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Titolo Originale: Zero
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Paola Randi, Ivan Silvestrini, Margherita Ferri, Mohamed Hossameldin
Sceneggiatura: Antonio Dikele Distefano
Produzione: Fabula Pictures, Red Joint Film
Durata: 8 episodi di 20'
Interpreti: Giuseppe Dave Seke, Haroun Fall, Beatrice Grannò

Omar è un giovane di colore che vive in un sobborgo popolare di Milano, il Barrio. Si guadagna da vivere portando con la sua bicicletta le pizze a domicilio ma la sua passione è disegnare fumetti e per questo sogna di raggranellare abbastanza soldi per trasferirsi in Belgio. Una sera, in uno dei suoi giri, fa conoscenza con Anna. Anche lei ha un sogno: andare a Parigi per fare l’architetto e fra i due si stabilisce presto un’intesa che sfocia in amore. Il quartiere in cui Omar vive ha dei problemi: incendi dolosi, boicottaggio della centrale elettrica: lui e i suoi amici del quartiere (Sharif, Sara, Momo, Inno) scoprono che dietro queste azioni c’è una squadra di delinquenti al soldo di una società immobiliare che vuole riqualificare il quartiere, facendo sloggiare gli abitanti. Come riusciranno i ragazzi a salvare le loro case? Omar ha una soluzione: rivela agli amici che è dotato di un potere: può diventare invisibile; in questo modo potrà pedinare e prevenire i malfattori…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Amicizia e sostegno reciproco fra i componenti della squadra salva-Barrio
Pubblico 
Adolescenti
Pesante turpiloquio continuo, pestaggi, accoltellamenti
Giudizio Artistico 
 
Una sceneggiatura essenziale tipizza molto i personaggi puntando soprattutto alla dinamica dei conflitti

Le aspettative nei confronti di questo serial erano e sono tante. Un serial interamente realizzato in Italia, che si inserisce nel circuito internazionale Netflix; per la prima volta il protagonista è di colore, un italiano di seconda generazione; la giovinezza dei protagonisti lo colloca nel ricco filone del teen/young adult drama, un punto di forza della piattaforma. Ciò che si è ottenuto è un lavoro fresco, sicuramente sintonizzato su un pubblico giovanile, ma imperfetto nella realizzazione e confuso negli obiettivi.

Iniziamo con l’aspettativa di saper gettare lo sguardo su una realtà ormai consolidata in Italia, quella degli immigrati di seconda generazione.  A dire il vero non c’è niente che caratterizzi i protagonisti come terzomondisti, a parte il colore della pelle e il chiamarsi continuamente “bro” (forse hanno visto troppi film americani): si tratta di ragazzi di periferia perfettamente integrati e per nulla distinguibili nel  modo di essere, nei desideri, nelle aspirazioni,  da tanti altri, giovani milanesi bianchi. Di ben altro spessore è stato il film Bangla, scritto e diretto da un ragazzo del Bangladesh realmente di seconda generazione, che con molta ironia ha evidenziato le distanze culturali fra le tradizioni del suo paese e quelle dell’Italia (senza trascurare una frecciata ai disinvolti costumi sessuali nostrani). Anche il profondo attaccamento che i ragazzi del Barrio dichiarano di avere per il loro quartiere (ma Oscar non voleva scappare al più presto in Belgio?) appare presupposto a parole e non mostrato, mentre in Bangla, venivamo portati a fare con il protagonista un giro per il quartiere (di Roma in quel caso) e scoprivamo che si era costituita una little Bangladesh, dove la comunità del suo paese aveva posto le sue radici proprio in quelle strade, con i suoi negozi.

Occorre aggiungere che Omar, Il protagonista (Giuseppe Dave Seke) non eccelle in espressività (è comunque molto bravo a sgranare gli occhi per la meraviglia) e la sceneggiatura appare debole: una combinazione che crea spesso problemi. In una sequenza-chiave a metà serial, Omar deve confessare ad Anna che è convinto della responsabilità di suo padre dei vandalismi che sono stati attuati nel quartiere, allo scopo di far scendere le quotazioni degli immobili.  Ci si aspetterebbe quindi da lui un comportamento sincero ma pieno di tatto perché sa che sta per far soffrire la ragazza che ama.  Di fronte all’accusa di Omar, Anna si mostra incredula anche se riconosce che il mestiere di imprenditore è difficile e a volte non si riesce ad accontentare tutti. Omar ribatte negando questa interpretazione: “se hai i soldi te ne sbatti degli altri e tuo padre ha pagato dei vandali per degradare il quartiere”. Evidentemente Omar in quello che doveva pur sempre essere un dialogo fra due innamorati, ritiene opportuno sfoderare qualche frase appresa da qualche libro sulle lotte di classe e molto sbrigativamente sta ponendo padre e figlia nel novero dei capitalisti sfruttatori.  Anna è ancora incredula e fa una giustissima domanda: “Che prove hai per dire questo?”. Omar non risponde a tono, la sollecita a credere alle sue parole e poi con molta delicatezza conclude: “Tuo padre è uno str…; tu fai finta di essere una diversa ma sei come lui”.  E’ paradossale ma con un protagonista così rozzo, proprio un serial che sulla carta avrebbe dovuto far conoscere la realtà e il valore delle minoranze etniche, finisce per fare un pessimo servizio alla causa.

Si potrebbe continuare evidenziando che nella rapida sequenza degli episodi di soli venti minuti, nascono continuamente nuovi eventi senza che i precedenti vengano risolti; a violente litigate nel gruppo degli amici seguono altrettanto rapide riappacificazioni. Ma su questi aspetti possiamo dare una diversa interpretazione: la volontà degli autori, a tutto vantaggio dei giovani spettatori, è stata quella di rifarsi ai comics, quindi a una struttura divisa in quadri, una narrazione che avanza a scatti, con clamorosi scontri fra forze avversarie e dialoghi essenziali. In questa prospettiva si interpreterebbe anche la violenza di certe sequenze (pestaggi, uso di coltelli) che mal si adattano a un serial definito per tutti. Il tema Marvel-like del ragazzo invisibile non risulta portante ma viene introdotto solo quando è conveniente per lo sviluppo degli eventi. Molto giovanile è la colonna sonora, che annovera hit all’ultimo grido ed è  ben sviluppato il tema dell’amicizia e della solidarietà  del gruppo;  complicati invece  i rapporti con i genitori, complicazioni che nascondono enigmi non risolti, presupposto per una prossima stagione.

Autore: Franco Olearo


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