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Titolo Originale: Yedinci Kogustaki Mucize
Paese: Turchia
Anno: 2019
Regia: Ada Öztekin
Sceneggiatura: Özge Efendioglu, Kubilay Tat
Durata: 132
Interpreti: Aras Bulut İynemli,Nisa Sofiya Aksongur,Deniz Baysal.

1983, in un’isola turca dell’Egeo. Ova è una bimba che vive serenamente con suo padre Memo, un pastore di pecore con disabilità mentale. La nonna della bimba si prende amorevolmente cura di entrambi. Un giorno un colonnello dell’esercito raggiunge l’isola con la sua famiglia per un periodo di svago. Seva, la figlia del colonnello, della stessa età di Ova, si allontana dalla zona del picnic dove si trovano i genitori e si avventura sugli scogli dell’isola. Nonostante gli avvertimenti di Memo, la bimba cade in acqua, sbatte la testa e muore. Memo riporta il corpo della bimba a riva ma viene subito catturato e portato in prigione perché accusato di averla uccisa. I suoi compagni di cella comprendono, dopo una iniziale diffidenza, che Memo è innocente, Si viene anche a scoprire che c’è un testimone dell’accaduto che potrebbe confermare la sua innocenza. Ma il colonnello boicotta ogni iniziativa: vuole una condanna a morte esemplare per chi ritiene abbia ucciso sua figlia..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La fede in Dio diventa il riferimento principe per valutare ciò che accade. Gara di generosità fra i componenti di un gruppo di carcerati, incluso un gesto eroico
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene violente sconsigliano la visione ai minori
Giudizio Artistico 
 
Ottima performance di tutti gli attori, la regia calibra abilmente momenti di tensione ad altri di tenerezza, con qualche eccesso negli aspetti patetici

Chi inizia a vedere questo film non può non avere un primo momento di smarrimento. La nonna, per dare un senso  alla piccola Ova della morte di sua madre, le spiega  che lei è ora come un angelo e che si trova in Paradiso. “Anche tu andrai in Paradiso?” chiede Ova. “Lo spero; solo Dio lo sa” : è la risposta. Nel carcere, fra i condannati, c’è chi aveva tentato il suicidio. L’uomo saggio del gruppo è pronto a ricordargli che coloro che si tolgono la vita soffriranno duramente all’Inferno. Alla fine, colui che aveva avuto un pensiero così infausto, è pronto a riconoscere che: “amare non vuol dire uccidersi per qualcuno ma vivere nonostante tutto”.  C’è inoltre grande sensibilità verso persone con disabilità.  La nonna si affretta a dire alla piccola Ova, che non è vero che il suo papà sia malato; anzi “siete uguali – le dice- perché ha la tua stessa età”.

Si è quindi tentati  di credere che ci si trovi davanti a a persone di grande fede cristiana. In realtà siamo in Turchia, fra devoti  mussulmani. Le perplessità tuttavia permangono: in base alle nostre conoscenze acquisite dai giornali, la Turchia è un regime dittatoriale, che perseguita le minoranze. Singolare invece scoprire come il cattivo di questo film sia proprio un ufficiale dell’esercito, addirittura omicida. Non solo ma c’è una scena nella quale un gruppo di ufficiali con le loro famiglie si concede un picnic sull’erba e mentre un soldato si arrabatta al barbecue, un’ufficiale, comodamente seduto, lo rimbrotta perché non sta cuocendo bene la carne. Un altro ufficiale commenta: “questi soldati sono come dei bambini”. Una scena palesemente polemica  sull’autoritarismo dei quadri dell’Esercito e sul modo con cui sfruttano i subalterni.

Dopo che lo spettatore è riuscito a entrare  con il piede giusto nel racconto,  può apprezzare i molti pregi di questo film del 2019 che ha avuto un grosso successo in patria e ora, su Netflix, è salito in testa alle classifiche, sopratutto in Francia e nei paesi dell’America Latina. I protagonisti sono tutti bravi, la regia alterna sapientemente momenti di grande tenerezza fra una figlia, un padre e una nonna ad altri di estrema tensione, caratterizzati da alcune scene di pestaggio in carcere o dai momenti drammatici che precedono l’impiccagione. I paessaggi del mare,  delle scogliere, di cui può godere la casa della nonna, sono perfettamente fotografata alle le luci dell’alba o  del tramonto, e  diventano un intervallo di lirica serenità per questo racconto dalle forti emozioni.  Secondo il gusto europeo, si può osservare che il film eccede talvolta nel patetico, negli abbracci e nei pianti, ma questi restano coerenti con una storia dove la morte è sempre dietro l’angolo.

Resterebbe da discutere sul finale, un colpo di scena particolarmente significativo che conferisce connotazioni eroiche a tutto il racconto. Ovviamente non raccontiamo nessun dettaglio ma sorge spontaneo domandarsi se le scelte che vengono prese siano coerenti anche con la fede cristiana, così come lo sono con quella musulmana. Il film si può considerare aperto e lascia allo spettatore l’impegno di esprimere un proprio giudizio. Vorremmo comunque concludere con una riflessione: nel film viene evidenziata l’indefettibilità della giustizia divina ma meno la sua misericordia, che è tipica della fede cristiana.

Autore: Franco Olearo


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