DOMINA

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Titolo Originale: Domina
Paese: ITALIA, REGNO UNITO
Anno: 2021
Regia: Claire McCarthy, David Evans, Debs Paterson
Sceneggiatura: Simon Burke, Nicola Wilson, Emily Marcuson, Namsi Khan
Produzione: Fifty Fathoms, Albert Sustainable Production, Sky Studios
Durata: 8 puntate di 50'
Interpreti: Kasia Smutniak, Matthew McNulty,Liam Cunningham, • Isabella Rossellini

Roma, 43 a.C. Giulio Cesare è stato ucciso pochi anni prima da alcuni membri del partito dei fautori della repubblica, nelle file dei quali c’è anche Marco Livio Druso, pur non avendo materialmente partecipato alla congiura, il padre di Livia Drusilla. Gaio Ottaviano, pronipote di Cesare, costituisce con Antonio e Lepido, il secondo triunvirato riuscendo a sconfiggere i cesaricidi e a confiscare i loro beni. Lo stesso Livio Druso, sconfitto a Filippi, si toglie la vita. Livia intanto è fuggita in Sicilia con il marito Nerone e il primo figlio Tiberio. Quando il triunvirato concede l’amnistia ai vinti, Livia e la sua famiglia possono tornare a Roma. Livia va a far visita a Gaio Ottaviano riuscendo a ravvivare quel loro amore giovanile che non si era mai concretizzato. Anche se Ottaviano si è nel frattempo sposato con Scribonia, decidono entrambi di divorziare e di sposarsi…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Gli affetti familiari vengono difesi anche con l’omicidio e ogni ignobile gesto diviene lecito per il mantenimento del potere
Pubblico 
Maggiorenni
Rapporti sessuali etero e omosessuali con nudità a distanza. Scene con dettagli truculenti
Giudizio Artistico 
 
Ottima ricostruzione dell’antica Roma e dei costumi del tempo; molto brava Kasia Smutniak nella parte di Livia. La sceneggiatura sembra svilire le strategie politiche dell’antica Roma a livello di congiure familiari.

Raccontare la vita di Livia Drusilla, mostrarla arbitra della politica di Roma per più di mezzo secolo, prima accanto al marito, Ottaviano Augusto, primo imperatore di Roma e poi del figlio Tiberio (forse in una seconda stagione) può sembrare un’adesione, un po’ “costruita” al filone Woman power, molto in voga oggi. In realtà non ci sono forzature: come ci ha raccontato Tacito, Livia fu realmente la mente politica del marito, in grado di influenzarlo nelle decisioni più cruciali.

La rievocazione dei principali avvenimenti del tempo sono rispettosi della storia che conosciamo, anche se arricchiti con una giusta dose di fiction. L’universo femminile di quell’epoca è ovviamente in primo piano e appare realistico. Le ragazze, appena diventate donne, venivano fatte sposare con mariti scelto dai loro padri. Al marito spettava indiscussa obbedienza e se divorziavano, i figli restavano con l’ex marito. Era considerato disdicevole, per le dominae, uscire per strada da sole. Erano messe incinte con alta frequenza dai loro mariti anche perché la mortalità infantile (ma anche femminile) era elevata e se nasceva una femmina, il pater familias aveva il diritto di decidere se lasciarla vivere oppure no. Le scenografie di Roma (realizzate a Cinecittà Studios) e i costumi (di Gabriella Pescucci, premio Oscar per l’Età dell’Innocenza) sono bellissimi. Kasia Smutniak ci restituisce alla perfezione una donna intelligente che dispone anche di una buona dose di flessibilità per cambiare le sue scelte appena le condizioni al contorno mutano.

Ci sono però anche degli aspetti che non convincono. Il racconto parte subito veloce presentandoci vari personaggi, dandoci poco tempo, tranne per coloro che si sono rifatti prima un po’ di ripasso di storia, per capire chi sono i vari personaggi (incluso un giovane con i capelli lunghi che viene chiamato Gaio e che diventerà l’imperatore Ottaviano Augusto) e le loro relazioni di parentela. Nelle prime due puntate Livia e Ottaviano sono impersonati da attori diversi rispetto alle altre sei: scelta che lascia un po’ disorientati, anche perché l’Ottaviano giovane, sicuro di se e un po’ cinico, appare diverso dall’Ottaviano adulto, più flessibile e profondamente condizionato da Livia. Tutte le puntate iniziano con una situazione familiarmente o politicamente complessa, sembra che non ci siano soluzioni ma poi Ottaviano, ben consigliato da Livia, riesce a sciogliere tutti i nodi. Ogni puntata si apre e si chiude in questo modo, non ci sono, almeno in questa prima stagione, sostanziali passi avanti nella storia (Ottaviano non è ancora imperatore) ed è come si assistesse alle puntate di una serie di Shelock Holmes dove ogni volta lui riesce a scoprire l’assassino, mentre in questo caso il problema che viene risolto è di tipo squisitamente politico (ma i metodi applicati includono anche l’omicidio). Occorre inoltre osservare che le storie si svolgono per lo più nei palazzi patrizi di Roma, veniamo informati di battaglie avvenute ai confini dei territori romani solo attraverso il racconto di qualche testimone che è ritornato; i vari personaggi sono quasi tutti imparentati fra loro, impegnati in complessi problemi di successione o di matrimonio: il serial risulta quindi un po’ claustrofobico, manca il respiro della grande Roma dominatrice del mondo e sembra che tutto si riduca a un problema di congiure familiari. In un momento della storia, Ottaviano confessa a Livia “ti amo” e Livia è pronta a rispondergli: “anch’io ti amo”. E’ una scena particolrmente significativa perché quel ti “amo” che viene detto dopo l’ennesima difficile soluzione di un caso compromettente, non ha niente di romantico: sottende una complicità ormai consolidata per la conquista e il mantenimento del potere.

Bisogna riconoscere che gli ultimi serial che affrontano il tema della politica sia in epoca moderna (House of Cards) che in epoca antica (Domina) lo concepiscono come luogo di sofisticato cinismo al quale non sono estranee soluzioni omicide. Attendiamo con ansia un’opera che ci ricordi (oltre all’ormai classico West Wing) l’altezza del compito della gestione del bene comune e ci presenti un caso positivo di esercizio delle migliori virtù per svolgere questo compito.

Autore: Franco Olearo


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