RESERVATION DOGS

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Titolo Originale: Reservation Dogs
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Sterlin Harjo, Sydney Freeland, Blackhorse Lowe
Sceneggiatura: Taika Waititi e Sterlin Harjo
Produzione: FX Productions, Piki Films, Film Rites
Durata: 8 episodi di 30 min
Interpreti: Devery Jacobs, D’Pharaoh Woon-A-Tai, Lane Factor, Paulina Alexis

Elora, Bear, Cheese e Willie sono quattro amici, nativi americani che abitano in una riserva dell’Oklahoma. Sono degli adolescenti, insieme compongono una banda e, come ogni banda, si dedicano a piccoli crimini, fanno i conti con gruppi rivali a suon di pugni e fucili per paintball. Coltivano sogni e progetti per il futuro, ricordano momenti felici e tristi delle loro vite. Cercano, in maniera a volte goffa, di concretizzare il loro desiderio più grande: trasferirsi in California.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Quattro adolescenti nativi americani costituiscono una banda che si dedica a piccoli crimini, fanno i conti con gruppi rivali a suon di pugni e fucili per paintball. Espressione dolorosa di ragazzi disadattati che cercano una loro identità
Pubblico 
Maggiorenni
Linguaggio volgare, alcuni omicidi, violenza, uso di droghe, un suicidio
Giudizio Artistico 
 
Un po’ un racconto di formazione, un po’ un teen movie: momenti drammatici che si alternano a episodi di vera comicità. Un serial che non può essere incasellato facilmente in un genere convenzionale. Tutti i personaggi sono ben delineati. Il racconto scivola via veloce senza momenti di pesantezza

Un po’ un racconto di formazione, un po’ un teen movie: momenti drammatici che si alternano a episodi di vera comicità. Un serial che non può essere incasellato facilmente in un genere convenzionale. Sterlin Harjo e Taika Waititi sono riusciti a produrre qualcosa di davvero originale.

Le otto puntate della durata di circa mezz’ora ciascuna scivolano via una dopo l’altra senza momenti di pesantezza. Doveroso sottolineare che Disney + stessa segnala il serial come adatto dai 18 anni in su: il linguaggio molto volgare, alcuni omicidi, uso di droghe, un suicidio rendono il racconto non adatto ai ragazzi. Pur intravvedendo tra i valori portati avanti quello della tutela delle minoranze culturali, non mancano numerosi omaggi alla cultura dominante del politicamente corretto.

Una prima originalità la si può riscontare fin dal titolo. La citazione indiretta del capolavoro di Q. Tarantino Reservoir Dogs (Le Iene, del 1992). Citazione che, nelle prime sequenze, trova anche un riscontro nella storia: i quattro ragazzi, infatti, si ritrovano per il primo anniversario della morte di uno del gruppo (e fratello maggiore di uno dei quattro protagonisti) vestiti in abito nero, camicia bianca, colletto aperto e cravatta aperta. Non solo, ma anche la loro ambiguità morale li rende molto simili ai protagonisti dell’opera prima del regista americano, nonché il loro desiderio di soldi per realizzare il desiderio del trasferimento in California.

Un secondo elemento che lo rende diverso è il modo in cui vengono rappresentati i nativi americani. Il cast, nella quasi totalità degli attori, è composto di diversi nativi appartenenti a diverse tribù (Sioux, Lakota, Seminole solo per citarne alcune) ma nella storia tutti i personaggi fanno parte della comunità Muscogee, sono uomini e donne normali, ben lungi dalle figure già viste sullo schermo in tanta filmografia precedente dove gli indiani sono depositari di una saggezza che altri non hanno e alla quale attingono i bianchi quando si trovano in momenti particolari della loro vita. Anche le figure di adulti, presenti nella storia, non brillano per sapienza: Uncle Brownie (zio di Elora) dovrebbe insegnare a combattere ai ragazzi, Rita (madre di Bear) infermiera molto occupata alla ricerca di un uomo ricco in compagnia del quale risolvere i suoi problemi (economici), Big lo sceriffo locale, per niente arguto e incapace di risolvere i piccoli crimini del paese.

Gli elementi di cultura hip-hop mescolati ad aspetti più ancestrali (e magici come fatture, portafortuna, … ) delle credenze dei nativi americani creano un mix molto interessante e curioso, che conferisce ulteriore originalità al serial.

La narrazione, pur non essendo lineare, non ostacola in nessun modo la comprensione, anzi. I numerosi flashback, così come le sequenze che mostrano i progetti e i desideri dei ragazzi permettono al pubblico di approfondire la conoscenza  dei personaggi che danno vita agli eventi, le loro storie spesso complesse che hanno lasciato il segno. Gioie e drammi che permettono al pubblico di provare empatia con questi adolescenti desiderosi di crescere.

Finalmente qualcosa di davvero nuovo sulla scena dei Serial TV, pur non essendo adatto a tutti per le criticità già rilevate, Disney ha realizzato un altro prodotto di qualità.

Autore: Francesco Marini


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