche nel suo  messaggio in occasione della LV giornata mondiale della Pace: “Da un lato, i giovani hanno bisogno dell’esperienza esistenziale, sapienziale e spirituale degli anziani; dall’altro, gli anziani necessitano del sostegno, dell’affetto, della creatività e del dinamismo dei giovani”. Allo stesso modo, nel capitolo sul lavoro, non ci sono espressioni che possano far riferimento all’obiettivo di raggiungere la santità mediante il lavoro, ma piuttosto il lavoro viene visto come modo migliore per acquisire dignità, realizzare se stessi (“nel lavoro occorre metterci l’anima”: dice il papa) e in questo modo costruire qualcosa che vada a beneficio del prossimo.

La docu-serie ci fa spostare in tutti e cinque i continenti, ricordandoci quanti paesi soffrano tuttora per una giustizia non ancora raggiunta o acquisita da poco. Viene citato il caso di Betha Flores in Honduras, la cui figlia Bertita è stata uccisa per difendere gli indigeni contrari alla costruzione di una diga che avrebbe reso arido il fiume Gualcarque, fonte della loro sussistenza. Vengono citati due casi di giovani che hanno scelto la lotta armata: in Argentina ai tempi della dittatura militare e in Sud Africa ai tempi dell’apartheid e che sono stati uccisi. Giudicare questi eventi come richiamo alla teologia della liberazione appare eccessivo: gli esempi citati non intendono avvallare la scelta armata di questi giovani ma evidenziare l’impegno di tante madri nel chiedere giustizia per loro figlie uccise o, nel caso del Sud Africa, fare memoria di colui che non c’è più. Di interesse è sicuramente la presenza del regista Martin Scorsese con la descrizione, quasi a consuntivo, della sua vita familiare e professionale. Il regista ricorda la sua giovinrìezza nel Bowery di New York: la vocazione iniziale per il sacerdozio e poi la definitiva preferenza per il cinema, proprio grazie a un sacerdote della sua parrocchia che gli aveva fatto scoprire il fascino del racconto. Intervistato dalla sua ultimogenita, il regista esprime rammarico per non aver potuto seguire la crescita delle sue figlie, tranne proprio lei, l’ultima (rammarico comprensibile: Scorsese si è sposato cinque volte e ha avuto tre figlie da donne diverse).

Ciò che lascia perplessi è l’inserimento in questo serial di due personaggi dello sport estremo: Montserrat, campionessa di tuffo e poi di lancio con il paracadute, che ha sempre cercato l’ebbrezza di prove estreme (confessa di aver divorziato proprio perchè il marito l’aveva trovata interessata solo alle sue prestazioni). Aveva avviato anche suo figlio alla pratica di sport estremi ma questi era morto durante una immersione subaquea.

Anche il peruviano Felipe, vincitore del primo campionato di surf, ha dedicato la sua vita a cavalcare onde sempre più alte. Sono due casi difficili da giustificare in questo contesto. Si tratta di impegni volti a soddisfare le proprie passioni personali, per misurarsi con sfide sempre più difficili con ben poche ricadute a beneficio di  altri, anzi tali da causare. come nel caso di Montserrat, lutti familiari. In questi casi si vedono i limiti di impostazione di questa docu-fiction: è’ giusto parlare di sfida, di cimento, ma all’interno di  una visione unitaria della propria vita, in grado da convogliare le proprie passioni nelle giusta priorità. Una risposta adeguata avrebbe potuto essere la fede cattolica ma  la scelta fatta è stata proprio quella di non porla in evidenza.

Autore: Franco Olearo


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