AMONG THE BELIEVERS

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Titolo Originale: Among the Believers
Paese: Pakistan, United States
Anno: 2017
Regia: Hemal Trivedi, Mohammed Ali Naqvi
Sceneggiatura: Jonathan Goodman Levitt
Produzione: Changeworx Films LLC Manjusha Films LLC
Durata: 84'

Maulana Abdul Aziz Ghazi dirige la Moschea Rossa, una rete di migliaia di masada (convitti per lo studio del Corano) disseminati nel territorio Pakistano. La Moschea Rossa ha un grande seguito nel paese e i genitori mandano i loro figli e le figlie alla masada perché lì ricevono vitto, alloggio e una istruzione religiosa che punta a instaurare la sharia, a costruire cioè una società rispettosa, nella condotta morale, religiosa e giuridica, della legge del corano. Il progetto di Aziz è contrastato da Pervez Hoodbhoy, un fisico nucleare che propone un islamismo moderato e aperto all’Occidente. Questo documentario intervista e segue nei loro impegni quotidiani i due personaggi che propongono sviluppi diversi per il Pakistan; in parallelo segue anche il ragazzo Talha di 12 anni, che viene indottrinato in una masada e Zarina, una ragazza di 12 anni che è riuscita a fuggire da una masada femminile, è tornata in famiglia e ora frequenta la scuola del suo paese. Il documentario ricorda alcuni riferimenti alla storia recente di un Pakistan senza pace: l’assedio alla Moschea Rossa del 2007 ordinato dal Musharraf, l’allora capo di governo filo-occidentale che causò 150 morti e il massacro di 132 studenti in Peshawar nel 2014 operato dai talebani

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il documentario ha il pregio di farci conoscere la realtà di un paese a noi poco conosciuto e di quanto siano devastanti gli effetti del fanatismo religioso
Pubblico 
Adolescenti
Le tematiche affrontate sono sicuramente istruttive a partire da ragazzi adolescenti
Giudizio Artistico 
 
I registi Hemal Trivedi e Mohammed Ali Naqvi riescono a raccontarci, con sensibilità ed efficacia, la realtà del loro paese senza pace

Aziz incontra un ragazzo di circa 8-9 anni al quale ha offerto rifugio dopo che il padre ha abbandonato la famiglia. Rivolgendosi alle persone presenti, commenta con un sorriso: “abbiamo già 5000 allievi ma c’è sempre spazio per un numero maggiore; cosa vuoi fare da grande?”. “Il mujahid”.(combattente per la Jihad) risponde il ragazzo. Poi si alza e inizia a declamare, alzando e abbassando il braccio come se dovesse colpire qualcuno: “Io cerco la protezione di Allah contro Satana. Io mi rivolgo ad Allah il più misericordioso: guarda il sacrificio dei martiri della Moschea Rossa. Noi vi distruggeremo se ci attaccherete! Voi non potete entrare qui! Se oserete entrare qui noi vi distruggeremo nel nome della Jihad!”

Le riprese all’interno della Moschea Rossa proseguono: un gruppo di ragazzi leggono brani del corano per impararli a memoria mandando continuamente su e già la testa. Aziz lo aveva detto: “Una volta che li abbiamo addestrati, non cambieranno idea finché moriranno”. L’ideale per quei ragazzi è il martirio per Allah: a loro spetterà il paradiso con la corona degli eroi.  Bisogna sottolineare che le riprese all’interno della Moschea Rossa non sono ricostruite né fatte di nascosto. Tutto avviene con il permesso di Aziz, che è sicuro del seguito che ha in Pakistan e non teme i mezzi mediatici moderni. Nel documentario vediamo che si presta tranquillamente a un confronto televisivo con il suo “antagonista” politico: il fisico Pervez Hoodbhoy. Si tratta ovviamente di un dialogo fra sordi: Pervez vuole essere cittadino di un paese islamico “normale” come tanti altri paesi del mondo e accusa Aziz perché “i vostri allievi hanno armi da fuoco, sono stati addestrati a essere pieni di odio, intolleranti e miopi”.  Ma Aziz non sente ragioni: “L’Islam ci dà il diritto di combattere gli infedeli che ci invadono: noi vogliamo la legge islamica: la Sharia”.

Il documentario alleggerisce, umanizza questa tensione raccontandoci la storia di una ragazza e un ragazzo, entrambi di 12 anni. Zarina, una simpatica e vivace ragazza che è riuscita a fuggire da una masada femminile, è tornata dai genitori ed è felice di frequentare una scuola dove apprende materie che le piacciono come la matematica, la fisica, la chimica. Una felicità che durerà poco: i genitori hanno deciso quando e con chi si dovrà sposare. Anche Talha studia in una masada ma quando il padre cerca di riprenderselo per fargli frequentare una scuola normale, lui rifiuta. Ritiene che nelle altre scuole si insegni solo il male. Quando gli viene chiesto come fa ad avere questo sospetto,  lui risponde laconicamente: “lo so e basta”. E’ terribilmente istruttivo scoprire, per noi Occidentali, i problemi di un paese pur sempre evoluto come il Pakistan che detiene armi nucleari. E’ impressionante toccare con mano la diffusione di un fanatismo religioso che propugna la violenza contro gli infedeli e di come si cerchi di indottrinare in modo massiccio le nuove generazioni facendo leva sulla povertà di tante famiglie.

Il documentario non manca di inquadrare storicamente le origini di questa situazione. E’ Aziz stesso a raccontare come fin dagli anni ’80, quando i sovietici minacciavano di prendere il controllo  sull’Afghanistan e sul Pakistan, a fornire aiuti perché la Moschea Rossa reclutasse e addestrasse giovani atti a combattere gli “infedeli” russi. Sconfitti i russi, abbandonati dagli americani, i militanti della Moschea Rossa guidati, dal padre di Aziz, hanno trovato un nuovo formidabile alleato: Osama Bin Laden. Il padre di Aziz fu ucciso subito dopo, Aziz  prese il suo posto e la guerra fra i due fronti è continuata sempre più sanguinosa, coinvolgendo anche i minori (la strage alla Mosche Rossa nel 2007 e poi, per rappresaglia, la strage di Peshawar nel 2014). Non c’è niente che possa fermare il radicalismo di questa guerra fratricida. Aziz ha avuto il suo unico figlio di 20 anni ucciso nella strage del 2014 (oltre a suo fratello e a sua madre). Lui stesso racconta che uno dei poliziotti assalitori, suo amico, si era offerto di salvare il figlio. La risposta fu negativa: “sono disposto a sacrificarlo per Allah; io stesso rimpiango di non esser morto per Allah. Ho risposto a quel poliziotto che avrei sacrificato 100 figli per Allah”.

Autore: Franco Olearo


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