BABEL

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Titolo Originale: BABEL
Paese: Usa
Anno: 2006
Sceneggiatura: Alejandro Gonzàlez Inàrritu
Durata: 144'
Interpreti: Brad Pitt, cate Blanchett, gael Garcìa Bernal, Koji Yakusho, rinko kikuchi, Adriana Barraza, Boubker Ait El Caid

In Marocco un pastore acquista un Winchester di precisione e lo consegna ai suoi due figli perché  difendano il gregge dall'assalto degli sciacalli. I ragazzi, nel provare il fucile, feriscono una turista americana che con suo marito sta passando lungo la strada sottostante su un pullman turistico. I figli della coppia, rimasti in California, vengono portati dalla loro governante in Messico, per la festa di nozze di suo figlio. Intanto in Giappone, il proprietario del fucile (lo aveva regalato alla sua guida  marocchina durante una battuta di caccia in quel paese), cerca di riavvicinarsi a  sua figlia, adolescente irrequieta, dopo la morte per suicidio di sua madre......

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'uomo che riesce sempre a trovare uno sbocco positivo alle sue ansie grazie alla solidarietà reciproca ma su di lui incombe un destino crudele per la sua gratuità-
Pubblico 
Adulti
Una scena di seduzione con un nudo femminile integrale. Visione esplicita di una gallina sgozzata
Giudizio Artistico 
 
Inarritu si conferma essere molto bravo nel raccontare, questa volta il meccanismo che tiene unite la file delle storia risulta più scoperto

21 grammi, il precedente film del regista Gonzàles Inarritu e del suo inseparabile sceneggiatore Guillermo Arriga colpiva  per la complessità della forma narrativa scelta, adottata anche per il loro primo film, Amores Perros: personaggi e storie che si incrociano, per un insondabile destino, nello spazio e in un tempo che oscilla fra il passato e il presente. In Babel i due autori perseverano nella loro originale forma  narrativa, ma questa volta lo spazio si dilata fino a coprire tre continenti (dalla California e dal Messico fino a Marocco per arrivare al Giappone) ma il legame che connette le storie è più labile  (un fucile regalato da un turista giapponese  alla sua guida marocchina innesca tutta la sequenza). La stessa umanità coinvolta sembra esprimere un desiderio di universalità degli autori:  semplici governanti messicane, poveri pastori del Marocco, ma anche una  famiglia borghese giapponese e  sempre, onnipresenti, dei poliziotti .

Come osserva Luisa Cotta Ramosino nella recensione apparsa su questo stesso settimanale elettronico,  in 21 grammi,  i protagonisti appaiono essere come  “in attesa”: in attesa della morte, in attesa di una "Rivelazione" e tutti sono  colpiti da eventi particolari in modo imprevisto frutto di una oscura  fatalità. .  Se nel film precedente il gioco crudele della morte era più diretto, ora sembra prevalere su tutto un sordo  fatalismo che ci colpisce con un dolore che ci fa sentire fragili ma che costituisce la  risorsa che ci consente di avvicinarci e comprenderci gli uni con gli altri.

Questa volta Inarritu sembra  abbia abbracciato un progetto più ambizioso e hollywoodiano, e se si conferma essere molto bravo nel raccontare, questa volta il meccanismo che tiene unite il filo delle storia risulta più scoperto;  le stesse disgrazie che dovrebbero farci riflettere sulla fragilità del nostro mondo appaiono a volte pretestuose. Colpisce ancora una volta la capacità di Inarritu di stare dalla parte dell'uomo, il quale  riesce sempre a trovare uno sbocco positivo alle sue ansie grazie all'eroismo di un ragazzo marocchino, alla generosità disinteressata di un piccolo paese nei confronti dello straniero, all'appoggio che il padre riesce a dare alla figlia nell' episodio giapponese,  anche se spiace la mancanza di speranza nei confronti di  una Provvidenza Benevola.

Il film lascia imbarazzati perché proprio quel modo di raccontare che pone il regista come il vero deux ex macchina della storia, soluzione ideale per trasmettere messaggi ideologici che passano sopra le vicende dei protagonisti, sembra in contrasto con la grande sensibilità che il regista mostra nel raccontare la fragilità dell'uomo, con le sue bassezze ma anche con i suoi slanci generosi. Viene da domandarsi perché i due autori non provino a raccontare storie di esseri umani, così semplicemente, senza caricarli di messaggi ideologici , del pessimismo nei confronti di un destino indifferente.

 

Autore: Franco Olearo


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