SWEET TOOTH

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Titolo Originale: Sweet Tooth
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Sceneggiatura: Jim Mickle
Produzione: Team Downey Warner Bros. Television Nightshade
Durata: 8 episodi
Interpreti: Nonso Anozie, Christian Convery, Adeel Akhtar

In un futuro post apocalittico, l’umanità è stata in gran parte sterminata da un virus (chiamato l’Afflizione) che provoca febbre, tremolio alle mani e quindi la morte. Con la comparsa del virus, iniziano a nascere anche bambini in parte umani e in parte animali: gli ibridi. La paura e la superstizione hanno portato a sterminarli perché considerati colpevoli del morbo. Alcuni, nascosti dai genitori, sono sopravvissuti alla caccia. Gus, un ragazzo con le orecchie e le corna da cervo, vive con il padre in un bosco. Quando vengono scoperti, il padre viene ucciso e Gus parte alla ricerca della madre. Lo fa accompagnato da Jeppered, un uomo grande e grosso incontrato per sbaglio lungo il cammino.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’amicizia e la solidarietà diventano il valore condiviso che serve per fronteggiare una società diventata crudele, che elimina il malato e il diverso
Pubblico 
Adolescenti
Per i toni un po’ cupi e alcune scene di violenza ma viene evitato ogni dettaglio cruento. Per i più piccoli solo se accompagnati da un adulto
Giudizio Artistico 
 
Ottima recitazione e suggestiva fotografia che riesce a ricostruire un mondo fiabesco a cui non mancano toni cupi e paurosi

Prodotto da Robert Downey Jr. e dalla moglie Susan, sceneggiato a partire dal fumetto della DC Comics disegnato da Jeff Lemire, Sweet Tooth è un serial che smarcandosi dalla matrice distopica del fumetto da cui è tratto, diventa un delicato racconto di formazione.

Il primo elemento che si impone allo spettatore è la fotografia. Le città vuote e desolate, gli spazi verdi (in particolare i boschi) floridi e in espansione. Portate sullo schermo con grande maestria, riescono a suggestionare e coinvolgere.

Il racconto beneficia anche di ottime interpretazioni: Christian Covery nei panni di Gus, il giovane protagonista di dieci anni, vissuto sempre e soltanto con il padre, isolato dal mondo, che ha conservato un’innocenza e uno sguardo sulle persone senza malizia; il padre (Will Forte) che diventa anche suo precettore e  addestratore per garantire a suo figlio la sopravvivenza in un mondo che, fuori da quel bosco, è a lui ostile; Jeppered (Nonso Anozie), il grosso uomo che, segnato da una dolorosa storia personale, si trova a prendere le difese del piccolo ragazzo ibrido. Disposto anche a grandi sacrifici per lui, non gli fa mai mancare la protezione durante il viaggio alla ricerca della madre.

Nella costruzione del racconto trovano ampio spazio alcuni flashback: com’è avvenuta la diffusione iniziale del morbo, la storia di Gus e dei suoi genitori, la vita di Jeppered prima dell’Afflizione. Brevemente anche la storia di alcuni personaggi minori presenti nel plot  (un medico sposato che cerca di salvare sua moglie che ha contratto il virus, una psicologa che ha trovato rifugio in uno zoo,..): si tratta di storie che espandono il racconto per raggiungere sensibilità più adulte. Se, come digressioni, risultano funzionali ai fini della comprensione dei personaggi, la loro lunghezza (in alcuni casi) le rende un po’ ridondanti senza conferire loro un maggiore spessore psicologico.

Numerosi i contenuti positivi.

Il tema dell’amicizia percorre tutto il serial. Quella che Gus riesce ad instaurare con diversi personaggi: non solo con il già citato Jeppered, ma anche con Bear (una ragazza che ha unito attorno a sé una banda di coetanei per difendere gli ibridi). Amicizia che si esprime nel sostegno reciproco, nella disponibilità anche al sacrificio per gli altri, nel supporto quando le cattive notizie fanno capolino.

È tratteggiata una critica ad una società che elimina il malato e il diverso. Tutti coloro che hanno i sintomi del virus vengono eliminati. Lo stesso vale per gli ibridi. Non resta nascosta la brutalità di queste uccisioni: non tanto per la violenza rappresentata (che peraltro è minima in tutto il serial: si assiste solo a qualche lotta tra i personaggi), quanto piuttosto per il fatto che quella agli ibridi è una vera caccia, un desiderio di eliminazione lucido e pianificato. Così come per i malati: una violenza irrazionale e dettata dalla paura, porta anche le persone normali a fare da giustizieri come forma di “autodifesa”.

Un aspetto forse un po’ ambiguo è il rapporto con la natura. La scelta di mostrare foreste in rigogliosa crescita potrebbe indurre a pensare che, il vero virus, sia l’umanità che con la cementificazione ha distrutto tutto, costringendo la natura a “vendicarsi” dell’uomo attraverso l’Afflizione.

Una seconda sottolineatura critica. Nel serial sembra ripresentarsi rediviva il mito del buon selvaggio. Gli ibridi sarebbero buoni a prescindere e la loro bontà viene riconosciuta e coltivata dai genitori. È la società a “rovinare” le persone. Un’antropologia superata e poco aderente alla realtà, perché sottovaluta (o meglio, non considera per niente) il libero arbitrio e la capacità dell’uomo di compiere anche il male a prescindere dalla formazione ricevuta.

Ne risulta, comunque, un serial molto gradevole e, a tratti, quasi poetico. Per alcune scende di violenza, sarebbe bene i più piccoli lo vedessero accompagnati dai loro genitori.

Autore: Francesco Marini


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